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Luce per il mondo

Il valore dell’apostolato

 di fratel Teodosio Epifani, icms

(estratto dal MARIA DI FATIMA - n°2, Marzo 2021)

Cari ragazzi, oggi vi scrivo io, e vi racconto un fatto che mi è capitato un po’ di tempo fa...

 

Dopo un lungo inverno piovoso, e stanco ormai di stare sempre chiuso in casa, il primo giorno riscaldato da un po’ di sole, ho deciso di fare una passeggiata nel bosco vicino dove abitavo. Un po’ per gioco e un po’ perché forse troppo sicuro di me, mi sono avventurato per un sentiero che non conoscevo, dicendomi: “Tanto la strada la ritrovo”. Ultime parole famose di un frate disperso!

Dopo un po’ che camminavo ho dovuto ammettere che… eh sì, mi ero perso! E tra l’altro il cellulare non prendeva. Ho cominciato, allora, a cercare qualcosa che mi potesse indicare un sentiero conosciuto, ma invano. Meno male che, ad un certo punto, vedo venirmi incontro Davide, un padre di famiglia con i suoi bambini, che mi ha accompagnato sul sentiero verso casa.

 

ESSERE APOSTOLI

Ma perché vi ho raccontato questa mia disavventura nel bosco? Beh, è un po’ quello che accade anche nella nostra fede e nelle nostre storie. Abbiamo spesso bisogno di qualcuno che ci indichi la via, che ci aiuti a incontrare Dio per davvero, ma per fare questo bisogna prima conoscerlo, un po’ come Davide che il bosco lo conosceva bene e non era la prima volta che riportava a casa qualcuno smarrito fra quegli alberi. Solo allora saremo anche noi in grado di aiutare gli altri a incontrare Dio. È un po’ quello che hanno fatto gli apostoli ed è quello di cui voglio scrivervi in questa mia lettera: essere apostoli, essere luce per gli altri in un mondo che, forse, manca di veri testimoni. Sì, perché ciascuno di noi è chiamato a esserlo, non solo frati e suore, ma anche ciascuno di voi, a 15 anni, come a 30, e anche quando ne avrete qualcuno in più e avrete già diversi capelli bianchi.

 

UNA VITA NUOVA

Ma cosa vuol dire essere apostoli o fare apostolato?

Per capire meglio andiamo a conoscere quelli che ha scelto Gesù. Gesù sceglie gente semplice: c’era chi stava pescando, chi riparava le reti, chi si trovava al banco delle imposte e chi è stato portato a Lui da qualcuno dei primi chiamati. Insomma, persone che apparentemente non avevano nulla di straordinario, ma per le quali, da quel giorno, la loro vita non è stata più la stessa. Qualcosa li ha affascinati così tanto da decidere di spendere la loro vita per Cristo, fino a spingerli in tutto il mondo ad annunciare agli altri quello che loro avevano sperimentato. Ma tra il primo incontro con Gesù e l’inizio di questo loro viaggio c’è stato qualcosa che non possiamo dimenticare. Il Maestro prima di inviarli, prima di renderli apostoli -che appunto che vuol dire inviati- li fa stare tre anni con Lui. Fa in modo che condividano in tutto la Sua vita. Lo vedono predicare, fare miracoli, ritirarsi in un luogo deserto e pregare, lo vedono mangiare in casa dei pubblicani, perdonare i peccatori pentiti. Insomma, vivono pelle a pelle con Gesù per tre anni, passando dai momenti in cui veniva osannato ai momenti dolorosissimi della Sua Passione. Vedono Lui, il Signore, che lava a ciascuno di loro i piedi e che per loro e tutti noi si dona nell’Eucarestia. Lo vedono morire e lo vedono risorto. E ricevono il dono dello Spirito Santo. Solo dopo questi anni, in cui hanno vissuto questa vicinanza strettissima con Gesù, saranno pronti per essere veri apostoli, per poter parlare agli altri di Cristo.

 

Essere apostoli significa illuminare gli altri con la luce che portiamo dentro

 

LUCE NELLA LUCE

Perché vi ho parlato di tutto questo? Perché fare apostolato, in fondo, nasce da questo, dall’esperienza autentica che si vive con Gesù. Si tratta di illuminare gli altri con la luce che portiamo dentro, ma possiamo farlo se dentro di noi questa luce è davvero presente. È qualcosa di cui noi stessi abbiamo fatto esperienza per primi, è qualcosa di prezioso che non vogliamo tenere solo per noi, ma che abbiamo pensato valesse la pena trasmettere anche agli altri. Tutte quelle esperienze che chiamiamo apostolato nascono da questo: voler tramettere quello che noi per primi abbiamo ricevuto.

Da qui partono le molteplici iniziative di apostolato: predicazioni, testimonianze, opere di carità, buona stampa. E, in questi anni, anche tra voi ragazzi ho visto dei bellissimi esempi. Entusiasti di campi estivi, oratori, vacanze giovani, vi ho visto diffondere queste iniziative tra chi non le conosceva e anche impegnarvi in prima persona affinché riuscissero bene. Perché? Perché ne avevate visto la bellezza e avete voluto condividerla con gli altri. Perché in queste esperienze, oltre al divertimento, ai giochi e alle gite, molti di voi hanno fatto un’esperienza vera di fede ritrovando Colui che dà senso alle vostre vite.

 

AMARE CON IL CUORE DI CRISTO

C’è una preghiera, imparata in seminario, che mi ha sempre colpito: Gesù ha bisogno di noi, delle nostre mani per fare del bene ed esercitare la carità. Ha bisogno delle nostre labbra per continuare a parlare. Ha bisogno del nostro cuore per continuare ad amare e salvare le anime. Sembra qualcosa di incredibile, eppure è così. Gesù si fida così tanto di noi da permetterci di essere continuatori della sua missione, affinché tutti lo possano conoscere. Tutte le iniziative di apostolato altro non sono che amare con il Cuore di Cristo.

Allora, come essere apostoli? Beh, saremo apostoli sempre più autentici, quanto più profondo sarà il nostro rapporto con Dio. Non c’è bisogno di essere gente che sappia fare grandi discorsi o opere spettacolari, c’è bisogno di gente che abbia avuto un vero incontro con Cristo, solo allora siamo capaci di trametterlo. C’è bisogno di far spazio a Dio nella nostra vita, permettergli di amarci e solo allora potremo fare qualcosa per gli altri. Una volta conosciuto qualcosa di così bello, sarà naturale volerlo trasmettere agli altri. Succede, allora, qualcosa di misterioso e allo stesso tempo di meraviglioso: più si condivide con gli altri la propria esperienza di fede, anche se limitata e imperfetta, e più essa diventa forte. Si sperimenta, così, una grande gioia nel sapere che Dio si è servito di noi per fare del bene anche ad altri, perché quando si dona agli altri, si riceve sempre molto di più da Lui.

 

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