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LI RAGGIUNGIAMO!

Un veliero nella tempesta, un Angelo in Portogallo e un sepolcro vuoto a Gerusalemme.

MARIA DI FATIMA - n°3, APRILE/MAGGIO 2020

 

Carisma, sacrificio e riparazione

LI RAGGIUNGIAMO!

di padre Davide Gilioli icms

Nulla è vano di ciò che tocca -o anche solo sfiora- la nostra vita.
E ciò che la ferisce è addirittura talmente prezioso
da consolare il Cuore ferito di Cristo,
illuminare chi è nelle tenebre,
beneficare un’intera nazione.

 

 

La scena è questa: siamo nella seconda metà del ‘700; ci troviamo nel bel mezzo dell’oceano, durante l’infuriare di una terribile tempesta. Viaggiamo su un agile brigantino inglese. O meglio, su ciò che resta di questo orgoglioso veliero che, ora -fra onde alte come montagne e la rabbia di venti potenti come tornadi- è privato di tutto il suo vigore e sembra un pezzo di legno abbandonato alla furia cieca del mare. I marinai, sconvolti, guardano ammutoliti il loro capitano, che – imperterrito, sprezzante- bussola in una mano e timone nell’altra, continua la navigazione verso l’obiettivo: l’inseguimento della nave nemica, un galeone a tre alberi distante un giorno di viaggio.
Finalmente, il primo ufficiale prende coraggio e tira fuori ciò che tutti pensano:
Dovremmo ammainare i velaggi, signore!” - siamo al limite, facciamo scendere le vele per dare meno presa al vento in questa burrasca; rallentiamo per governare meglio la barca. Rinunciamo all’impresa. Ammainiamo i velaggi.
La nave ancora un po’ terrà”, risponde il capitano senza distogliere lo sguardo dall’orizzonte e abbozzando un mezzo sorriso.
Sbalordito, il primo ufficiale continua:
A che pensate che vi mette così di buon umore, capitano?” - perché diamine sorridete che qui rischiamo di affondare tutti?!? A che pensate?
Che li raggiungiamo!” - A questo penso: gli altri staranno rallentando, la tempesta li fermerà, è dalla nostra parte. Perché noi andiamo avanti. E li raggiungiamo.

 

UN VELIERO NELLA TEMPESTA

Questa scena (un flash in realtà, giusto 40 secondi) di un famoso film prodotto una quindicina di anni fa, ci ricorda che quando infuria la tempesta, quando si alza il vento delle tentazioni o la burrasca delle difficoltà, si aprono dinnanzi a noi due possibilità: si può scegliere di maledire il mare e interrompere il proprio viaggio, oppure di approfittare della tempesta stessa per avvicinarsi al proprio obiettivo.
Già, c’è anche questa possibilità.
Quante tempeste affrontiamo continuamente. E difficoltà, e contrarietà, e sacrifici, e rinunce, e programmi che saltano, e urgenze che ci stravolgono la giornata. E ci fanno fermare, spengono il nostro entusiasmo, bruciano tutti i propositi di bene, ci privano all’improvviso dell’orizzonte della Fede. Ci fanno ammainare i velaggi, appunto: Anche questa, Signore? Tutte a me? Mai un momento di bonaccia, ad avercela un po’ di pace…
Quella scena cinematografica, involontariamente, ricalca tanti momenti della nostra vita. Quando solchiamo spediti i mari della nostra vocazione fino a che tempeste e fulmini ci bloccano e sembrano rendere tutto vano. Sembrano, appunto: perché noi, come il folle capitano, sappiamo che non è così. Anche a noi è dato uno sguardo diverso, anche nella nostra mente balena una certezza che a tanti nostri compagni di viaggio sembra una follia. Anche noi sappiamo che ogni tempesta è un’opportunità, che ogni contrarietà può diventare un’occasione per avvicinarci ancora di più a quelli che sono i nostri veri obiettivi.

 

UN ANGELO IN PORTOGALLO

Li raggiungiamo!” è ciò che ci ha insegnato a dire un Angelo apparso in Portogallo. Mentre i tre piccoli grandi Pastorelli erano attorno al pozzo di famiglia a giocare insieme, ecco il messaggero celeste a portare a loro e a noi l’annunzio: “di tutto quello che potete, offrite un sacrificio a Dio, in atto di riparazione per i peccati da cui Egli è offeso, e come supplica per la conversione dei peccatori. Attirate così sulla vostra Patria la pace.... Soprattutto, accettate e sopportate con sottomissione le sofferenze che il Signore vi manderà”.
La rotta da seguire è già stata tracciata, e conduce verso una meta bellissima: riparare le ferite al Cuore del Signore, convertire animi a Lui distanti, attirare la Pace sulla vostra nazione.
Si prospetta un viaggio da paura, mica robetta da niente. Un Angelo scende dal Cielo per indicare ai Pastorelli -e a tutti noi, che abbracciando questo carisma ci siamo messi accanto a loro, lì nel pozzo, ai piedi del messo celeste- la grandezza della meta che ci si spalanca davanti. E che essa può essere raggiunta, nonostante tutte le tempeste che imperverseranno. Anzi, saranno proprio queste a permetterci di raggiungerla. Perché ogni tempesta, ogni piccola o grande sofferenza che travolge la vita, ha in sé un orizzonte più grande, può essere trasformata in grazia, in opportunità. Non è inutile. Il senso potrà anche restarmi nascosto, ma saprò darle significato: la riparazione e l’offerta, a cui ci chiama Fatima, mirano proprio a questo. Nulla è vano di ciò che tocca -o anche solo sfiora- la nostra vita. E ciò che la ferisce è addirittura talmente prezioso da consolare il Cuore ferito di Cristo, illuminare chi è nelle tenebre, beneficare un’intera nazione.
Ammainare le vele? No, approfittiamone, perché li raggiungiamo!

 

UN SEPOLCRO VUOTO A GERUSALEMME

…giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò” (Gv 20,4-5). La Pasqua ci parla dell’entusiasmo di San Giovanni, della sua prontezza e velocità nell’afferrare la grande novità, portata dalle donne, precipitandosi al sepolcro.
Ma arriva e non entra. Si ferma sulla soglia.
Con le dovute differenze e i limiti che ogni analogia permette, possiamo osare di dire che di fronte a quel dono misterioso e grande del Carisma che ci è stato fatto, non basta arrivarci vicino e stare sulla soglia. Abbiamo bisogno di qualcosa che ci aiuti ad entrare a prendere possesso -e vide e credette- di ciò che ci è offerto. Cogliere il valore e il significato, o forse perfino la potenzialità, che reca con sé l’offerta del sacrificio e ciò che ci apre alla grandezza della riparazione e della comunione nella FCIM, alla novità del nostro Carisma, alla sua pienezza.
Il passo che dalla soglia del sepolcro ci proietta nel cuore del Mistero è seguire l’esempio dei tre Pastorelli, capitani coraggiosi che hanno saputo valorizzare tutto -assolutamente tutto- era dato loro di vivere per raggiungere la meta della loro vocazione.

 

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