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La devozione riparatrice dei "PRIMI CINQUE SABATI DEL MESE"

Meditando i misteri dolorosi consoliamo il Cuore Immacolato di Maria

MISTERI DOLOROSI

 

1. Gesù prega e suda sangue nell’orto degli ulivi.

Gesù disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte». Poi… si gettò a terra e pregava: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu»” (Mc 14,34-36). “Gesù cade faccia a terra: è la posizione di preghiera che esprime l’estrema sottomissione alla Volontà di Dio, il più radicale abbandono a Lui. Gesù riporta la volontà naturale dell’uomo dall’opposizione a Dio, conseguenza del peccato originale, alla adesione a Lui. Nell’umana volontà naturale di Gesù è, per così dire, presente tutta la resistenza della natura umana contro Dio, l’ostinazione di tutti noi. Gesù, lottando, trascina la natura recalcitrante in alto, verso Dio. Il passaggio dal contrasto tra le due volontà alla loro comunione avviene attraverso la croce dell’obbedienza. La preghiera ‘non la mia, ma la tua volontà’ (Lc 22,42) è veramente una preghiera del Figlio al Padre, nella quale l’umana volontà naturale dell’Uomo Gesù è stata totalmente tratta dentro l’io del ‘Figlio’, e si esprime nel Suo abbandono totale al Padre Dio. Gesù ha accolto in sé l’opposizione dell’umanità e l’ha trasformata, così che ora nell’obbedienza del Figlio siamo presenti tutti noi, come figli. In questa preghiera, parla il Figlio, che ha assunto in sé ogni volontà umana e l’ha trasformata in volontà del Figlio” (Benedetto XVI, Gesù di Nazareth).

Offriamo questo Mistero perché, guardando a Gesù e a Maria SS.ma, anche noi riusciamo sempre a dire il nostro “sì” alla Volontà di Dio nelle piccole circostanze della vita quotidiana.

 

2. Gesù è flagellato alla colonna.

Pilato lo interrogò ancora: «Perché non rispondi nulla? Vedi bene di quante cose ti accusano!» Ma Gesù non disse più niente e Pilato ne fu molto meravigliato” (Mc 15,4-5). Gesù continua il Suo silenzio, un silenzio che ci segnala l’infinito Amore che Lui nutre per il Padre Suo, per il quale vuole compiere in tutto la Sua santa Volontà. Ma è un silenzio che, nello stesso tempo, segnala l’amore infinito che porta per l’uomo di ogni epoca: un silenzio che scaturisce dal Cuore di Dio per manifestare a tutti come Egli ama l’uomo. Gesù non difende Se stesso, ma la gloria del Padre e la salvezza dei Suoi fratelli, che siamo anche noi. Pilato si meraviglia del silenzio di Gesù, ed è proprio il Suo silenzio che lo turba ancora di più, perché capisce che, condannandoLo, avrebbe condannato l’Innocente. Se Pilato chiedesse aiuto a quel Gesù che ha davanti, avrebbe la forza di non condannare un Innocente, e Gesù Lo accoglierebbe tra i Suoi, gli farebbe conoscere la Verità che Lui sta cercando e che intuisce essergli testimoniata proprio da quest’uomo. Ma Pilato ha timore di Cesare, che è ingiusto, e condanna “il Giusto”, Gesù. Ripensando alla Passione di Gesù, certamente noi disapproviamo Pilato, Erode e Caifa per aver condannato e fatto uccidere il Signore. E, poi, basta poco e anche noi Gli voltiamo le spalle, per seguire la logica del mondo o i nostri interessi personali.

Offriamo questo mistero per riparare a tutte quelle volte che non siamo stati fedeli fino in fondo al nostro Redentore.

 

 3. Gesù è coronato di pungentissime spine.

Gli misero addosso una veste rossa, prepararono una corona di spine e gliela misero sul capo. Poi cominciarono a salutarlo: 'Salve, re dei Giudei!'. Con un bastone gli davano dei colpi in testa, gli sputavano addosso e si mettevano in ginocchio come per adorarlo” (Mc 15,17-19). Gesù non manda un lamento, non fa una querela: Egli si dimostra il Re della mansuetudine. In Lui non si nota ribellione, ma mitezza. Giuda l’ha baciato per tradirLo ed Egli gli ha porto la guancia. I soldati Lo hanno legato come un manigoldo ed Egli ha teso le Sue mani innocenti. L’hanno voluto schiaffeggiare ed Egli non ha tirato indietro il Suo volto. Lo hanno condannato alla flagellazione e Lui ha offerto la Sua schiena. Lo hanno voluto incoronare di spine ed Egli ha piegato il Suo capo. Lo hanno punito con la morte in Croce, ma sarà Lui stesso a stendere le mani e i piedi per lasciarsi crocifiggere. Guardando a Gesù, possiamo capire quanto è grande il Suo Amore per noi e quanto profonda la Sua umiltà.

Offriamo questo mistero per riparare a tante nostre mancanze di umiltà e di silenzio; e chiediamo a Maria SS.ma di aiutarci ad amare davvero, come Gesù, chi ci sta accanto, anche se ci fa soffrire.

 

4. Gesù porta la pesante croce al Calvario.

Gesù incontra Sua Madre sulla via del Calvario. Lei è lì perché sa che è giunta l’ora del Figlio Suo e vuole esserGli accanto fin sotto la Croce, per darGli conforto con la Sua presenza e il Suo Amore, ma più ancora per condividere il Suo soffrire. “Anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2, 35), Le aveva preannunciato l’anziano Simeone al Tempio. Quella spada l’ha lacerata dentro durante i trent’anni trascorsi con Gesù a Nazareth. Ogni contrattempo e ogni ritardo del Figlio, ma anche ogni Sua confidenza e apertura del cuore, ogni comunicazione di divino e ogni dono di gioia, tutto ha sempre, nel Cuore della Vergine, un richiamo e un riferimento a quella spada. Perché Lei è, per Volontà del Padre, intimamente associata all’opera di Salvezza e Redenzione operata da Gesù. Con quella spada di dolore, confitta nel Cuore, Maria SS.ma ha seguito con trepidazione e amore l’intreccio di gioie e di apprensioni della vita pubblica di Gesù, l’ostilità e le trame ardite contro di Lui dai Suoi nemici. Sono i dolori del Figlio Suo, lo strazio della carne di Lui e l’angoscia del Cuore di Gesù che si conficcano nel Suo Cuore di Mamma, squarciandoLe l’anima e trapassandola in forza del Suo Amore. Ella ha vissuto nel Suo Cuore e nella Sua carne i dolori del Figlio Suo: ma, con i dolori del Figlio, la Vergine ha vissuto nel Suo Cuore anche tutti i dolori del mondo.

Offriamo questo mistero per riparare a quanti ancora non amano la Madonna, come Mamma di Gesù e Mamma nostra.

 

5. Gesù è crocefisso e muore in Croce.

Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Gesù non conosce l’odio. Non grida vendetta. Implora il perdono per tutti perché “non sanno quello che fanno”. In queste parole c’è il perdono per quelli che Lo stanno crocifiggendo. Ma Lui perdona anche Giuda e il suo ingiusto tradimento. Perdona Pietro e il suo meschino rinnegamento. Perdona Pilato che ha condannato un Dio per non perdere il favore di Cesare. Perdona Erode che ha rivestito Lui, Sapienza incarnata, col manto di un folle. Perdona Caifa, il quale, pur sapendolo Messia, per invidia Lo dichiara reo di morte. E perdona, oggi, anche a ciascuno di noi i nostri peccati, piccoli o grandi che siano. Perché Egli, Amore infinito, non ha sete di acqua e di vino, ma ha sete del nostro amore, perché i nostri cuori siano Suoi. La sete di Gesù Cristo è una sete sola: quella che noi diventiamo Lui, che il nostro cuore ami Dio prima di tutto e il prossimo come Lui ci ha amati. “Donna, ecco tuo figlio” (Gv 19,26): ancora una volta Gesù parla, ma per donare la Sua Mamma a Giovanni, perché se ne prenda cura e perché Lei possa essere la Mamma dei Suoi crocefissori, di quelli che Lo stanno insultando e anche di coloro che, oggi, non vorrebbero che si parli di Lui. Ancora una volta, Gesù, alla nostra cattiveria, alla nostra ingratitudine, alla nostra indifferenza, risponde con l’Amore.

Offriamo questo mistero per riparare a tutti coloro che non amano e addirittura bestemmiano i Sacri Cuori di Gesù e di Maria.

 

 

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