Pillole di SpiritualiTà
Comprendi per credere, e credi per comprendere. Comprendi la mia parola, affinché tu possa credere; credi alla parola di Dio per poterla comprendere. (Sant'Agostino)
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SECONDA PARTE
di padre Francesco Bamonte, icms
SECONDA PARTE
La Verginità perpetua di Maria è un dogma della Chiesa
La Verginità perpetua di Maria è stata definita dalla Chiesa in due Concili dogmatici: il Costantinopolitano II (553): «Prese carne dalla gloriosa Theotόkos e semprevergine Maria»; e il Lateranense, convocato da Papa Martino I (648): «Se qualcuno non confessa secondo i santi Padri che la santa e sempre vergine e immacolata Maria sia in senso proprio e secondo verità Madre di Dio, in quanto propriamente e veramente alla fine dei secoli ha concepito dallo Spirito Santo senza seme e partorito senza corruzione, permanendo anche dopo il parto la sua indissolubile verginità, lo stesso Dio Verbo, nato dal Padre prima di tutti i secoli, sia scomunicato» (Denz. 503).
Questa definizione è infallibile e irriformabile, poiché data l’intenzione espressa dal Papa e l’accettazione universale del Concilio, tale assunto risulta praticamente ecumenico.
Nella Professione di Fede del Simbolo degli Apostoli (o Simbolo Apostolico) abbiamo la seguente formula: …ex Maria Virgine (…da Maria Vergine).
E nella Professione di Fede del Simbolo Niceno-Costantinopolitano, abbiamo: …et incarnátus est de Spíritu Sancto ex Maria Vírgine (si è incarnato per opera dello Spirito Santo da Maria Vergine).
San Paolo VI, nel Credo del Popolo di Dio (29-6-1968) proclamò solennemente:
«Noi crediamo che Maria è la Madre, rimasta sempre vergine, del Verbo Incarnato, il nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo»
Nella Costituzione Lumen Gentium del Concilio Vaticano II, viene menzionata la verginità nel parto e dopo il parto:
«Nella natività … la Madre di Dio mostrò lieta ai pastori e ai magi il Figlio suo primogenito, il quale non diminuì la sua verginale integrità ma la consacrò».
(Maria dopo l’Ascensione) «Essendo piaciuto a Dio di non manifestare apertamente il mistero della salvezza umana prima di effondere lo Spirito promesso da Cristo, vediamo gli apostoli prima del giorno della Pentecoste “perseveranti d’un sol cuore nella preghiera con le donne e Maria madre di Gesù e i suoi fratelli” (At 1,14); e vediamo anche Maria implorare con le sue preghiere il dono dello Spirito che all’annunciazione, l’aveva presa sotto la sua ombra. Infine, la Vergine immacolata, preservata immune da ogni macchia di colpa originale finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo e dal Signore esaltata quale regina dell’universo per essere così più pienamente conforme al figlio suo, Signore dei signori (cfr. Ap 19,16) e vincitore del peccato e della morte».
La perpetua verginità di Maria e quindi una verità di fede definita, una verità che si comprende con la luce della fede che illumina la mente umana, e la Grazia che viene da Dio stesso.
Maria è sempre Vergine anche nelle Litanie Lauretane: «Nelle Litanie Lauretane, dopo l’invocazione Santa Dei Genetrix, ora pro nobis (Santa Madre di Dio, prega per noi), segue immediatamente l’invocazione Santa Virgo Virginum, ora pro nobis (Santa Vergine delle vergini prega per noi). Ciò è molto significativo: dopo il suo titolo fondamentale, che è alla base di tutti gli altri, cioè quello di Madre di Dio, compare immediatamente il titolo di Vergine delle vergini. Maria santissima è innanzitutto la Madre di Dio, e subito dopo è la Vergine delle vergini».
Alcune questioni
Cosa vuol dire san Paolo quando afferma che Gesù è il primo di una moltitudine di figli?
Gesù è l’unico Figlio di Maria. Ma la maternità spirituale di Maria [Gv 19,26-27; Ap 12,17] si estende a tutti gli uomini che egli è venuto a salvare:
“Ella ha dato alla luce un Figlio, che Dio ha fatto “il primogenito di una moltitudine di fratelli” (Rm 8,29), cioè dei fedeli, e alla cui nascita e formazione ella coopera con amore di madre” [Lumen gentium, 63].
Cosa significa che Maria ebbe un parto indolore?
Per molti Padri, essendo stato divino il concepimento, il parto oltre ad essere verginale fu anche senza dolori. Essi affermano che, non avendo sperimentato il piacere sensuale nella concezione di Gesù, la Madonna non avrebbe subito nemmeno le pene del travaglio nel partorirlo. Tra i Padri che hanno insegnato esplicitamente il “parto indolore” della Vergine ricordiamo: sant’Efrem il Siro, san Zeno di Verona, san Massimo di Torino, sant’Agostino, san Proclo di Costantinopoli, Antipatro di Bostra, Procopio di Gaza, Venanzio Fortunato, san Germano di Costantinopoli, sant’Andrea di Creta, S. Gregorio di Nissa, san Giovanni Damasceno. Non si tratta di alcuni scrittori cristiani antichi, ma delle massime autorità della mariologia Patristica d’Oriente e d’Occidente.
San Gregorio di Nissa, facendo un’analogia fra Eva e Maria, dice che Eva, poiché con il peccato aveva introdotto la morte nel mondo, era conveniente, che la Madre della Vita, Maria Santissima, iniziasse a concepire con gioia e con gioia partorisse:
«La sua concezione non è avvenuta tramite il commercio sessuale … la sua nascita non ha conosciuto il dolore; il suo talamo è stata la potenza dell’Altissimo, la quale ha ricoperto quasi come una nube la verginità stessa; fiaccola nuziale era lo splendore dello Spirito Santo… ».
Così anche Sant’ Efrem, negli Inni sulla Beata Vergine, dice che Maria partorì, rimanendo vergine e senza sofferenze. Così per San Giovanni Damasceno non solo il concepimento, ma anche la nascita fu indolore:
«poiché come il piacere non la precedette, così la pena non la seguì» .
Spiega un frate domenicano:
«Sull’assenza di dolore è eloquente l’evangelista san Luca quando dice che la Madonna ha fatto tutto da sola, ha partorito il bambino, l’ha avvolto in fasce e lo depose in una mangiatoia (cf. Lc 2,7). Maria al momento del parto sembra nel pieno vigore di se stessa, contrariamente allo spossamento che provano tutte le donne di questo mondo dopo un simile evento. E allora: se Dio l’aveva conservata vergine anche durante il parto per manifestare che era venuto per purificare e santificare, che senso avrebbe avuto perdere la verginità se non profanare un miracolo così portentoso e pieno di significato?».
Osserva il Laurentin:
«Quanto al parto indolore, che la Tradizione afferma senza contestazione dal IV secolo, è abbastanza paradossale che si sia cominciato a contestarlo nel momento stesso in cui il progresso scientifico instaurava il “parto indolore” per tutte le donne. È strabiliante che certi teologi e predicatori abbiano cominciato a celebrare le sofferenze “crocifiggenti” di Maria alla nascita del Salvatore, nel momento in cui le cliniche ostetriche si applicano a denunciare i dolori del parto come un mito alienante e disumanizzante. Il segno del parto indolore attesta a suo modo che la verginità è spiritualizzazione dell’ordine della carne e che Maria è, sotto certi riguardi, donna esemplare, donna guida, laddove poteva sembrare donna di eccezione».
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