MISTERI GAUDIOSI
PRIMO MISTERO: L’annuncio dell’arcangelo Gabriele a Maria SS.ma.
“L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù” (Lc 1,30-31). “Tutto il mondo attende la risposta di Maria. L'angelo aspetta la risposta; deve fare ritorno a Dio che l'ha inviato. Aspettiamo, o Signora, una parola di compassione anche noi. Ecco che Ti viene offerto il prezzo della nostra salvezza: se Tu acconsenti, saremo subito liberati. Noi tutti fummo creati nel Verbo Eterno di Dio, ma ora siamo soggetti alla morte: per la Tua breve risposta dobbiamo essere rinnovati e richiamati in vita… Tutto il mondo è in attesa, prostrato alle Tue ginocchia: dalla Tua bocca dipende la consolazione dei miseri, la redenzione dei prigionieri, la liberazione dei condannati, la salvezza di tutti i figli di Adamo, di tutto il genere umano. O Vergine, da’ presto la risposta. Rispondi sollecitamente all'angelo, anzi, attraverso l'angelo, al Signore. Rispondi la Tua parola e accogli la Parola divina, emetti la parola che passa e ricevi la Parola eterna. Perché tardi? perché temi? Credi all'opera del Signore, da’ il Tuo assenso ad essa, accoglila. Nella Tua umiltà prendi audacia, nella Tua verecondia prendi coraggio. In nessun modo devi ora, nella Tua semplicità verginale, dimenticare la prudenza; ma in questa sola cosa, o Vergine prudente, non devi temere la presunzione. Perché, se nel silenzio è gradita la modestia, ora è piuttosto necessaria la pietà nella parola. Apri, Vergine beata, il Cuore alla fede, le labbra all'assenso, il grembo al Creatore. Ecco che Colui al quale è volto il desiderio di tutte le genti batte fuori alla porta. Non sia che, mentre Tu sei titubante, Egli passi oltre e Tu debba, dolente, ricominciare a cercare Colui che ami. Levati su, corri, apri! Levati con la fede, corri con la devozione, apri con il Tuo assenso. «Ecco» dice «sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto»” (s. Bernardo).
SECONDO MISTERO: La visita di Maria SS.ma alla cugina s. Elisabetta.
“Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?» Allora Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore»” (Lc 1,41-43). Santa Elisabetta si rallegra per la visita della Madre del Signore e Maria SS.ma esulta in Dio Suo Salvatore, perché si è fatto Carne nel Suo grembo. Con Maria SS.ma e S. Elisabetta, anche noi, in questo tempo di Avvento, siamo invitati a rallegrarci ed esultare per la venuta del Signore, perché “Dio è qui, non si è ritirato dal mondo, non ci ha lasciati soli. Anche se non Lo possiamo vedere e toccare, Egli è qui e viene a visitarci. Avvento è la visita di Dio che entra nella mia vita e vuole rivolgersi a me. Tutti facciamo esperienza, nell’esistenza quotidiana, di avere poco tempo per il Signore e poco tempo pure per noi. Si finisce per essere assorbiti dal «fare». Non è forse vero che si dedica molto tempo al divertimento e a svaghi di vario genere? A volte le cose ci “travolgono”. L’Avvento, questo tempo liturgico forte che stiamo iniziando, ci invita a sostare in silenzio per cogliere una Presenza. È un invito a comprendere che i singoli eventi della giornata sono cenni che Dio ci rivolge, segni dell’attenzione che Dio ha per ognuno di noi. Quanto spesso Dio ci fa percepire qualcosa del Suo Amore! Tenere, per così dire, un “diario interiore” di questo Amore sarebbe un compito bello e salutare per la nostra vita! L’Avvento ci invita e ci stimola a contemplare il Signore presente. La certezza della Sua presenza non dovrebbe aiutarci a vedere il mondo con occhi diversi? Non dovrebbe aiutarci a considerare tutta la nostra esistenza come «visita», come un modo in cui Egli può venire a noi e diventarci vicino, in ogni situazione?” (Benedetto XVI, 28/11/2009).
TERZO MISTERO: La nascita di Gesù Bambino nella grotta di Betlemme
“L'angelo disse ai pastori: «Non temete! Oggi vi è nato un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia»” (Lc 2,10-12). Dio si fa Bambino; Dio si lascia avvolgere in fasce e deporre in una mangiatoia: quale segno più grande di questo può dare la certezza a quei poveri pastori che davvero è il Cristo Signore che essi possono contemplare e adorare in quella povera grotta? È l’umiltà della Sua nascita, è la povertà che Lo circonda, è l’ordinarietà della Sua venuta che conferma ai pastori che quel Bambino è il Figlio di Dio che si è fatto Carne. Anche noi, allora, non dobbiamo temere un Dio che si fa piccolo, povero, umile pur di farci capire quanto ci ama. Anche oggi, noi siamo invitati a non temere il nostro Dio e ad adorarLo, presente nella SS. Eucaristia. Anche per noi è proprio questo il segno: l’umiltà e la povertà del pane e del vino, le cui specie nascondono Dio Onnipotente. “A Betlemme doveva nascere il Messia, che avrebbe detto di Sé: «Io sono il pane della vita». L’adorazione del Bambino Gesù diventa, nella Notte Santa, adorazione eucaristica. Adoriamo Te, Signore, realmente presente nel Sacramento dell’altare, Pane vivo che dai vita all’uomo. Ti riconosciamo come nostro unico Dio, fragile Bambino che stai inerme nel presepe! Nella pienezza dei tempi, Ti sei fatto uomo tra gli uomini per unire l’uomo a Dio. Sei nato in questa Notte, nostro Divin Redentore, e per noi Ti sei fatto Pane di vita eterna. Ricordati di noi, Eterno Figlio di Dio! L’intera umanità, segnata da tante prove e difficoltà, ha bisogno di Te. Resta con noi, Pane vivo disceso dal Cielo per la nostra salvezza! Resta con noi per sempre” (S. Giovanni Paolo II, 24/12/2004).
QUARTO MISTERO: La presentazione di Gesù Bambino al Tempio.
“A Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele” (Lc 2,25). Anche noi, celebriamo l’Avvento perché aspettiamo il conforto d’Israele, attendiamo la venuta di Gesù. “L’Avvento è attesa e, nello stesso tempo, speranza. L’Avvento ci spinge a capire il senso del tempo come occasione favorevole per la nostra salvezza. L’Avvento diviene occasione per ridestare in noi il senso vero dell’attesa, ritornando al cuore della nostra fede che è il mistero di Cristo, il Messia atteso per lunghi secoli e nato nella povertà di Betlemme. Venendo tra noi, ci ha recato e continua ad offrirci il dono del Suo Amore e della Sua salvezza. Presente tra noi, ci parla in molteplici modi: nella Sacra Scrittura, nell’anno liturgico, negli eventi della vita quotidiana. A nostra volta, noi possiamo rivolgerGli la parola, presentarGli le sofferenze che ci affliggono, l’impazienza, le domande che ci sgorgano dal cuore. Siamo certi che ci ascolta sempre! E se Gesù è presente, possiamo continuare a sperare anche quando gli altri non possono più assicurarci alcun sostegno, anche quando il presente diventa faticoso. L’Avvento è il tempo della presenza e dell’attesa dell’Eterno. Proprio per questa ragione è, in modo particolare, il tempo della gioia, di una gioia interiorizzata, che nessuna sofferenza può cancellare. La gioia per il fatto che Dio si è fatto Bambino. Questa gioia, invisibilmente presente in noi, ci incoraggia a camminare fiduciosi. Modello e sostegno di tale intimo gaudio è la Vergine Maria, per mezzo della quale ci è stato donato il Bambino Gesù. Ci ottenga Lei, fedele discepola del Suo Figlio, la grazia di vivere questo tempo liturgico vigilanti e operosi nell’attesa” (Benedetto XVI, 28/11/2009).
QUINTO MISTERO: Il ritrovamento di Gesù fra i dottori del Tempio.
“Maria e Giuseppe si misero a cercare Gesù tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme” (Lc 2,44-46). Anche noi, in questo tempo di Avvento, siamo invitati a cercare Gesù, a fare “una scelta nei Suoi confronti, giorno dopo giorno; innanzitutto, e soprattutto, nell’àmbito della coscienza personale. È qui che avviene l’incontro tra Dio e l’uomo. L’uomo, spinto dalla grazia, viene vivificato mediante la costante meditazione ed assimilazione della Parola di Dio, primo e fondamentale punto di riferimento per la sua vita spirituale; viene fecondato ed animato dalla preghiera di adorazione e di lode a Dio. Questo Avvento interiore viene rafforzato dalla pratica costante dei Sacramenti, in particolare quelli della Riconciliazione e dell’Eucaristia che, purificandoci ed arricchendoci della grazia di Cristo, ci fanno «uomini nuovi». In tale prospettiva, per noi cristiani, ogni giorno può e deve essere Avvento; può e deve essere Natale! Perché, quanto più purificheremo le nostre anime, quanto più faremo spazio all’amore di Dio nel nostro cuore, tanto più Cristo potrà venire e nascere in noi. Il Natale è la festa dell’Umiltà, della Povertà, della Spogliazione, dell’Abbassamento del Figlio di Dio, che viene a donarci il Suo infinito Amore; deve pertanto essere celebrata con autentico spirito di condivisione, di compartecipazione con i fratelli, che hanno bisogno del nostro aiuto affettuoso. Deve essere una tappa fondamentale per la meditazione sul nostro comportamento nei confronti del «Dio che viene»; e questo Dio che viene possiamo incontrarlo in un bimbo indifeso che vagisce; in un ammalato che sente venir meno inesorabilmente le forze del suo corpo; in un anziano, che dopo aver lavorato per tutta la vita, si trova di fatto emarginato e tollerato nella nostra moderna società, basata sulla produttività e sul successo” (S. Giovanni Paolo II, 22/12/1982).