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LAUDATO SII, SIGNORE MIO

Lo stupore e la gratitudine

(Editoriale della rivista “Maria di Fatima” – calendario - del mese di novembre)

 

di p. Mario Piatti icms

Tutti viviamo dando per scontato tante cose, godendo spesso degli agi e dei benefici ereditati da altri, senza preoccuparci troppo di riflettere sul molto che abbiamo e sulla origine di ciò che riempie la nostra quotidianità. Siamo un po’ come quei figli che tutto pretendono dai genitori e forse non hanno mai pronunciato la parola “Grazie”, ignari – consapevolmente o meno – dei mille sacrifici che i nostri cari hanno dovuto affrontare per noi…

In realtà, siamo debitori di tutto, riceviamo dalla mano sapiente di Dio ogni respiro; la sua paternità – attraverso la mediazione di mille cuori – ci accompagna e ci assiste, provvidente, lungo i sofferti sentieri della vita, per attenderci poi nella eterna beatitudine del Cielo.

Tutto è grazia, tutto è dono: tutto dovrebbe generare – per chi si soffermi a riflettere, con il cuore libero da pregiudizi – stupore e riconoscenza, per quello che Dio va operando nel corso della nostra vita e della storia dell’uomo.

Tutto va costantemente riletto con gli occhi di un fanciullo, che si lascia ancora sorprendere e incantare dal fascino della realtà, dal mistero che attraversa i nostri giorni e che spalanca il cuore agli orizzonti infiniti dello Spirito.

Queste considerazioni, specialmente all’inizio di un nuovo anno – e poi lungo i mesi che il Cielo vorrà donarci – ci aiutano e ci educano a riconoscere, con rinnovata gratitudine, le provvidenti tracce dell’amore di Dio, poste sul nostro cammino.

Nel 2026, tra le tante ricorrenze che il Calendario suggerisce, è doveroso ricordare gli 800 anni dalla morte di San Francesco. Il “Poverello”, con la sua radicale sequela di Cristo, ha segnato non solo la sua epoca, ma l’intera storia della Chiesa. Dal suo umile e determinato “sì” alla Volontà del Padre è scaturita una sorgente di grazie inesauribile, che ha prodotto, nel fluire del tempo, innumerevoli frutti di santità, fino ai giorni nostri. Il suo esempio ha suscitato, in ogni epoca, straordinarie figure, entrate nell’immaginario della fede, viventi conferme della sorprendente attualità del Vangelo: basi pensare, limitandoci al Novecento, a San Pio da Pietrelcina, a San Leopoldo Mandic, a San Massimiliano Kolbe e a tanti e tante altri fratelli e sorelle nella fede, che hanno avuto nel Santo di Assisi un riferimento concreto e costante per la loro esistenza.

Proprio pensando a San Francesco, vorremmo attraversare il 2026 con lo sguardo rivolto al Cielo e alle incessanti prove dell’amore che il Padre riversa su di noi, suoi figli.

Ogni giorno sia davvero, per ciascuno e per ciascuna di noi (come recita una delle nostre preghiere mattutine), “un inno di lode a Dio” ripetendo in ogni circostanza “sia fatta la Volontà di Dio”; la nostra penitenza quotidiana sia l’esercizio della pazienza e della carità.

Nel “Cantico delle creature” si eleva un incessante inno di lode al Signore, per quello che, nella sua bontà, continuamente ci elargisce; e si impara a essere stupiti e riconoscenti per l’opera che Egli va realizzando in noi.

Il sole, le stelle, l’aria, l’acqua, il fuoco, le foreste, gli uccelli nel cielo celebrano – a modo loro – un perenne inno di ringraziamento al Creatore. Ma è solo dal cuore dell’uomo che può elevarsi l’espressione più bella e più gradita dell’amore riconoscente, del dolore sofferto e offerto, della umile e filiale richiesta di perdono e di misericordia, sulla propria vita e sul mondo.

Il Calendario del 2026 ci guidi, silenzioso compagno di strada, richiamando al nostro cuore quei frammenti di luce, che la carità di Cristo quotidianamente effonde sulla nostra anima, sulle nostre case, sulla Chiesa e sul mondo.

Uniamo le nostre voci al Cuore Immacolato della Vergine e al candore dei Pastorelli, perché anche noi, di giorno in giorno, componiamo il nostro Magnificat, in terra, nell’attesa – come scrisse la venerabile Suor Lucia di Fatima – del “grande giorno dell’alleluia eterno”, in Cielo.

 

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