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La devozione riparatrice dei "PRIMI CINQUE SABATI DEL MESE"

Meditando i misteri luminosi consoliamo il Cuore Immacolato di Maria

MISTERI LUMINOSI

1. Gesù è battezzato nel Giordano

Gesù, nel Battesimo, si sente chiamare dal Padre “Figlio mio, l’amato” nel Quale il Padre ha “posto il Suo compiacimento”, cioè tutta la Sua fiducia. Il Padre Lo ama non perché è intelligente, buono, capace di cavarsela nelle situazioni difficili, ma perché è Suo Figlio. È questa la forza di Gesù, ed è anche la nostra forza. Anche noi, infatti, nel Battesimo, siamo diventati “figli amati” di questo Padre, che ama anche noi non per le nostre doti e per le nostre capacità, ma perché siamo Suoi figli: un Padre che ci chiama per nome, come ha chiamato Abramo e Samuele, come l’angelo Gabriele ha chiamato Maria SS.ma. E, con il nome, ci affida una missione, perché si fida di noi e a ognuno affida il Suo disegno d’Amore, perché possiamo diventare davvero e pienamente noi stessi, perché possiamo essere santi. Noi sentiamo la voce di questo Padre se ci mettiamo in atteggiamento di ascolto, come Gesù, che spesso “si ritirava in luoghi deserti a pregare” (Lc 5,15). Dio ci parla ogni giorno, nella preghiera, nelle Scritture, nella Santa Messa, nell’adorazione silenziosa, nella Confessione. È lì che chiediamo e riceviamo questo Amore da Dio Padre. Un Amore che non ci dà solo consolazioni: ma, proprio perché ci ama, ci corregge, perché si possa davvero cercare il nostro bene. Un Amore che ci parla anche attraverso i fatti concreti e le persone che ci mette accanto, se ci impegniamo a “serbarli nel nostro cuore” come faceva Maria SS.ma, per cogliere quel disegno d’Amore che Dio ha su ciascuno di noi.

Chiediamo a Maria SS.ma di aiutarci e di insegnarci a stare in ascolto della voce di Dio Padre, che ci chiama “figli”.

 2. Gesù compie il primo miracolo alle nozze di Cana.

La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà»” (Gv 2,5). Maria SS.ma chiede ai servi di mettersi in ascolto della Parola di Dio come ha fatto Lei, per prima, con l’angelo Gabriele. Maria SS.ma è attenta e pronta a cogliere i segni della presenza di Dio nella Sua vita. E, di conseguenza, è attenta alle necessità degli altri e si accorge che gli sposi “non hanno più vino” (Gv 2,3). “Avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38) è la risposta che Ella dà all’angelo Gabriele. E anche ai servi chiede di fidarsi di quello che Gesù domanda loro di fare. Solo in risposta a questa loro fede Gesù può trasformare la semplice acqua – che essi mettono a Sua disposizione “riempendo le giare fino all’orlo” – in quel “vino buono”, sovrabbondante, che riporta la gioia nel cuore degli invitati. Anche noi, mettendoci in atteggiamento di ascolto della Parola di Dio, possiamo cogliere nelle nostre giornate quella stessa richiesta che l’Angelo ha fatto ai tre Pastorelli di Fatima: “Di tutto ciò che potete, offrite un sacrificio al Signore, come atto di riparazione per i peccati con cui è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori”. “Dio è tanto offeso” e “tante anime vanno all’inferno”: questi sono gli accorati appelli di Maria SS.ma. ChiediamoLe di saper davvero riportare il “vino buono” della consolazione al Cuore di Dio e la grazia della salvezza per tante anime, offrendo tutta l’acqua delle nostre giornate – dei nostri sacrifici e anche delle nostre fatiche e debolezze – insieme al Sangue di Gesù.

3. Gesù annuncia il Regno di Dio e invita alla conversione

All’inizio della Sua vita pubblica, “Gesù… ne costituì Dodici… perché stessero con lui” (Mc 3,15). “Gesù non è una ideologia o una scelta etica, qualcosa di solo umano; Gesù non Lo si impara come una lezione, ma Lo si incontra personalmente. E quando si lascia tutto e Lo si segue, lo si fa per ‘stare’, ‘dimorare’, ‘rimanere’ con Lui. Il discepolo, prima d’essere colui che fa qualcosa, è colui che ‘sta’ col Signore, ‘rimane’ e ‘dimora’ con Lui. Questo è l’inizio del vero discepolato e questo dobbiamo riscoprire: il rapporto personale con Gesù. Gesù è l’umanità di Dio. Gesù Cristo, ovvero il Vangelo, è Colui al quale ci si avvicina con la propria storia, le proprie ferite, la propria fragile volontà di bene. Il discepolo deve passare da una situazione in cui è ancora ‘esterno’ rispetto al Vangelo ad una in cui entra a far parte del mistero di Dio. Tutto nasce da un cuore desideroso di conversione; ciò che viene prima di ogni altra cosa è porre la propria vita a servizio del Regno, ossia di Gesù… L’unico atteggiamento per incontrare realmente Gesù è entrare nel Suo mistero e ‘abitarvi’”. (mons. F. Moraglia). Solo allora la vita del discepolo di Gesù, e la nostra, cambiano. Dopo che hanno imparato a ‘stare con Lui’, ad accogliere, loro per primi, la Sua persona e a lasciarsi trasformare dal Suo Amore, Gesù “dà il nome di Apostoli” (Lc 6,13) ai Dodici. E, dando loro un nome, Gesù affida loro una missione: quella di essere Suoi testimoni, di farLo conoscere a chi sta loro accanto, perché in tanti possano fare esperienza del Suo Amore e della Sua Misericordia.

Chiediamo a Maria SS.ma di aiutarci a incontrare davvero Gesù, perché Lui possa vivere in noi e, attraverso di noi, raggiungere il cuore di tanti altri, che ancora non Lo hanno incontrato.

 4. Gesù si trasfigura sul monte Tabor.

Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni… si trasfigurò davanti a loro” (Mc 9,2). Gesù rivela a questi Suoi tre amici la Sua divinità, perché è a loro tre che mostrerà anche tutta la Sua umanità, nella lunga notte del Getsemani. Solo così, nel buio di quella notte, riusciranno a riconoscere, nel volto dell’Uomo Gesù – pur sfigurato dal dolore e dall’angoscia –, il Figlio di Dio che accetta l’umiliazione, la sofferenza e la morte per offrirci di nuovo il Suo Amore e la Sua Misericordia.

È bello stare accanto a Lui quando è trasfigurato di luce, al punto da desiderare di non scendere più dal Tabor. È altrettanto importante, però, stare con Lui anche nell’esperienza della Passione e della morte in Croce. Solo così potremo davvero capire fino in fondo quanto Lui ci ama e quanto è preziosa per Lui la nostra anima. Solo accompagnandoLo dal Tabor al Calvario riusciremo a capire quanto è grande la Sua vittoria sul peccato e sulla morte. Perché Gesù è vero Dio e vero Uomo. E, nel buio della nostra sofferenza e della nostra morte, Lui ci è accanto, resta con noi, proprio perché Lui per primo ha accettato di affrontarLe come Uomo e, proprio perché Dio, ne è uscito vittorioso nella Pasqua.

Chiediamo a Maria SS.ma, Lei che è la Mamma di Gesù, la grazia di credere sempre di più nell’Amore di Dio per noi e di vivere da figli Suoi, come ha fatto Lei.

5. Gesù istituisce la SS. Eucaristia nell’ultima Cena.

Gesù, nell’Ultima Cena, consacra i Suoi Apostoli Sacerdoti, perché continuino a essere testimoni del Suo Amore e della Sua Misericordia, rinnovando ogni giorno quel Suo Sacrificio d’Amore “in memoria di me” (Lc 22,19) e offrendo il perdono a chi è pentito dei suoi peccati, per “amarsi gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15,12). Ecco qual è la vita e la missione del Sacerdote: essere memoria viva e vera di Gesù, Sacerdote eterno; amare ogni anima con lo stesso Cuore di Cristo. “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi” (Gv 15,9): Gesù chiede ai Suoi Sacerdoti – ma anche a ciascuno di noi – di amare come Lui ama, accogliendo, perdonando, perché “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,13), proprio per chi ci sta accanto e che, spesso, è più difficile da amare. Si può dare la vita solo adorando e nutrendoci spesso del Suo Amore nella SS. Eucaristia, in quel Cuore che dà la Sua vita per me, soprattutto quando anch’io cado nel peccato. Allora si riesce ad amare come Lui e a donare come Lui la nostra vita, offrendo ogni attimo della nostra giornata, ogni palpito del cuore, ogni pensiero, ogni azione, per amore Suo e per la salvezza delle anime. Come ha fatto Maria SS.ma e come hanno fatto i Pastorelli di Fatima: per Loro la salvezza delle anime vale il prezzo di qualsiasi sacrificio. Chiediamo a Maria SS.ma che renda il cuore di ogni Sacerdote e i nostri cuori sempre più simili al Suo, per amare davvero Gesù e le anime che Lui ci affida.

 

 

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