Pillole di SpiritualiTà
Volete dire le lodi a Dio? Siate voi stessi quella lode che si deve dire, e sarete la sua lode, se vivrete bene. (Sant'Agostino)
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Meditando i misteri dolorosi consoliamo il Cuore Immacolato di Maria
MISTERI DOLOROSI
PRIMO MISTERO: Gesù prega e suda sangue nell’orto degli ulivi
“Gesù disse ai discepoli: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». E, avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!» Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole»” (Mt 26,36-41). Gesù chiede ai Suoi discepoli di restare per vegliare con Lui. La Sua anima è triste fino alla morte e loro Lo vedono – prostrato con la faccia a terra – pregare perché, se possibile, questo calice si allontani da Lui. Vedono la Sua fronte sudare sangue per la lotta interiore che sta vivendo; capiscono che è proprio nella preghiera fiduciosa al Padre che Gesù riesce a pronunciare il Suo Fiat. Gesù non nasconde ai Suoi discepoli la fatica che anche Lui, umanamente, sente ad accettare la Passione imminente. Anche a noi, oggi, Egli chiede di restare e vegliare con Lui, perché, meditando su tutto il dolore e l’angoscia che Egli ha provato nel Suo Cuore, capiamo, finalmente, quanto è grande l’Amore di Dio per ciascuno di noi; comprendiamo, finalmente, che davvero noi siamo stati riscattati a prezzo del Sangue di Dio. L’ingratitudine, l’abbandono, il disprezzo, toccano il Cuore di Dio, non Lo lasciano indifferente. Quando siamo tentati di cedere al peccato, è in quel Getsemani che dobbiamo andare, è accanto a Gesù prostrato a terra in preda alla tristezza e all’angoscia che dobbiamo restare. Quando le forze ci vengono meno, è alla preghiera di Gesù che dobbiamo guardare, è il Suo abbandono alla Volontà del Padre che dobbiamo contemplare. Con Maria SS.ma, anche noi meditiamo e custodiamo tutte queste cose nel nostro cuore perché nel momento della tentazione, abbiamo anche noi la forza di dire: “Padre, non la mia, ma la Tua Volontà sia fatta!”.
SECONDO MISTERO: Gesù è flagellato alla colonna
“Pilato disse a Gesù: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Rispose Gesù: «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto»” (Gv 19,10-11). Il silenzio di Gesù è incomprensibile a Pilato, soprattutto perché crede di avere lui il potere di rimetterLo in libertà o di condannarLo a morte. Con il Suo silenzio, in realtà, Gesù sta rivelando tutta la libertà interiore che ha sempre contraddistinto ogni Sua Parola e ogni Suo gesto. Pilato, Caifa, Erode non hanno nessun potere su Gesù perché, ancora prima che essi decidano di condannarLo, Lui ha già deciso di offrire la Sua vita, anche per loro. Gesù non ha paura di loro perché Lui è libero, libero non di fare quello che vuole, ma libero da Se stesso, non usa gli altri per i propri interessi, ma si mette Lui a servizio degli altri. Egli non cerca di salvare la Sua vita; anzi, è proprio Lui che La vuole donare, perché le anime abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Lui stesso aveva detto di Sé: “Io sono il buon Pastore. Io conosco le Mie pecore e le Mie pecore conoscono Me, come il Padre conosce Me e Io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. Per questo il Padre mi ama: perché Io offro la Mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo” (Gv 10,1-18). Egli ha Dio per Padre, ama ed è amato da Lui e Suo cibo è fare la Volontà del Padre. È questa la sorgente della Sua libertà. È a questa sorgente che dobbiamo dissetarci e ricevere grazia anche noi.
TERZO MISTERO: Gesù è coronato di pungentissime spine
“Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi, gli venivano davanti e gli dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi” (Gv 19,1-3). Se noi cristiani avessimo solo metà della fantasia che hanno avuto questi soldati, nel prendersi beffe di Gesù, e la usassimo per pensare nuovi modi per onorare Gesù come Re e riparare a chi Lo bestemmia e Lo disprezza! Quale dolore contemplare Gesù schernito e oltraggiato dai soldati, che si prendono gioco del Figlio di Dio e Lo trattano come un pazzo! Quale tristezza vedere il Volto Santo di Gesù ricoperto di sputi e di schiaffi, come neanche si oserebbe fare con un animale. Quale amarezza nel constatare con quanta crudeltà i soldati calcano la corona di spine sulla povera testa di Gesù, già tanto martoriata. Quale strazio ci sarà stato nel Cuore Immacolato di Maria Sua Madre, sicuramente presente alla flagellazione del Figlio. Lei – che quel Volto L’aveva tante volte contemplato in un silenzio adorante, pensando alla bontà e umiltà di un Dio fattosi Bambino pur di conquistare con la Sua piccolezza il cuore degli uomini – soffre nel vederci così sordi e indifferenti nei confronti del nostro Dio. Lei, che, anche oggi, è addolorata per gli scherni e gli oltraggi con cui è offeso nella SS. Eucaristia, ci invita a riparare e a consolarLo. Lei, che ha sofferto indicibilmente quando Gesù è stato catturato e incatenato come un malfattore, sempre di più, oggi, vede i Tabernacoli delle nostre chiese lasciati soli e ci chiede di non lasciare Gesù solo, offrendoGli la nostra compagnia. In questa Quaresima, impegniamoci a trovare ogni giorno un po’ di tempo per stare con Gesù, per consolarLo di tanti dolori che ha sofferto nella Sua Passione per noi.
QUARTO MISTERO: Gesù porta la pesante Croce al Calvario
“Allora costrinsero Simone di Cirene, che passava di là tornando dai campi... a portare la croce” (Mc 15, 21). Simone sta tornando dai campi, dopo una giornata di lavoro, è stanco e affaticato. Per di più, ha sentito il vociare della gente, le urla dei soldati contro quell’uomo che, a detta di tutti, è il più terribile dei malfattori ed è stato condannato alla crocifissione: il più infame dei supplizi. Ne va del suo buon nome accettare quell’ordine dei soldati, ne va del suo onore prendere sulle sue spalle quel giogo. Eppure, gli basta incrociare lo sguardo di Gesù per capire che Colui che ha davanti non è un malfattore qualunque. C’è nei Suoi occhi una Luce diversa, c’è nel Suo sguardo un Amore più grande, che lo interrogano, che non gli lasciano scuse o vie di fuga. Quegli occhi lo implorano di non lasciarLo lì da solo a subire tutta la ferocia dei soldati, gli chiedono di restare con Lui, di non scappare. Gli chiedono di aiutarLo a salvare proprio quelle anime. E Simone prende quel patibolo e se lo mette sulle spalle. È la luce della Grazia che gli è penetrata nel cuore, è la forza dell’Amore che lo spinge a prendere la sua croce e a seguire Gesù. Perché la croce non te la puoi scegliere “su misura”, non sei tu a decidere quando sei pronto a portarla. La croce puoi solo riceverla; la croce riesci a portarla solo se ami e ti fidi di Dio che te la offre; ti salva solo se le permetti di entrare nella tua vita e sconvolgerla, nelle pieghe più profonde. La Croce è croce, fa male, spesso fa piangere dal dolore, come ha pianto e sudato sangue anche Gesù. Ma è proprio a questo dolore che Lui è venuto a dare un significato. È a questo dolore che Gesù – proprio perché l’ha sofferto Lui per primo – ha dato la capacità di diventare redentivo, sorgente di fecondità spirituale, causa di salvezza per tante anime.
QUINTO MISTERO: Gesù è crocefisso e muore sulla Croce
“il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio Corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio Sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».” (1Cor 11,23-26). “Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”: sulla Croce, Gesù rinnova l’offerta di Sé, che aveva fatto durante l’ultima Cena istituendo l’Eucaristia. “Questo è il mio Sangue, versato per voi e per tutti”: quando il soldato trafigge il costato di Gesù, davvero il Sangue e l’acqua, che scaturiscono dal Suo Cuore aperto, si riversano sulle anime come sorgente di salvezza. Eppure, quante volte le anime si privano delle grazie che sgorgano dalla Croce! Quanto soffre Maria SS.ma nel vedere il sacrificio di Suo Figlio reso vano per tanti, dall’indifferenza e dall’ingratitudine. Eppure, anche Lei, in quanto Madre di Gesù, ha accettato che Lui soffrisse e offrisse la Sua vita per noi, su quella Croce. Alla presentazione al Tempio, era stato Simeone a offrire il Bambino Gesù a Dio Padre. Ora, è Lei, lì sotto quella Croce, ad offrire il Suo dolore di Madre e quello del Figlio per la salvezza delle anime. E noi, come rispondiamo a questo dono d’Amore gratuito e non dovuto? Il terzo comandamento ci chiede di santificare la domenica e le feste di precetto. Ma quante volte non si partecipa alla s. Messa domenicale, per le motivazioni più banali. Durante la settimana, passiamo tante volte davanti a una Chiesa, dove Gesù è lì, nel Tabernacolo, solo e abbandonato, e non entriamo, fosse anche solo per un saluto. Eppure, in quell’Ostia consacrata, custodita in quel Tabernacolo, Lui ancora si offre, è sulla Croce, per ciascuno di noi, per la salvezza delle nostre anime. E, accanto, c’è Sua Madre Maria. Impegniamoci, quando possiamo, a non lasciarLi soli, a far Loro compagnia, anche solo per dir Loro grazie per tutto l’Amore che nutrono per noi.
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Da fuggitivi a testimoni
IV DOMENICA DI PASQUA - 26 Aprile 2026 - ANNO A
Io sono la porta delle pecore
Seguendo le orme del Signore
Un cammino “controcorrente”
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La Rivista ufficiale della
Famiglia del Cuore Immacolato di Maria
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