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Maria sotto la Croce

La fede, l’amore, il dolore della Madre

di Suor M. Rita Colombo icms

La Chiesa, nella sua liturgia, in questo mese di settembre ci fa contemplare, meditare, “stare” sul Calvario per due giorni di seguito: prima con la festa dell’esaltazione della Santa Croce, poi con la memoria della Beata Vergine Maria Addolorata.
Ci lasciamo interpellare da questo mistero d’amore, consapevoli che la croce si capisce soltanto partendo dal cuore e dall’amore, e che non esiste un Cristo senza croce, ma neppure una croce senza Cristo.

“Voi tutti che passate lungo il cammino, fermatevi e guardate se c’è dolore paragonabile al mio dolore” (cfr. Lam 1,12).
Sembra questo il messaggio che prevale, se ci mettiamo nella prospettiva della Madre. Tuttavia, Maria Santissima ha molto di più da comunicare, da insegnare alla nostra umanità, segnata da peccati, limiti, difetti, ma capace anche di desiderio, di ricerca, di voler crescere, riparare, per poterle stare accanto, accolti e curati da Colei che ci ha accettati come figli.
“Ecco tuo figlio”, dice dalla croce Gesù alla Madre; e a Giovanni: “questa è tua Madre”. E da quel momento lei è nostra madre, quella che si prende cura di noi e non si vergogna di noi: ci difende (cfr. Papa Francesco 15.09.16).

Maria “stava” sotto la croce, in silenzio, abituata come era al nascondimento, alla presenza discreta vicino al Figlio, a conservare nel cuore gli eventi, meditandoli.
Abituata alla riflessione per scoprire l’interiore unità degli avvenimenti, quando arriva sotto la croce è pronta, disponibile. Si era lasciata condurre e preparare da Dio lungo il corso di tutta la sua vita, era cresciuta nella fede, in sapienza, nella comprensione dei misteri, e ora abbraccia l’incomprensibile; e, mentre i discepoli fuggono, rimane ai piedi della croce, vicino al Figlio.

Con quali atteggiamenti Maria avrà partecipato al culmine della Redenzione? Esternamente la immaginiamo sofferente, ma anche sobria e composta.
Lo scambio di sguardi tra Madre e Figlio, avuto lungo la via del Calvario, si ripete sul Golgota: ed è piena comunicazione d’amore e compartecipazione al dolore e alla missione. C’è una piena unità di cuore nel dolore; ma amore e dolore si uniscono nella croce. Il suo amore di Madre la portò a soffrire con Lui, sorretta dalla fede e pienamente abbandonata e ancorata alla volontà del Padre, con totale fedeltà alla missione a cui aveva dato il suo assenso, rinnovandolo ogni giorno.
Lo “stabat” di Maria significa “stare in piedi”, e indica consapevolezza, assenso, partecipazione attiva, volontaria e intima al sacrificio: non è solo spettatrice e non cerca di cambiare gli eventi.
Dio amava Maria, eppure non le risparmiò il Calvario. Così per noi: Dio, che ci ama, non ci risparmierà la croce, che è il segno distintivo del cristiano. Ma con una certezza: il Signore non ci toglie la croce, ma non ci lascia soli, la porta con noi, ci dà la forza di portarla. Imparando ad offrirla al Signore per gli altri, nella riparazione, ciò che si soffre non è invano, diventa benedizione.

E Gesù, rivolgendosi a Giovanni, il discepolo che amava, dona a noi anche quello che aveva di più caro, la sua consolazione: sua Madre. In quel momento “è come se staccasse da sé l’amore di queste due persone che lo circonda. Gesù vuol essere solo. Egli ha preso su di sé la nostra colpa; da solo vuole portarla di fronte alla eterna Giustizia. […]
Una cosa sola lo sostiene: la sua incrollabile fedeltà verso la missione del Padre; il suo inconcepibile amore per noi. E in questo amore Egli si consuma, fino a che tutto sia compiuto.” (R. Guardini)
Noi, causa del dolore della Vergine, la riceviamo come Madre: la sua missione non terminava. La Chiesa nascente aveva bisogno della sue cure materne, ed ella, ancora una volta, seppe “esserci” pienamente, nascondendosi con la stessa discrezione di sempre.

Riviviamo tutto questo nella santa Messa. Papa Francesco ci ricorda che nella celebrazione eucaristica «facciamo il memoriale della Croce, Gesù viene qui e un’altra volta rinnova il suo sacrificio per noi e sua Madre»; nel sacrificio eucaristico, ha spiegato, sono presenti tutti e due «anche se in modo diverso: spiritualmente la Madre, Gesù realmente». La preghiera che possiamo rivolgere al Signore durante la Messa è, allora, che «ci faccia sentire anche oggi», nel momento in cui «un’altra volta si offre al Padre per noi», le parole: «Figlio, ecco la tua madre!» (cfr. Papa Francesco 15.09.15).
Accogliamo questa Madre con fiducia, e apriamole il nostro cuore, affidando a lei tutte le nostre difficoltà, lasciandoci aiutare dalla sua intercessione materna.

 

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