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La confidenza in Dio: via maestra di santità

“Se non ritornerete come bambini…”

di suor M. Lucia Cucci icms

(estratto dal MARIA DI FATIMA - n°9, dicembre 2021)

Santa Teresa del Bambin Gesù, s. Teresa d’Avila e madre Teresa di Calcutta. Le “tre Terese sante” ci insegnano ad aprire il cuore con fiducia verso Dio, che è Padre, Amico e Sposo.

 

Quando si pensa alla confidenza ciò che viene spontaneamente in mente sono concetti come familiarità, fiducia, speranza, apertura di cuore, semplicità; atteggiamenti, quindi, che nascono da un affetto profondo che ci lega a qualcuno.

Si ha fiducia del padre, della madre, dello sposo, della sposa, dal fratello, dell’amico… insomma, delle persone che ci vogliono bene e alle quali anche noi rispondiamo con il nostro amore. Amore che ci rende capaci di uscire da noi stessi, confidarci, donarci, che ci fa mettere in gioco per rendere sempre più vero, autentico e profondo il legame che ci unisce a loro.

Se un tale atteggiamento, che nobilita il cuore dell’uomo, è tanto importante e lega delle creature in rapporti di amicizia, figliolanza, vincoli d’amore coniugale, ecc…, quanto più alta e sublime sarà la confidenza riposta in Colui che ci ha “intessuto nel grembo” di nostra madre? In Colui che “scruta i cuori e penetra ogni intimo pensiero”, il cui “amore è per sempre”?

 

GUARDAMI, PARLAMI, ASCOLTAMI

Tanti uomini e donne che, nel corso dei secoli, con ardente desiderio hanno cercato Dio, riponendo con fiducia tutta la loro vita nelle Sue mani, hanno raggiunto i vertici della Santità.

Si legge, in un noto libro di spiritualità, queste parole rivolte dal Divin Maestro al cuore dell’uomo, di ogni uomo: “Guardami. Parlami. Ascoltami. […] parlami spontaneamente di tutto ciò che ti preoccupa. Io lascio un largo spazio alla tua iniziativa. Non credere che ciò che ti riguarda mi possa lasciare indifferente poiché tu sei qualcosa di me. L’essenziale per te sta nel non dimenticarmi, nel rivolgerti a me con tutto l’amore e tutta la fiducia di cui sei attualmente capace”.

Il Signore ci ascolta, ci risponde, è attento ad ogni nostra necessità. Questa certezza ci sprona e ci invita dolcemente ad avere una fiducia sconfinata il Lui, ad aprirGli sempre di più il cuore, a recarci spesso davanti la Sua Presenza nell’Eucarestia; a intessere con Lui, nella preghiera, un colloquio umile, nel quale poter riferire tutto quello che palpita nel nostro cuore e nelle nostre menti: gioie, tristezza, speranze, dolori, vittorie o sconfitte, e anche i particolari più insignificanti delle nostre giornate, con la consapevolezza che tutto ciò che ci riguarda interessa il Padre nostro che è nei Cieli.

La confidenza riposta in Dio, così, diventa espressione dell’amore che riconosce nel Signore una persona viva, vera, presente accanto a noi nella Sua umanità. Questa confidenza si colorerà delle caratteristiche proprie della personalità e della sensibilità di ciascuno.

Ogni anima, infatti, ha il proprio modo di amare il Signore, il che non vuol dire costruirsi una strada per la santità a proprio piacimento. La strada, infatti, è unica, ed è quella indicata dal Signore, ma i modi di precorrerla sono diversi.

In una passeggiata in montagna ognuno avrà il proprio passo, qualcuno resterà affascinato dalla maestosità dell’altezza delle cime, qualcun altro dalla perfezione della natura, altri dalla limpidezza del cielo, altri ancora dal fiore più piccolo e nascosto… insomma, anche se incamminati verso la stessa meta, ognuno percorrerà il cammino a modo proprio. Seppure inadeguato, quest’esempio “balbetta” qualcosa sull’originalità con cui ogni uomo affronta la vita, prega, ama, vede Dio nelle pieghe della propria esistenza e stabilisce con Lui un intimo rapporto di amore. L’amore, infatti, è creativo e industrioso: se si ama veramente, si sanno scoprire vie personali e intime che conducono ad un dialogo incessante con il Signore.

A tal proposito è luminoso l’esempio di tre grandi donne le quali, oltre che dal nome, sono accomunate dall’aver vissuto - seppur con sfaccettature diverse - una profondissima confidenza in Dio, che le ha condotte alla pienezza dell’Amore.

 

LA CONFIDENZA DEL BAMBINO

Il cuore della spiritualità e dell’insegnamento di Santa Teresina è quello della “piccola via” (o “via della fiducia semplice e amorosa”), via che ella ha concretizzato nella sua seppur breve ma intesa vita, nell’abbandono e nella confidenza.

Teresa ci addita l'itinerario più semplice e sicuro per raggiungere la santità: entrare in intimità con Dio come con un Padre amatissimo, sempre misericordioso e tenero verso chi, consapevole della propria debolezza e delle proprie miserie, si volge a lui con illimitata confidenza e semplicità, ma con atteggiamento risoluto, sorretto dalla Grazia. Un bimbo, infatti, non possiede altra certezza di quella dell’amore e della tenerezza del padre e della madre

La fede è questa consapevolezza: per questo un’anima che si abbandona in Dio si scopre amata e perdonata.

La via dell’infanzia spirituale, percorsa da Santa Teresa di Lisieux, è il cammino della fiducia e dell’abbandono totale che l’ha portata a desiderare di restare piccola davanti a Dio e a sperare e attendere tutto da Lui. Essere piccoli “è riconoscere il proprio nulla, sperare tutto da Dio misericordioso, come un bambino attende tutto dal suo babbo; è non inquietarsi di alcunché” (N.V. 6 agosto 1897). Nella sua piccolezza e con estrema semplicità, ella scrive: “Vorrei anch’io trovare un ascensore per innalzarmi fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione. Le tue braccia Gesù sono l’ascensore che mi deve innalzare fino al cielo. Per questo io non ho affatto bisogno di diventare grande; bisogna anzi che rimanga piccola, che lo diventi sempre di più”.

 

LA CONFIDENZA VERSO L’AMICO

Nella vita di Santa Teresa d’Avila spiccano, invece, in modo affascinante due aspetti: la sua personalità forte e risoluta, e la sua esperienza con Dio, per la quale è stata centrale la scoperta dell’umanità di Cristo.

Da lei apprendiamo a vivere la preghiera come rapporto personale e confidenziale con il Signore. Nel “Libro della Vita”, ella suggerisce a chi inizia a fare orazione: “L’anima s’immagini di trovarsi innanzi a Gesù Cristo, conversi spesso con Lui e cerchi d’innamorarsi della sua Umanità, tenendola sempre presente. Gli chieda aiuto nel bisogno, pianga con Lui nel dolore, si rallegri con Lui nella gioia” (V. 12,2). S. Teresa invita a guardare Gesù e a lasciarsi guardare da Lui: lo sguardo reciproco esprime l’intimità con cui l’anima può trattare con il suo Signore.

La preghiera, così, diventa un colloquio confidenziale, un rapporto di amicizia e di amore, in cui si impara a gustare il piacere di essere con Chi ci ama e può riempirci dei suoi doni.

“Tutto si può sopportare con un amico così buono, con un così valoroso capitano che per primo entrò nei patimenti. Egli aiuta e incoraggia, non viene mai meno, è un amico fedele. […] Cristo è sempre un buonissimo amico e ci è di grande compagnia, perché lo vediamo uomo come noi, soggetto alle nostre medesime debolezze e sofferenze” (V. 22,6 e 10). La scoperta e la comprensione della “sacratissima umanità” di Cristo, aumentano in Teresa la confidenza e la fiducia nel Suo costante aiuto: “La continua conversazione con Cristo aumenta l'amore e la fiducia. Se è Dio è anche uomo, e come tale egli non si meraviglia della debolezza umana […]. Benché sia Dio, posso parlare con lui come con un amico (V.37,5).

In s. Teresa l’amicizia con Dio ha, dunque, il suo tempo forte nella preghiera, ma allo stesso tempo è una disposizione costante in tutti gli istanti della sua vita. Questa le permette di non arrendersi di fronte a nessuna avversità pur di compiere la Volontà di Dio.

Vivere alla continua presenza di Dio, l’ha condotta ad avere con Lui un rapporto confidenziale che, in alcune circostanze, acquistò le “tinte” della sua personalità, franca e decisa. Si legge, a tal proposito, nella sua Vita: “Si mise a viaggiare […] nonostante la sua salute malferma e i continui disturbi. Ferita a una gamba, si rivolgeva a Dio con schiettezza di donna risoluta: «Signore, dopo tante noie, ci voleva anche questo guaio!». Dio le rispose: «Teresa, io tratto così i miei amici». E lei, di rimando: «Ah, Dio mio, ora capisco perché ne avete così pochi!».  

 

LA CONFIDENZA NELL’OSCURITÀ

Stringi la mano di Dio e non lasciarla mai nel tuo cammino”: queste le parole che furono rivolte, dalla madre, a Santa Teresa di Calcutta al momento della sua decisione di consacrarsi totalmente a Dio e che diventarono per lei un vero programma di vita.

Punto di partenza, comune a tutte le storie di santità, è il tenero amore di Gesù e per Gesù e il desiderio di seguirlo fedelmente, di mettere la propria mano nella Sua e camminare insieme nella vita. Si legge nei suoi scritti: “Voglio amarLo come non è stato amato prima, di un amore tenero, personale e intimo”.

Tuttavia, Madre Teresa per molto tempo ha sperimentato l’incapacità di sentire l’amore di Cristo per lei e il proprio per Lui, pur avendone sempre in bocca il nome e sapendolo scorgere nei poveri e nei sofferenti ai quali si è interamente donata prestando loro amorevoli cure.

La consapevolezza della missione di essere luce di Gesù nel mondo, entra presto in tensione con la profonda oscurità spirituale che vive. Eppure il suo abbandono e la sua confidenza in Dio la fanno andare oltre, accettando e assumendo l’oscurità come parte di ciò che Dio le chiedeva, riponendo in Lui ogni attesa e speranza, certa che la Sua Provvidenza non avrebbe mai fatto mancare le grazie necessarie per compiere l’opera affidatale.

La sua fede profonda, testimoniata giorno per giorno nella carità e nella fiducia, il suo abbandono allo Sposo celeste, l’hanno resa, per il mondo intero, il sorriso dell’amore di Dio per ogni uomo.

 

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