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MARIA, MADRE DELLA CHIESA

di Sr. Paola Farace icms 

Amore e dolore sono due facce della stessa medaglia. Così come “un uomo si conosce veramente alla fine” (Sir 11, 28), allo stesso modo, è solo all’apice della sofferenza che si rivela il volto del vero Amore. Ed è ciò che è accaduto ai piedi della Croce. Il ‘sì’ di Maria, pronunciato al momento della concezione verginale di Cristo, trova il suo culmine nel tempo della Passione del Figlio, soprattutto sotto la Croce: una piena adesione al Cuore e al Volere del Padre. Associata con animo materno al sacrificio del Figlio, Ella collabora all’opera della Redenzione.

Per capire l’essenza, la realtà di tutte le cose, bisogna andare alla loro origine.  San Leone Magno scrisse che la nascita di Gesù (Capo) è anche la nascita del suo “Corpo mistico” (la Chiesa). Maria è, quindi, allo stesso tempo, Madre di Cristo, Figlio di Dio e Madre delle membra del suo Corpo Mistico, che è la Chiesa.

E, ancor di più, il sigillo di questa maternità per noi avviene, appunto, proprio sotto la Croce, dove Maria, accettando il testamento del Figlio, ha accolto, in Giovanni, tutti gli uomini da rigenerare alla vita di Grazia, divenendo amorosa nutrice della Chiesa.  “Ella (Maria) cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, con l’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo Ella è diventata per noi madre nell’ordine della grazia”. (Lumen Gentium 61)

Scrive il card. Sarah: “L’acqua e il sangue sgorgati dal Cuore di Cristo sulla Croce, segno della totalità della sua offerta redentiva, continuano sacramentalmente a dar vita alla Chiesa attraverso il Battesimo e l’Eucaristia. In questa mirabile comunione, sempre da alimentare tra il Redentore e i redenti, Maria santissima ha la sua missione materna da svolgere.”

Una madre naturale è tale a partire dal momento del concepimento e per tutta l’intera vita del figlio; ancor di più questo vale per la nostra Mamma del cielo che, generandoci, associata al Figlio, nella vita di Grazia, continua questa generazione nella nostra anima, per tutta la nostra vita, fino al raggiungimento della pienezza della vita di Cristo suo Figlio in noi, perché siamo salvi, cioè santi. Difatti, è scritto nella Lumen Gentium (n.62): “E questa maternità di Maria, nell’economia della grazia, perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell'Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la Croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti, anche dopo la sua assunzione in cielo, non ha interrotto questa funzione salvifica, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata. Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice.”

Dal 2018, la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha disposto l’iscrizione della memoria della “Beata Vergine Maria Madre della Chiesa” nel Calendario Romano Generale, nel lunedì dopo la solennità di Pentecoste, perché venga celebrata ogni anno.  

Tale celebrazione ci aiuta a ricordare che la vita cristiana, per crescere, deve essere ancorata al mistero della croce. “Stabat Mater”: Lei sta, con grande dignità, ai piedi della Croce e vive la sua passione interiore unita alla Passione del Figlio morente, con tutto l’amore di Madre. Da quella Croce sgorga per noi il vero nutrimento, che è Gesù presente nei Sacramenti. È sempre lì che Gesù stesso ci rende, con il dono del suo Spirito, uno in Lui e tra noi, porgendoci il dolce invito a consolare il suo Cuore trafitto, ferito anche dalla più piccola offesa nei suoi confronti.

Infine, Maria, da vera Madre, tra le innumerevoli grazie che ci elargisce, sicuramente associa anche quella di insegnarci a generare vita. Ogni cristiano è chiamato a generare con Dio la vita di Grazia, in sé e negli altri; una vita non-donata e tenuta solo per sé sarebbe sterile: la vita è fatta per essere donata e genera altra vita solo se donata per amore, per il vero bene dell’anima, in Cristo e per Cristo.

Con queste parole termina il commento al decreto del Prefetto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti sulla celebrazione della beata Vergine Maria Madre della Chiesa: “L’auspicio è che questa celebrazione, estesa a tutta la Chiesa, ricordi a tutti i discepoli di Cristo che, se vogliamo crescere e riempirci dell’amore di Dio, bisogna radicare la nostra vita su tre realtà: la Croce, l’Ostia e la Vergine – Crux, Hostia et Virgo. Questi sono i tre misteri che Dio ha donato al mondo per strutturare, fecondare, santificare la nostra vita interiore e per condurci verso Gesù Cristo”. (card. R. Sarah).”

 

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