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LA PRESENZA REALE

dagli scritti di San Pier Giuliano Eymard

Tra Betlemme e il Cenacolo sono intime relazioni che si completano a vicenda.

L’Eucaristia fu seminata a Betlemme. Infatti l’Eucaristia è il frumento degli eletti, il pane vivo: ora il frumento si semina, poi bisogna che dal seno della terra germogli, maturi fino a che, mietuto, si macina per farne il pane che ci sostenta. Nascendo oggi sulla paglia nella stalla, il Verbo prepara la sua Eucaristia […]. Egli viene ad unirsi all’uomo: durante la sua dimora sulla terra, stringe con lui unione di grazia, di esempi, di meriti; ma soltanto nell’Eucaristia farà l’unione più perfetta di cui l’uomo sia capace su questa terra. Non perdiamo di vista questo pensiero divino, questo scopo che Nostro Signore si è prefisso, se vogliamo comprenderne l’adorabile disegno: unione di grazia in virtù dei misteri della sua Vita e della sua Morte; unione di persona per mezzo dell’Eucaristia: preparazione, l’una e l’altra, del compimento dell’unità nella gloria. […]

Questo frumento celeste è dunque come seminato a Betlemme, casa del pane.

Vedetelo sulla paglia: la paglia calpestata, infranta, è la povera umanità; di per se stessa è sterile, ma Gesù in sé la rialzerà, le restituirà la vita, la renderà feconda […]; eccolo seminato il divin frumento: le lacrime di Gesù sono l’umore che lo farà germogliare; lo stelo si leverà bello e rigoglioso. Betlemme è su di un colle che guarda Gerusalemme, e questa spiga, quando sarà matura, s’inclinerà verso il Calvario, ove sarà macinata e messa al fuoco del patimento, per diventare il pane della vita eterna.

Verranno i re a mangiarne e se ne delizieranno […]; i Magi rappresentano là le anime regali e padrone di se stesse che oggi se ne cibano nel Sacramento. […]

E’ davvero un agnellino quegli che nasce a Betlemme: come un agnello Gesù nasce in una stalla e com’esso non conosce che sua Madre. Col suo primo grido già si offre al Sacrificio […].
Questo corpo è la condizione per essere immolato, e Gesù l’offre al Padre. Crescerà questo piccolo Agnello presso la Madre […]. Essa lo nutrirà del suo latte verginale: lo custodirà per il giorno del sacrificio. Il carattere di vittima sarà talmente impresso su di lui che il Precursore, vedendolo quando starà per cominciare il suo ministero, non saprà altrimenti designarlo che sotto il nome di Agnello di Dio: Ecco l’agnello di Dio, ecco Colui che toglie il peccato del mondo.

Il sacrificio cominciato a Betlemme ha il suo ultimo compimento sull’altare nella santa Messa. Com’è commovente in tutto il mondo cristiano la Messa di mezzanotte! Se ne saluta con gioia il ritorno, molto tempo prima! E come mai la festa di Natale ha per noi un sì dolce incanto, e mette sì vivo ardore nei nostri cuori, tanto entusiasmo nei nostri cantici, se non perché Gesù rinasce realmente sull’altare sebbene in stato differente? I nostri canti, tutti i nostri omaggi non vanno dritto alla sua Persona? L’oggetto del nostro amore e della nostra festa è presente: in realtà noi andiamo a Betlemme e vi troviamo non un ricordo, non un’immagine, ma il divino Infante in persona. Inoltre vedete come l’Eucaristia incomincia a Betlemme: ivi è già l’Emanuele (Dio con noi) che viene abitare in mezzo al suo popolo; comincia oggi ad abitare tra di noi, e l’Eucaristia perpetuerà la sua presenza. Là appare il Verbo fatto carne; nel Sacramento si fa pane per darci la sua carne senza che vi proviamo ripugnanza.

Là, inoltre, cominciano le virtù dello stato sacramentale. A Betlemme Gesù nasconde la sua divinità, perché l’uomo si avvezzi ad appressarsi a Dio senza tema, vela la sua gloria divina per giungere gradatamente a velare la stessa sua umanità.

Lega la sua potenza nella debolezza di membra infantili; più tardi la farà prigioniera sotto le sante specie.
A Betlemme il Creatore e Signore di tutte le cose è povero, spoglio di ogni cosa; che la stalla non è sua, gli si fa l’elemosina; con sua Madre vive delle offerte dei pastori e dei doni fatti dai Magi: a suo tempo nell’Eucaristia domanderà all’uomo un ricovero, la materia del Sacramento, un altare, le vesti sacerdotali.

Ecco in qual modo Betlemme annunzia l’Eucaristia.
Là troviamo pure l’inaugurazione del culto eucaristico, nel suo atto principale che è l’adorazione. Maria e dopo di lei S. Giuseppe sono i primi adoratori. Essi credono fermamente; la fede è la loro virtù: Beata es, Maria, quae credidisti. E’ l’adorazione di virtù.

All’adorazione di Maria e di Giuseppe vengono unirsi i pastori ed i Magi.
Maria si da’ tutta al servizio del suo divin Figlio, con premurosa sollecitudine prevenendo i suoi minimi desideri per appagarli. I pastori presentano le offerte proprie della loro condizione, semplici e rustiche, i Magi porgono i magnifici loro doni. E’ l’adorazione di omaggio.
All’Eucaristia converranno altresì tutte le classi sociali; essa sarà il centro della famiglia cattolica. Le si renderà un doppio culto di adorazione: adorazione interna di fede e d’amore, adorazione esterna con la magnificenza dei doni, delle chiese, dei troni su cui si mostrerà Iddio fatto Sacramento.

[S. Pier Giuliano Eymard, La Presenza Reale, cap. XXXV]

 

 

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