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MARIA, modello della CHIESA

di Sr. M. Leonarda Innocente icms

Come già si è detto, “tipo” e “modello” non sono sinonimi fra loro, ma fanno riferimento a due diverse relazioni. Mentre il “tipo” corrisponde a una sorta di “simbolo”, il “modello” è, invece, riconducibile a ciò che gli scolastici definivano “causalità esemplare”. Sulla scia di quanto detto, uno scrittore del secolo XI scorge in Maria “La forma della nostra madre Chiesa”, dove il termine “forma” sta ad indicare la perfezione, l'esempio massimo, la più alta concretizzazione. Vera e unica causa di ogni cosa è in realtà solo Cristo, Verbo del Padre, ma la Madre Gli fu associata in un modo che potremmo definire del tutto speciale: è quindi lecito affermare che Lei partecipa dell'esemplarità del Figlio.  Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che il cristiano, nella Chiesa, riconosce in Maria Santissima “il modello e la sorgente” della santità. In Lei la Chiesa tutta si può specchiare per giungere ad assomigliarLe sempre più, cosi da potersi presentare dinanzi al Suo sposo “tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile” (Ef 5, 25).

Maria Santissima è anche d'esempio, in modo sommo, per la docilità con cui abbracciò la Volontà di Dio; dinanzi al dolore o al buio non si tirò indietro, ma continuò a ripetere incessantemente il Suo “sì” a Dio, cooperando così alla Redenzione del genere umano, associata all'opera del Figlio. È esempio di quella riparazione che anche ognuno di noi dovrebbe impegnarsi ad attuare per la gloria di Dio e la conversione dei peccatori. Ogni cristiano è chiamato a riparare al male commesso, è chiamato cioè ad una continua conversione di vita, dal peccato alla grazia, dalla “terra” del mio io a quella di Dio, per corrispondere il più fedelmente possibile alla chiamata alla santità che Dio costantemente gli rivolge. Alla scuola di Fatima, inoltre, impariamo come e quanto Dio desideri essere “consolato”, ovvero, essere amato anche a nome, e per il bene, di coloro che non Lo amano e che restano indifferenti a quanto Dio ha fatto per loro in Cristo Gesù. Questa offerta, questo amore donato generosamente nella vita quotidiana, riparano alle offese fatte a Dio e ottengono grazia, affinché i peccatori si convertano dalla loro cattiva condotta e tornino a Dio, nel quale solamente si trovano felicità e pace vere e durature.

Inoltre la Madonna è modello di santità e di ogni virtù, che Ella visse in modo sommo e non senza fatica; crebbe nelle virtù a mano a mano che il progetto del Signore si andava svelando sotto i Suoi occhi di madre premurosa e attenta a ogni parola del Verbo di Dio, Figlio Suo e Suo Signore.

Anche noi oggi guardiamo a Maria con trasporto amoroso di figli, come al nostro modello. Guardiamo a Lei per imparare dal Suo esempio a costruire la Chiesa. A questo fine sappiamo di dover, innanzi tutto, crescere sotto la Sua guida nell’esercizio della fede. Maria visse la Sua fede in un impegno di approfondimento continuo e di progressiva scoperta, passando attraverso momenti difficili di tenebre, già dall’inizio, che Ella superò grazie a un atteggiamento responsabile di ascolto e di obbedienza nei confronti della Parola di Dio. Noi pure dobbiamo compiere ogni sforzo per approfondire e consolidare la nostra fede «ascoltando, accogliendo, proclamando, venerando la Parola di Dio, scrutando alla Sua luce i segni dei tempi e interpretando e vivendo gli eventi della storia» (San Paolo VI, Marialis cultus, 17). Maria ci sta dinanzi come esempio di coraggiosa speranza e di carità operosa: Ella camminò nella speranza, passando con docile prontezza dalla speranza giudaica alla speranza cristiana, e attuò la carità, accogliendone in sé le esigenze fino al dono più completo e al sacrificio più grande. Sull’esempio Suo, noi pure dobbiamo restare saldi nella speranza, anche quando nembi tempestosi si addensano sulla Chiesa, che come nave avanza tra i flutti, non raramente avversi, delle vicende umane; anche noi dobbiamo crescere nella carità, coltivando l’umiltà, la povertà, lo spirito di servizio, la capacità dell’ascolto e della condiscendenza, in adesione a quanto ci ha insegnato Lei con la testimonianza di tutta la Sua vita.” (San Giovanni Paolo II, omelia a Efeso, 30.11.1979)

 

 

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