Pillole di SpiritualiTà
Il soldato aprì il costato: dischiuse il tempio sacro, dove ho scoperto un tesoro e dove ho la gioia di trovare splendide ricchezze. (San Giovanni Crisostomo)
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L’identità del sacerdote
di p. Ennio Castellano icms
Ogni anno la Chiesa, nel suo ciclo liturgico, ci permette di approfondire e riflettere su due grandi doni che il Signore Gesù ci ha lasciato, come segni della sua presenza: l’Eucaristia e il Sacerdozio, e li ha donati all’umanità in un contesto di dolore/amore: durante la sua Passione.
Questi “doni del Giovedì Santo” sono i più significativi, sia perché evidenziano il suo grande amore per l’umanità, proprio nella notte del tradimento, sia perché perpetuano in ogni tempo, in ogni luogo e per tutti gli uomini, la sua presenza amorevole e rivitalizzante.
Il Giovedì Santo segna l’inizio del Triduo Pasquale, tre giorni che ci condurranno fino alla Morte e Resurrezione di Gesù. In questo particolare giorno, la Chiesa ricorda l’istituzione dell’Eucarestia, i Vescovi celebrano la Santa Messa Crismale e i Sacerdoti sono chiamati a rinnovare le promesse pronunciate durante l’ordinazione presbiterale. “Volete rinnovare le promesse, che al momento dell’ordinazione avete fatto davanti al vostro Vescovo e al popolo santo di Dio?”, domanda il Vescovo ai Presbiteri. Il Papa San Paolo VI lo chiamava il giorno della festa del Sacerdozio ministeriale, perché tutti i Sacerdoti si incontrano con il Vescovo e festeggiano insieme quello che può essere definito il proprio anniversario di ordinazione.
Riflettiamo sull’identità del Sacerdote, su ciò che gli viene conferito nella sua Ordinazione sacerdotale, su ciò che è abilitato a fare con la sua vocazione e sul dono che gli è concesso… credo che tutto questo ci debba far tremare i polsi!
Riporto alcune riflessioni, raccolte nel libro del Cardinale Comastri: “Nella notte in cui fu tradito” e alcune riflessioni di personaggi che lo stesso Cardinale cita nel suo libro.
“Ogni volta che celebriamo la Santa Messa, noi sacerdoti dovremmo emozionarci profondamente quando pronunciamo le parole della consacrazione. Proprio nel momento in cui chiaramente si manifestava la nostra indegnità, Gesù ci ha raggiunto con un gesto di Amore infinito, un gesto immeritato, un gesto totalmente gratuito, un gesto che aspetta la nostra risposta oggi”. E cita lo scrittore Domenico Giuliotti (1877-1956), il quale scrive: “Il prete è un uomo, ma è di più degli Angeli; è un peccatore, ma rimette i peccati; è un servo, ma il Signore gli ubbidisce. Gli Angeli e persino la Regina degli Angeli, non hanno il potere di assolvere, né quello di chiamare Cristo ogni giorno a rinnovare nella Santa Messa l’offerta riparatrice di Dio a Dio. Lui, lui solo può fare questi prodigi”.
Riporta anche le parole del grande scienziato Enrico Medi (1911-1974), il quale, parlando a un gruppo di Sacerdoti, disse: “Cari Sacerdoti, dopo aver celebrato una Santa Messa come fate a ritornare tranquilli alla vita di ogni giorno? Ci pensate, ci credete a ciò che avviene in ogni Messa? Gesù si identifica con voi, quasi diventa una sola cosa con voi, si sovrappone a voi al punto da dire attraverso di voi: ‘Questo è il mio corpo, Questo è il mio sangue’. E avviene il miracolo! Io provo brividi di emozione! Cari Sacerdoti, non abituatevi a questo miracolo, ma stupitevi ogni volta che celebrate una Santa Messa”.
E infine cita il Santo curato d’Ars (1786-1859), il quale, parlando ai suoi parrocchiani, disse: “Un buon Sacerdote, un Sacerdote secondo il Cuore di Dio, è il più grande tesoro che il buon Dio possa accordare agli uomini. Tolto il Sacerdote, noi non avremmo più la presenza di Gesù nel tabernacolo. Chi lo ha riposto nel tabernacolo? Il Sacerdote! Chi ha accolto la vostra anima al primo entrare nella vita con il Battesimo? Il Sacerdote. Chi la nutre con l’Eucaristia per darle la forza di compiere il suo pellegrinaggio verso il cielo? Il Sacerdote. Chi le darà il perdono di Dio? Ancora il Sacerdote … Dopo Dio, il Sacerdote è tutto! … Lui stesso si capirà bene soltanto in cielo”.
L’immagine del Sacerdote, che emerge dalle citazioni sopra riportate, ci può sembrare forse “enfatizzata”. È certo, però, che hanno tra le mani un grande mistero di amore, che non è loro, ma è stato loro conferito per viverlo e renderlo fruibile, per renderlo vivo e presente nell’umanità di oggi.
La vita del Sacerdote è segnata, centrata dall’Eucaristia, come fonte e culmine della propria esistenza, della propria identità, della propria missione in mezzo all’umanità.
La grandezza e la responsabilità, che è nelle loro mani, devono far riflettere tutti: perché il Signore ha scelto proprio quell’uomo, per questo compito? Ma lui stesso potrebbe chiedersi: perché proprio a me? Ogni Sacerdote riconosce la sua indegnità e piccolezza, davanti a questo immenso dono può fare proprio il dialogo/preghiera tra il profeta Geremia e il Signore: “Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni”. Risposi: “Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane”. Ma il Signore mi disse: “Non dire: “Sono giovane”. Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò e dirai tutto quello che io ti ordinerò. Non aver paura di fronte a loro, perché io sono con te per proteggerti”. (Ger. 1,5-8).
Qual è allora l’augurio che possiamo rivolgere ai nostri Sacerdoti, in questo giorno? Possano essere sempre, ogni giorno della loro vita “tempio dello Spirito” in mezzo alle vicende e alle realtà del mondo, e non si affievoliscano in loro la gioia e la speranza che l’unione con Cristo riversa nei loro cuori.
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