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MARIA E ZACCARIA: due annunci a confronto

LE SOMIGLIANZE CHE METTONO IN RISALTO LE DIFFERENZE

di P. Andrea Gori icms

Il tempo di Avvento, si sa, è tempo di attesa. E l’attesa, spesso, è collegata ad un annuncio: quando si annuncia qualcosa, o qualcuno, questo annuncio genera un’attesa. Vediamo allora assieme i due “annunzi cardine” di tutta la Sacra Scrittura, quei due annunci che compendiano e compiono tutti quelli precedenti, in cui convergono tutte le rivelazioni e le profezie dell’Antico Testamento. Penso che abbiate già capito di che cosa si tratti: guardiamo e confrontiamo in parallelo l’annuncio a Zaccaria e l’annuncio a Maria.

Come prima cosa, balza subito all’occhio un elemento: se i destinatari del messaggio sono diversi - da una parte l’anziano sacerdote Zaccaria, dall’altra la giovane vergine Maria - identico è il messaggero, l’arcangelo Gabriele, incaricato da Dio di portare loro il lieto annuncio. Identico è anche il primo moto, di turbamento iniziale, da parte dei due destinatari: “Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore” (Lc 1,12); allo stesso modo Maria: “fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo”. (Lc 1, 29) Identica è anche la rassicurazione che l’Arcangelo rivolge a entrambi: “Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita” (Lc, 1,13); allo stesso modo si sente confortare Maria: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio” (Lc 1, 30). E le analogie non finiscono qua: non solo in entrambi i casi l’Arcangelo Gabriele si fa portatore di buone notizie, ma anche il contenuto di questo lieto annunzio è simile: “tua moglie Elisabetta ti darà un figlio e tu lo chiamerai Giovanni”; “Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù” (Lc 1,31). In entrambi gli episodi si tratta, dunque, dell’annuncio di una nascita miracolosa, del dono di un figlio inaspettato: Giovanni il Battista, il Precursore, da una parte; Gesù Cristo, il Figlio di Dio, dall’altra; da una parte la lucerna, che “dà testimonianza alla luce (Gv, 1, 7)”, dall’altra” la luce vera”, quella che illumina ogni uomo (Gv 1,9); da una parte la voce, dall’altra la Parola.

Ma, se fin qui abbiamo visto le analogie, il racconto è in realtà presentato dall’evangelista Luca secondo l’espediente letterario del contrasto: le somiglianze tra i due annunci mettono allo stesso tempo meglio in risalto le differenze. Insomma, è nelle diverse riposte di Maria e di Zaccaria che “si gioca la partita”. Da una parte il dubbio, il tentennamento: “Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni” (Lc 1,18). Come a dire: “Come è possibile questo? Come posso conoscere che questo può realmente avvenire, dato che io e mia moglie siamo ormai anziani?”. Dall’altra, la domanda della Vergine Maria, che non esprime dubbi, ma chiarimenti: “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?” (Lc, 1, 34). Maria non tentenna, non dubita: “Come avverrà questo?”. Il fatto avverrà, su questo “non ci piove”. Soltanto Maria, da creatura perfettamente libera, chiede una maggiore intelligenza del mistero, una maggiore comprensione delle modalità con cui questa nascita avverrà. “É compatibile questa nascita con il mio proposito di verginità?”, sembra quasi domandare. E mentre tutto il cosmo e l’intera creazione trattengono il fiato, in attesa della sua riposta, arrivano quelle parole che cambiano per sempre la storia: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1, 38). Zaccaria dubita della nascita di colui che sarebbe stato la voce e rimane senza voce; Maria accoglie con fede le parole dell’Angelo e concepisce la Parola. La differenza sta tutta qua… e scusate se è poca cosa!

 

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