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La donna e la “VOCAZIONE FEMMINILE” - I° parte

Edith Stein e l’evidenza che il corpo e l’anima della donna sono strutturati per un particolare scopo

1ª parte 

di Suor M. Caterina Gatti icms

         Donna: aiuto o rivale dell’uomo? Santa Ildegarda di Bingen, monaca medievale, insignita nel 2012 del titolo di Dottore della Chiesa, sosteneva che “l’uomo non può essere chiamato uomo senza donna, né la donna può essere chiamata donna senza l’uomo”. Già a quel tempo Ildegarda, focalizzando l’attenzione proprio sulla diversità corporale tra uomo e donna - di cui abbiamo già parlato negli articoli precedenti - affermò la complementarietà tra maschile e femminile e sottolineò come il matrimonio - argomento cui è dedicato ampio spazio in uno dei suoi scritti - sia la condizione naturale dell’essere umano. A partire da autori quali Grozio, Cartesio e Lutero, questa cultura e questo pensiero sono decisamente cambiati e la donna, da una condizione di totale uguaglianza in quanto a dignità - quale era appunto ai tempi di Santa Ildegarda -, è giunta a uno status di sottomissione e di inferiorità rispetto all’uomo. Da qui ha avuto origine il femminismo, nato senza dubbio con l’apprezzabile intento di risanare questa errata visione della donna, ma giunto poi a generare colossali errori, come quello di mettere la donna di fronte all’uomo non più quale aiuto, ma quale antagonista, rivale; o come quello di voler eliminare le differenze tra i due sessi.

Bisogna però ricordare che le esponenti delle varie correnti femministe (radicale, socialista, liberale), pur in netto contrasto con le “colleghe” del femminismo cattolico, hanno sempre cercato e rintracciato figure di donne autorevoli, libere e “forti”, proprio all’interno del Cattolicesimo. Caterina da Siena, Teresa d’Avila, Teresa di Gesù Bambino, Francesca Saverio Cabrini sono solo alcune tra le numerose donne che sono state prese come modello anche da femministe ben lontane dal modo di pensare e di vivere cattolico. Tutto ciò conferma come il Cattolicesimo aiuti la donna nella piena realizzazione di sé, tra l’altro donandole quella dignità e tutelando quei diritti che in altri ambienti sociali, culturali o religiosi le sono negati.

         Corpo e anima della donna hanno un preciso scopo. Per parlare della donna e della sua vocazione, prendiamo in considerazione gli scritti di Edith Stein. Ella esamina la questione femminile in un modo talmente completo, da rappresentare un caso probabilmente unico nella storia della riflessione antropologica cristiana sulla donna. Non è irrilevante il fatto che la filosofa tedesca utilizzi una molteplicità di metodi, nell’approccio alla questione femminile e maschile, indicati dalla filosofa stessa nei “Problemi dell’educazione femminile”: il metodo delle scienze naturali (psicologia speciale degli elementi), il metodo della scienza dell’anima (psicologia individuale speciale), il metodo filosofico e il metodo teologico. Occorre anche ricordare che la Stein studia la questione femminile a partire da un non indifferente bagaglio di conoscenze, unite ad un’attenzione particolare ai temi socio-politici del tempo e all’esperienza didattica personale: elabora i suoi scritti - la teoria - a partire anche dalla pratica, dal suo vissuto concreto a contatto con le bambine e le ragazze. Dunque, i testi della filosofa tedesca vanno tenuti in grande considerazione per quanto riguarda l’approfondimento della questione femminile.

La Stein sostiene che non si può negare “la realtà evidentissima che il corpo e l’anima della donna sono strutturati per un particolare scopo”. Ella ricorda che la donna, nella Sacra Scrittura, è indicata come colei che è compagna dell’uomo e madre degli uomini. Ciò significa che il suo corpo è dotato particolarmente per tale scopo, ma lo stesso si può dire anche per quanto riguarda la sua anima. Anche San Tommaso sosteneva che l’anima è forma del corpo: se il corpo è dotato di particolari caratteristiche, che si differenziano di molto tra uomo e donna, ne deriva che anche l’anima si distingue tra maschile e femminile.

Se ciò che connota fortemente il femminile è proprio la maternità, allora la “femminilità dell’anima”, di cui parla Edith Stein, permette di capire anche il valore della vita consacrata, la quale non si esprime attraverso la maternità fisica, ma spirituale (cfr. La donna, storia e problemi – Le radici cristiane del femminismo).

         L’anima femminile. La Stein indica quali sono le caratteristiche proprie dell’anima femminile: la donna, con il suo modo di pensare, con i suoi interessi, è orientata verso ciò che è vivo e personale e verso l’oggetto considerato come un tutto. “Proteggere, custodire e tutelare, nutrire e far crescere: questi sono i suoi intimi bisogni, veramente materni”. Per la donna ciò che “non ha vita” - cioè le cose, ciò che è astratto, tutto ciò che non è la persona - non suscita interesse, se non per il fatto che serve alle persone, ma di per sé non ha valore. Nel suo modo di conoscere, la donna è orientata ad un “modo concreto” - non concettuale ed analitico, come invece avviene per l’uomo-. Tutte queste peculiarità rendono la donna particolarmente atta a curare ed educare non solo i bambini, ma qualsiasi persona si trovi nell’ambito della sua attività.

Edith Stein sottolinea, inoltre, l’importanza che ha lo sviluppo della natura femminile nella sua genuinità; ma allo stesso tempo non nasconde le difficoltà che si oppongono a questo pieno sviluppo. Le cause di tali difficoltà sono da ricercarsi nel peccato originale. Se le conseguenze del peccato dei nostri progenitori gravano sulla natura umana, infatti, lo stesso avviene per quanto riguarda le particolari attitudini femminili, che non possono quindi giungere ad un pieno sviluppo. Anzi, proprio la “macchia” del peccato, se non è contrastata, porta a tipiche degenerazioni. Eccone qualche esempio: 

         - riguardo la peculiarità femminile dell’orientamento verso la persona, essa è soggetta ad un insano ed esagerato sviluppo, portando la donna da un lato ad occuparsi eccessivamente della propria persona, con tutte le relative conseguenze, quali la brama di lodi e riconoscimenti, la vanità, la smania di intromettersi; dall’altro lato, questo insano sviluppo si manifesta come eccessivo interesse per gli altri, che si rende esplicito con la curiosità, il pettegolezzo, il desiderio di entrare nella sfera privata degli altri.

         - riguardo la peculiarità femminile dell’orientamento verso il tutto, le conseguenze del peccato originale portano la donna a disperdere le forze, a scansare la disciplina necessaria nelle varie attività; mentre, in rapporto agli altri, le conseguenze riguardano il desiderio di possesso dell’altro, molto al di là di quanto esiga la funzione materna. Spesso subentra poi, di conseguenza, la volontà di dominare.

                                                                  (continua…)

 

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