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“Gesù, è per amor tuo”

La penitenza

di Francesca Scanferlato

Parlare riguardo la penitenza, oggi richiede innanzitutto un esame interiore, allo scopo di verificare il grado di comprensione di questa pratica, che, per non rischiare di essere vanificata, ridicolizzata o imprudentemente applicata, necessita di una sufficiente preparazione in termini di fede, di catechesi, di preghiera: in una parola, di maturità spirituale.

La cultura attuale, infatti, essendo particolarmente caratterizzata dal razionalismo, dall’edonismo, dal materialismo e dalla sovraesposizione di messaggi e comportamenti, rende molto spesso evanescente la pratica religiosa, in generale, e improponibile quella della penitenza in particolare. Lo possiamo facilmente constatare dalla diminuita frequentazione della Messa domenicale e più ancora della confessione sacramentale.

La penitenza, tuttavia, oggi è necessaria e doverosa più che mai. Da due secoli almeno, la Madonna, in modo pressante, in tutte le sue apparizioni ci richiama alla preghiera e alla penitenza.

La preghiera ci innesta in Dio, rinvigorendoci spiritualmente. La penitenza ci tempra spiritualmente, rendendoci attivi, pronti, generosi verso Dio e fecondi nell’espiazione dei peccati nostri e dei nostri fratelli. L’ordine nella creazione viene ripristinato attraverso la Misericordia di Dio e il sacrificio individuale.

Dio ci chiama alla perfezione, alla santità (“Siate perfetti come Io sono perfetto”). La perfezione non si può ottenere senza studio, pratica costante, attenzione ai dettagli, passione.

Lo studio, l’attenzione ai dettagli, sono attinenti alla formazione che riceviamo dalle Scritture e dal Magistero della Chiesa e costituiscono un elemento essenziale per l’appartenenza al nostro Movimento, la Famiglia del Cuore Immacolato di Maria.

La passione e la pratica costante ci rendono attivi nella preghiera e nel conformarci alla Volontà di Dio in modo tale che la nostra volontà sempre più si identifichi con quella di Dio, idealmente sostenuti dall’amore per Lui più che per servile obbedienza. Questa identificazione si attua attraverso la progressiva mortificazione del nostro egoismo naturale, attraverso l’esercizio della penitenza o mortificazione espiatrice e riparatrice e la preghiera continua.

Tutti i santi sono stati anime di penitenza. Per alcuni, come san Francesco, fu molto aspra e fisicamente pesante, con magnifici frutti di letizia spirituale e grande beneficio per la Chiesa nei secoli. Per altri ebbe una caratteristica più interiore, morale, ma fu ugualmente attiva nel produrre frutti di grazia.

Ciò che è importante sottolineare è lo spirito di amore a Dio con cui va praticata. Questo veniva ogni volta ricordato e applicato dai Santi Giacinta e Francesco Marto (“Gesù, è per amor tuo, per la conversione dei peccatori, per il Santo Padre e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria”).

Gesù stesso, pur essendo innocente e perfetto,  ha vissuto un’intera vita di penitenza: la nascita disagiata, la vita poverissima da profugo in Egitto, il lavoro modesto e anonimo a Nazareth, il distacco dagli affetti per seguire una via di missione, l’aspra penitenza e il digiuno nel deserto in preparazione alla grande missione, l’abnegazione e le fatiche della vita missionaria, le sofferenze per le persecuzioni e le calunnie farisaiche,  le lunghe notti in preghiera, la continua vicinanza con il suo futuro traditore, la passione cruenta e la morte di croce.

Maria e Giuseppe non sono ricordati per particolari pratiche di penitenza compiute, ma sono modelli di spirito operoso di penitenza, attraverso la pronta e generosa rinuncia alla realizzazione di qualsiasi tipo di progetto individuale che non fosse conforme alla volontà di Dio su di loro, cosa che ci rappresenta la loro straordinaria maturità spirituale in terra e meritata dignità in cielo.  

Ecco come Gesù descrive due tipologie di penitenza, quella subita e quella volontariamente offerta:

Si, c’è una folla di vittime che salvano dalla distruzione l’Amore e la Giustizia. Quelle che lo sono passivamente mi glorificano con la loro pazienza nel sopportare le conseguenze dei peccati che non hanno commesso, con la loro carità che ripara e perdona. Quelle che si offrono volontariamente per l’espiazione mi glorificano di più: mi danno la più grande prova d’amore. Sono le mie pecorelle che mi conoscono e conoscono la mia voce. Vuoi…?”  (Sr. Maria della Trinità – Colloquio Interiore, n. 86)

Per la pratica della penitenza volontaria è opportuna un’adeguata Direzione spirituale, onde evitare imprudenze e conseguenze deleterie, con ricadute sull’equilibrio personale e comunitario.

Per la pratica della mortificazione dei propri difetti e per la penitenza passiva, è sufficiente la disposizione interiore.

Ecco alcuni esempi:

l’esercizio della pazienza nelle avversità;

l’esercizio della carità verso il prossimo;

la sopportazione delle situazioni penose e fastidiose;

l’astensione dalla critica e dalla mormorazione;

la mortificazione dell’amor proprio nell’ambito famigliare e dell’orgoglio, per far trionfare lo spirito di umiltà;

la pratica del silenzio, quando accusati;

la rinuncia a voler prevalere nelle dispute; 

la rinuncia alla vendetta, anche minima e sottile;

la rinuncia alla violenza, anche verbale;

la pratica dell’amabilità nelle relazioni personali;

il sorriso e la dolcezza per rallegrare il prossimo;

lo svolgimento fedele del proprio lavoro;

la mortificazione degli appetiti e delle curiosità.

Tutte queste indicazioni possono rappresentare un validissimo e imprescindibile esercizio penitenziale, che può essere praticato in ogni momento e circostanza, eccetto che nei casi in cui sia necessario esprimersi o giustificarsi, per evitare un errore o un male maggiore.

Possiamo trarre numerosi spunti di insegnamento, a questo proposito, dalle vite dei Santi Giacinta e Francesco di Fatima, dagli scritti di S. Teresa di Gesù Bambino, di sr. Lucia di Fatima, di S. Faustina Kowalska, sr. Maria della Trinità, Madre Teresa di Calcutta e Madre Speranza. Gli scritti di S. Pio da Pietrelcina, Don Dolindo Ruotolo, s. J. Escrivà trasmettono inoltre molti consigli concreti di Direzione spirituale.

Tutte queste figure esemplari sono vissute non in un remoto passato, ma sono un dono di Dio per i nostri tempi.

 

 

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