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La croce è la via

Breve storia della Via Crucis

di Sr. M. Leonarda Innocente icms

Guardini afferma: “«Per voi» è il motto del Mediatore”, perché Cristo non ha mosso un passo che non fosse per la nostra salvezza. Ogni parola, ogni sguardo, ogni sospiro, ogni lacrima, ogni goccia di sangue: tutto pesa sulla bilancia per riscattare ogni anima nella storia dell’umanità. Nulla Gesù ha compiuto per se stesso, ma tutto unicamente per noi, per amore nostro, per amore della Chiesa, Sua Sposa. Ed è proprio questa Sposa che lungo i secoli ha conservato l’affettuosa memoria di ogni avvenimento che segna l’ultimo tratto della vita del Salvatore e, in particolare, il cammino che l’ha condotto dal Monte degli ulivi al Monte Calvario.

Con quale affetto ricordiamo i gesti, le parole delle persone amate, che sono già tornate alla casa del Padre: conserviamo ciò che è appartenuto a loro e amiamo i luoghi abitati dal ricordo della loro presenza. Così è stato fin da subito per i cristiani: i reperti archeologici attestano l’esistenza di espressioni di culto già dal II secolo nel luogo dove Cristo era stato sepolto. Alla fine del IV secolo sulla cima del Golgota erano già sorti tre edifici sacri e una processione si snodava da uno all’altro di questi edifici. Non era ancora una vera e propria Via Crucis, ma una prima forma di devozione alla Passione di Cristo. La Via Crucis nasce invece nel Medio Evo inoltrato, favorita dalla tenera pietà di alcuni santi, che ne prepararono il terreno: San Bernardo di Chiaravalle, San Francesco d’Assisi, San Bonaventura da Bagnoregio. Un forte contributo venne anche dalle Crociate, che recuperarono il Santo Sepolcro; dal rifiorire dei pellegrinaggi a partire dal XII secolo e dalla presenza stabile dei Francescani come Custodi dei “luoghi santi”, dal 1223. 

Verso la fine del XIII secolo questa pratica è menzionata come cammino percorso da Gesù nella salita al Calvario e scandito da una successione di “stazioni”. Intorno al 1294 un frate domenicano, Rinaldo di Monte Crucis, afferma di essere salito al Santo Sepolcro attraverso la stessa via percorsa da Cristo, con le medesime tappe. La Via Crucis, nella forma in cui la conosciamo oggi, nasce, a partire dal XV secolo, dalla fusione di tre devozioni, simili ma non uguali:

  • la devozione delle “cadute di Cristo” sotto la croce: se ne enumeravano fino a sette
  • la devozione ai “cammini dolorosi di Cristo”, che ripercorreva gli spostamenti di Gesù da un luogo all’altro: dal Getzemani alla casa di Annah; da qui, alla casa di Caifa etc.
  • la devozione alle “stazioni di Cristo”: ricordava le soste di Gesù lungo il Suo cammino doloroso, perché stremato dalla fatica o per stabilire un dialogo con coloro che partecipavano alla Sua Passione.

Non c’era concordanza riguardo la “prima stazione”. Questa poteva essere: l’addio di Gesù a Sua Madre, come pure la lavanda dei piedi o l’istituzione dell’Eucaristia nell’ultima cena; l’agonia nel Getzemani o ancora la condanna definitiva nel pretorio di Pilato. Le stazioni, poi, erano le più varie, sia nel numero che nel contenuto. Comparivano fra di esse anche: la cattura, il rinnegamento di Pietro, le accuse in casa di Caifa, la flagellazione, lo scherno della veste bianca nel palazzo di Erode.

La forma attuale è attestata in Spagna nella prima metà del XV secolo, per lo più in ambiente francescano. Dalla Spagna raggiunse la Sardegna e infine l’Italia. Qui si diffuse abbondantemente a opera di san Leonardo da Porto Maurizio, chei eresse personalmente oltre 570 Via Crucis: è rimasta famosa quella eretta nel Colosseo, su richiesta di Papa Benedetto XIV, in occasione dell’Anno Santo 1750.

Si tratta, in definitiva, di una devozione che nasce dall’amore a Cristo e a ciò che ha compiuto per ognuno di noi. Sentiamo ogni Sua parola come rivolta direttamente al nostro cuore, cerchiamo di intercettare il Suo stesso sguardo, perché si possa accendere anche in noi la fiamma del vero amore, che è “forte come la morte” (Ct 8, 6). Allora sapremo davvero testimoniare al mondo, con la nostra stessa vita, che la Croce è la via dell’amore.

 

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