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LA FORMA EUCARISTICA DELLA VITA CRISTIANA

La vita, offerta a Dio nel Sacrificio della Messa, diventa vita che si dona per Amore

di Suor M. Lucia Cucci icms

L’Eucarestia dà una forma concreta all’unione con Cristo, riportando sotto gli occhi di ogni cristiano il sacrificio che ha ottenuto la salvezza del mondo. Essa comporta più precisamente l’invito a offrire tutto ciò che nella vita è doloroso, con lo sguardo fisso al Calvario; e a offrire tutte le gioie e tutto ciò che è vissuto nel ritmo quotidiano e che merita di essere portato come dono sull’altare, per ricevervi una dignità superiore, attraverso l’assimilazione all’offerta redentrice di Cristo.

L’appartenere a Cristo abbraccia ogni aspetto dell’esistenza umana, trasfigurandola: in ogni azione il cristiano è chiamato a esprimere il vero culto a Dio, ed è proprio da questo aspetto che prende forma la natura intrinsecamente eucaristica della vita cristiana. “In quanto coinvolge la realtà umana del credente nella sua concretezza quotidiana, l’Eucarestia rende possibile, giorno dopo giorno, la progressiva trasfigurazione dell’uomo, chiamato per grazia ad essere ad immagine del Figlio di Dio” (Benedetto XVI Sacramentum caritatis n.71). Il culto gradito a Dio, di cui parla San Paolo, diviene una nuova modalità di vivere tutte le circostanze dell’esistenza umana, in ogni suo aspetto: tutto viene esaltato e arricchito di valore, poiché viene vissuto dentro il rapporto con Cristo e come offerta a Dio.

 

Rm 12,1: progetto di vita cristiana e culto spirituale

San Paolo, nel capitolo 12 della lettera ai Romani, presenta la vita cristiana come culto spirituale, ossia come sequela di Cristo, in una unione fedele e costante all’amore che ha ispirato il suo Sacrificio. Questo culto spirituale ha il suo centro unificante e dinamico nell’amore sincero che plasma tutta l’esistenza umana; il principio dell’amore, infatti, sta alla base delle giuste relazioni nella comunità e nei rapporti con l’ambiente esterno. Tutti i doveri del cristiano - nella vita civile e pubblica - hanno la loro radice e la loro motivazione esclusivamente nell’amore.

San Paolo ritiene che l’amore sia una risposta gioiosa alla grazia di Dio in Gesù Cristo, fondata sulla propria unione personale con il Salvatore. Non si tratta tanto di sottomettersi agli insegnamenti di Gesù, quanto invece di rispondere con cuore riconoscente all’espressione più grande di amore che è il Suo Sacrificio sulla Croce e di obbedire a Lui come Signore. Amare gli altri è l’unica risposta etica autentica all’amore divino. Per San Paolo, tutta quanta la vita cristiana è una risposta gioiosa alla grazia di Dio: è un’espressione di gratitudine nei confronti di Cristo, che ha avuto un amore così grande da dare se stesso per noi (Cfr. Gv 15,13). Amare gli altri è un modo per dire “grazie” all’amore che riceviamo da Dio.

 

Intima comunione con Cristo

La vita del cristiano, caratterizzata dal dinamismo dell’amore, “possiede il valore di un culto spirituale, attinto e alimentato da quella inesauribile sorgente di santità e di glorificazione di Dio che sono i sacramenti, in specie l’Eucarestia: infatti, partecipando al Sacrificio della Croce, il cristiano comunica con l’amore di donazione di Cristo ed è abilitato e impegnato a vivere questa stessa carità in tutti i suoi atteggiamenti e comportamenti di vita". (Giovanni Paolo II, Veritatis splendor n.107). Nell’intima comunione con Cristo, infatti, è contenuta la possibilità di essere amati e la capacità di amare a propria volta gli altri; così la trasformazione, generata dal nuovo culto spirituale instituito da Cristo, “è una tensione e un desiderio cordiale di voler corrispondere all’amore del Signore con tutto il proprio essere, pur nella consapevolezza della propria fragilità” (Benedetto XVI Sacramentum caritatis n. 82). La vita di donazione deve caratterizzare l’esistenza di ogni cristiano, che scopre la gioia del donarsi con Cristo e per Cristo agli altri e la gioia di “lasciarsi spezzare” per il bene dei fratelli, nonostante le proprie difficoltà, resistenze, limiti, che tuttavia possono diventare una spinta positiva. Riconoscendoci fragili e deboli, infatti, si comprende che la forza per donarsi si genera solo dall’intima comunione con Cristo, specialmente nell’Eucarestia.

Il Santo Sacrificio tende a comunicare ai fedeli l’amore che ispirò questo sublime atto, un amore che non risparmiò niente per procurare la felicità agli altri e raggiunse il vertice dell’eroismo. Il Corpo e il Sangue di Gesù, infatti, contengono tutto l’ardore del sacrificio. Per questo la carità, favorita e stimolata dalla Mensa eucaristica, non ignora le rinunce che lo stesso insegnamento di Gesù prescrive; egli non ha esitato a chiedere sacrifici: “Se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due” (Mt 5,39-41). Alla reazione spontanea, che consisterebbe nelle pulsioni della natura umana, il Signore invita a sostituire un’altra reazione, che dà spazio alla generosità. La vita del cristiano, quindi, deve essere informata dalla carità.

 

La pubblica testimonianza della fede

La partecipazione alla Mensa del Signore chiama ad essere testimoni coerenti attraverso le azioni, le parole e il modo stesso di essere. “Il culto gradito a Dio, infatti, non è mai atto meramente privato, senza conseguenze sulle nostre relazioni sociali: esso richiede la pubblica testimonianza della propria fede”. (Benedetto XVI Sacramentum caritatis n. 82). Lo stupore, per il dono che Dio ci ha fatto in Cristo Gesù, imprime all’esistenza del fedele un dinamismo nuovo, che impegna a essere testimoni del Suo amore. Questo è il nuovo culto spirituale di cui parla San Paolo: sapersi spendere nell’amore come sacrificio gradito a Dio, riscoprendo in ogni vicenda della vita quotidiana un’offerta, posta sulla patena, da presentare a Dio Padre, per mezzo di Gesù Cristo, per il bene dei fratelli e per l’edificazione del Corpo mistico di Cristo.

 

 

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