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L’esperienza quotidiana del miracolo della vita

Una testimonianza

a cura di padre Enzo Vitale icms

Nel corso degli anni sono stato sempre di più attratto e affascinato dal mistero della vita.
Gli studi di bioetica mi hanno aiutato a trovare conferme su ciò che mi sembrava così ovvio… la presenza della vita umana nel grembo materno.
Fatto sta che, ogni volta che si parla di aborto – chirurgico o chimico che sia – di RU486 (tanto di moda nelle ultime settimane) o di scempi simili, pur basandoci su inconfutabili dati medico-scientifici che ci confermano come nel grembo di una donna c’è una vita umana ai suoi albori, devo constatare che nulla resta più impresso delle esperienze di chi, quelle piccolissime vite, le tocca quotidianamente con mano.
Ho chiesto ad una mia amica di scrivere per noi la sua esperienza.
Ve la passo integralmente… ogni mia ulteriore parola distrarrebbe dall’essenza dell’autenticità di una testimonianza.


“È un reparto bellissimo quello in cui lavori! Fai quotidianamente esperienza del miracolo della vita!”.
Sì, è così!
Non potevo scegliere lavoro più bello.
La mia quotidianità è rallegrata da continui concerti di vagiti e strilli di neonati.
Eppure, in questo concerto così armonico, ogni tanto giunge quella nota stonata.
Assordante.
Che fa arrestare per un attimo quella meravigliosa melodia.
Malgrado la mia struttura ospedaliera non sia accreditata per le IVG (acronimo di Interruzione Volontaria di Gravidanza), negli ultimi anni ha accolto donne che dopo aver assunto la RU486, ed essere state invitate ad andare a casa, si sono ritrovate a combattere seriamente con la vita...
...la vita del loro bimbo che avrebbe voluto vivere e la loro vita messa a dura prova dall’assunzione di un pesticida umano.
Il rivolgersi alla struttura ospedaliera più vicina e non a quella in cui è stata prescritta da RU486 è la scelta più logica per ricevere aiuto e sostegno.
Le gravissime emorragie che sono insorte a seguito dell’espulsione dell’embrioncino nel water di una casa o la ritenzione di quella porzione in cui l’endometrio era divenuto la culla della nuova creatura, sono state devastanti ed hanno compromesso seriamente lo stato di salute e di benessere della donna, sia fisico che psicofisico.
Le emorragie sono gravi, tutti lo sanno.
Ma le emorragie in ostetricia, per una donna, sono devastanti.
Per salvare la paziente, talvolta non bastano numerose quantità di sacche di sangue o dei suoi emoderivati. Purtroppo non sono sufficienti e la soluzione è un approccio demolitivo.
È necessario procedere all’isterectomia: la conseguenza per la donna dal punto di vista fisico, quindi, è la rimozione di un organo.
Non un organo qualunque.
Quell’organo è l’utero.
Utero, che ha la funzione di accogliere, custodire, nutrire e avvolgere il figlio fin quando, venendo alla luce non troverà un porto sicuro quanto il grembo della donna, le braccia della sua mamma.
Impossibile immaginare cosa provi una donna quando è costretta a vivere questa ulteriore e atroce sofferenza. A causare dolore non solo la scelta di eliminare una parte di sé ma anche quella di lottare seriamente tra la vita e la morte.
So per certo che ne escono devastate sia fisicamente che psicologicamente. Avendo avuto, in talune occasioni anche la possibilità di accompagnarle un pochino dopo il terribile evento, ho fatto esperienza di una atroce desolazione, di un distacco dal reale, a volte incompatibile con la vita, di una rabbia incontenibile nei confronti di chi avrebbe potuto stendere una mano per evitare di prendere quella scelta ed invece le mani le ha nascoste.
“Non avrei dovuto! Non avrei dovuto! Come potrò andare avanti?...”, hanno gridato.
E il loro grido, malgrado sia avvenuto in tempi diversi, alle mie orecchie sembra che sia stato gridato all’unisono.
Un grido che si perpetua, ogni giorno, perché ho la consapevolezza e purtroppo la certezza che al mondo, questo grido, si eleva in ogni istante.
Che ciascuna donna possa essere pronta nelle difficoltà, a riconoscere quella Voce che grida dentro il proprio cuore, che desidera accompagnarla in una scelta di vita e di bene.
Perché quella voce, tutte hanno la possibilità di ascoltarla.
La testimonianza è il terribile combattimento interiore di cui parlano loro stesse e che avviene prima della scelta.
Come fare per essere capaci di ascoltare quella voce nel momento della difficoltà?
Trovare il coraggio di gridare contro la paura e la desolazione interiore.
Purtroppo, non è l’offerta dell’assunzione della RU486 che ti viene in soccorso nel darti una soluzione. Quella è solo occasione per fare esperienza di un ulteriore momento di atroce abbandono e solitudine che genera un vuoto tale che niente al mondo potrà più colmare.

 

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