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L’arma più potente per fermare la guerra

di Sr. M. Caterina Gatti icms

Vorrei appellarmi a tutti, credenti e non credenti. Gesù ci ha insegnato che all’insensatezza diabolica della violenza si risponde con le armi di Dio, con la preghiera e il digiuno. Invito tutti a fare del prossimo 2 marzo, mercoledì delle ceneri, una Giornata di digiuno per la pace. Incoraggio in modo speciale i credenti perché in quel giorno si dedichino intensamente alla preghiera e al digiuno. La Regina della pace preservi il mondo dalla follia della guerra. (Udienza del 23 febbraio 2022) 

Mi hanno particolarmente colpita queste parole del Santo Padre: per una giornata – il mercoledì delle Ceneri – già dedicata alla preghiera e al digiuno, il Papa ha chiesto di vivere proprio queste due “pie pratiche”. Sembrerebbe uno scherzo...

Quando ho letto sul sito Vatican News, appena pubblicate, le parole scritte a grandi lettere “Ucraina: il dolore del Papa, il 2 marzo preghiera e digiuno per la pace”, non ho subito realizzato che quel giorno coincidesse con l’inizio della Quaresima. Solamente andando avanti a leggere ho capito che il Pontefice aveva scelto proprio il giorno in cui la Chiesa ci propone già di pregare e digiunare, come inizio del cammino quaresimale. Strano, ho pensato, avrebbe potuto scegliere un altro giorno. Però... 

 

Mercoledì delle Ceneri, questo sconosciuto 

Forse per noi cattolici è scontato che il mercoledì delle Ceneri si debba rinunciare a un succulento pranzetto o a una deliziosa cenetta, per accontentarsi di qualcosa di frugale, senza esagerare nelle quantità... ma per quante persone questo giorno è, invece, uno fra tanti, senza differenza nello spirito con cui lo si vive? E allora “cade a fagiolo” questa scelta del Santo Padre, che ha voluto rivolgere questo appello a tutti, credenti e non credenti, nessuno escluso, proprio perché la guerra è una cosa che coinvolge tutti, senza distinzione: ricchi o poveri, persone brillanti o semplici, dotti o analfabeti, bianchi o neri, famosi o sconosciuti. Tutti siamo toccati dal dramma della guerra, soprattutto quando si prospetta il rischio di esserne in qualche modo implicati in prima persona. 

Il Santo Padre si è rivolto a tutta l’umanità, chiedendo il digiuno per la pace. Anche se non si crede in Dio, anche se non si coglie l’importanza di pregare o non se ne sente affatto la necessità, quantomeno si avrà il desiderio di “fare qualcosa”, in prima persona, per cercare di fermare questa guerra! E, forse, molti avranno sentito nel cuore di dover dare il proprio contributo per questa “insensatezza diabolica della violenza” – come l’ha definita il Papa stesso – la quale, se si risponde con altrettanta violenza, non giungerà mai alla fine!

Dunque, un digiuno per implorare la pace; in un giorno, per molti apparentemente insignificante, le persone di buona volontà si saranno unite in questa rinuncia del cibo con l’intenzione di chiedere la fine della guerra. E poi, diciamola tutta: digiunare non costa nulla, anzi, fa pure risparmiare... dunque, tutto di guadagnato, anche per chi non è credente!

Il Papa ha chiesto una cosa elementare, semplice, che sicuramente avrà trovato consensi anche in chi, normalmente, vive questo giorno penitenziale come un qualsiasi altro giorno dell’anno. 

 

Intensamente…

Di questo appello, le parole che più mi hanno colpita sono però quelle rivolte proprio a chi, in Dio, ci crede: “Incoraggio in modo speciale i credenti, perché in quel giorno si dedichino intensamente alla preghiera e al digiuno”.

In questa richiesta, di vivere ciò che già la Chiesa chiede ordinariamente di fare il giorno delle Ceneri, c’è qualcosa di più: la differenza la fanno i termini “dedicarsi” e “intensamente”. Dedicarsi significa “darsi interamente”, cioè buttarsi dentro una cosa con tutto se stessi. L’avverbio intensamente va a rafforzare questo concetto, perché implica una notevole forza di partecipazione e di concentrazione. In altre parole, quel termine significa che questo digiuno e questa preghiera vanno vissuti con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze: con tutto se stessi, anima e corpo. Significa metterci il cuore, in quella rinuncia al cibo; significa mettersi in preghiera, donando quel tempo a Dio, consacrandolo a Lui, offrendogli la nostra attenzione, i nostri sentimenti… il sacrificio di non guardare il cellulare quando arriva un messaggio; la rinuncia ai “voli” della fantasia, che ci portano inevitabilmente a pensare a tutt’altro.  

 

… e non un giorno soltanto!

Ci ho riflettuto a lungo e mi sono chiesta: può essere che, per fermare una guerra, basti vivere queste cose – e in questo modo – solamente il mercoledì delle Ceneri? Io credo di no e la conferma viene da Fatima: nell’apparizione del 13 luglio 1917 la Madonna disse ai Pastorelli di continuare a recitare tutti i giorni il Rosario, in onore della Madonna del Rosario, “per ottenere la pace del mondo e la fine della guerra, perché soltanto Lei vi potrà aiutare”.

Non un giorno soltanto, quindi: ma ogni giorno

L’appello di Papa Francesco, dunque, è come il “la” che dà l’intonazione a tutto questo periodo di Quaresima, in cui i sacrifici che facciamo (digiuni, o rinunce a cibo, bevande, caffè, sigarette, TV, internet, social network...) e la preghiera, devono essere vissuti intensamente. Se l’intenzione, che abbiamo presente, è anche quella di fermare una guerra; e se questa cosa, come credo, ci sta toccando tutti in profondità…  sarà molto facile, allora, che nasca da dentro la spinta che ci aiuti a vivere con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze i piccoli o grandi momenti di preghiera quotidiana e le apparentemente insignificanti rinunce di ogni giorno.

Tre piccoli Pastorelli – e con loro tanta povera e buona gente portoghese – sono riusciti a fermare una guerra. Ora tocca a noi! 

 

 

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