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MARTIRI DI IERI E DI OGGI

Il martirio di sangue

di sr. M. Stella Sgarra icms

Entrando nella basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio, in Roma, nella quale tra l’altro viene custodita la cattedra di san Gregorio Magno, si può contemplare una lunga serie di affreschi che si estende su tutta la parete della chiesa. Essendo l’edificio di forma circolare, le immagini sembrano un’antica pellicola cinematografica, rappresentante le più orrende e raccapriccianti torture alle quali venivano sottoposti i cristiani, prima di essere uccisi in odio alla loro fede in Gesù Cristo. Persino lo scrittore Stendhal, non credente, ma amante delle bellezze artistiche delle chiese romane e di Roma in genere, durante le sue visite alla città eterna entrò in Santo Stefano e, rimasto inorridito da tali rappresentazioni, lasciò una nota assai significativa: «pianta interessante, spaventosi quadri di martiri».

Ma chi, sano di mente, non proverebbe la stessa repulsione di fronte a tanta orribile e crudele violenza? La natura umana rifugge il dolore e la morte, per istinto di autoconservazione: non si va incontro a una morte violenta con il sorriso lieto sulle labbra, e magari pregando e perdonando chi infligge tali sofferenze.

Il martirio di sangue, di cui ancora oggi molti, moltissimi cristiani fanno esperienza, è una pura grazia di Dio, non è conquista dell’uomo, non è una capacità insolita nel sopportare il dolore. I martiri erano uomini e donne come noi, con le loro fragilità, le loro paure, le loro ansie. Noi ne conosciamo solo alcuni, tra tutti quelli che ora sono accanto a Dio, e possiamo riferirci all’esempio di fortezza e fiducia che ci hanno lasciato.

Penso a santa Giovanna d’Arco: la chiesa la venera con il titolo di vergine; tuttavia, ella morì bruciata sul rogo per non tradire la verità che il Signore le aveva affidato. Ella, in un primo momento, firmò l’abiura che le venne offerta per salvarsi dalla condanna di eresia e sfuggire così alla morte sul rogo; ma poi si riprese ed esclamò: «Dio mi ha mandato a dire per bocca di santa Caterina e santa Margherita quale miserabile tradimento ho commesso accettando di ritrattare tutto per paura della morte; mi ha fatto capire che, volendo salvarmi, stavo per dannarmi l’anima!». Questo ci fa capire che anche i più grandi Santi hanno avuto le loro debolezze, i loro momenti di resistenza di fronte ai tormenti.

Comprendere la forza con cui i tanti cristiani sono comunque andati incontro al martirio, non è facile, soprattutto in un’epoca come la nostra, in cui si fa di tutto per attutire o persino eliminare la sofferenza, arrivando anche a porre fine a una vita senza speranza di guarigione. Ebbene: il martirio non lo si improvvisa. Benché sia, come già detto, frutto di una speciale grazia di Dio, esso è anche frutto dell’ordinarietà di fede e di donazione che coinvolge l’intera esistenza dell’uomo, che coltiva nella quotidianità la sua fedeltà al Vangelo di Cristo e che fa della sua vita una continua e totale donazione a Lui: non solo nelle “grandi occasioni”, ma nel contesto dell’ ordinarietà, nel nascondimento, ponendo la verità del Vangelo come principio di ogni scelta e atteggiamento, anche quando diventa scomodo, pregiudicante, discriminante. Solo un amore vero, totale e disinteressato può sostenere il cristiano a non rinnegare quella fede che ha intriso ogni atto della sua vita: non può avvenire altrimenti.

Ma, più che chiederci come riuscire ad affrontare il martirio, dovremmo chiederci perché il cristianesimo sia la religione più perseguitata nel mondo; e come mai, inoltre, ciò non faccia alcuno scalpore, dato che oggi non si fa che parlare di libertà di pensiero, libertà di sentimento, libertà di espressione etc.

Cosa dà fastidio di questa Religione, quale minaccia rappresenta per la società e per quanti non la praticano o non la condividono? Non possiamo non notare come la voce della Chiesa sia la più combattuta, la più fraintesa, la più fastidiosa e criticata, quando si esprime su quegli ambiti che riguardano la sfera più intima e preziosa dell’uomo: la vita, la famiglia, la morale sessuale, la libertà… Finché si parla di preghiere, di storia, di cultura, di angeli o cose simili, probabilmente non si susciterebbe alcuna polemica né dibattito; anzi, forse nemmeno interesse. Ma non appena vengono toccati i temi suddetti – e lo abbiamo visto tante volte nella storia, quando a esempio San Giovanni Paolo II veniva fortemente criticato, anche da cattolici progressisti, per il ruolo che, nel suo Pontificato, proponeva alla donna e per aver confermato l’impossibilità di concedere alle donne  l’ordinazione sacerdotale – ecco che tutti si scatenano e devono tacciare questa Voce che, come tantissime altre nel mondo, offre la Sua visione sull’uomo, sul mondo, sulla vita, sul creato. E se non la si riesce a silenziare soffocandola con ingiurie, minacce, accuse e condanne penali, allora si può arrivare anche all’estremo rimedio, e così abbiamo i nostri nuovi martiri, che non sono solo quelli messi a morte o barbaramente uccisi, ma anche coloro che si vedono privati di dignità, del lavoro, di un posto nella società.

C’è da dire che, ancora in varie parti del mondo, i cristiani vengo uccisi semplicemente perché tali, e lo apprendiamo quando al telegiornale sentiamo la notizia di qualche chiesa saltata in aria durante la funzione del santo Natale o della Pasqua: in quel caso, i mandanti di tale atrocità non si sono nemmeno posti il problema se quegli uomini e quelle donne fossero particolarmente fervorosi nel loro credo o se diffondessero la loro religione anche al di là della loro cerchia sociale: erano là, alla santa Messa, quindi erano cristiani e dovevano morire. Sono dunque martiri anche senza averlo potuto scegliere? Sì, esattamente come quei bambini innocenti che vennero sterminati da Erode: chiunque di essi, in quel frangente, poteva essere il Cristo, il Re venuto a rovesciare Erode dal suo trono, e quindi la sua morte era necessaria per mantenere il suo potere. E quei bambini, senza saperlo, hanno donato la loro vita per Cristo, proprio come tutte quelle persone che, senza prevederlo, si ritrovano a essere bersaglio dei nemici di Cristo, quindi non di un’idea, di un movimento, di un partito politico o di una dottrina, ma di una Persona, che dà senso ad ogni lotta e sacrificio che si possa affrontare per amore e fedeltà a Lui. Ben diverso da chi “consacra” se stesso per una passione, un’arte, uno sport, un lavoro… Tutte cose legittime, belle, che creano e tramandano bellezza all’umanità; ma la grande differenza consiste nel fatto che, quando viene colpito un cristiano, in realtà è Cristo che si vuole colpire, è Cristo che si vuole mettere ancora a morte, è Cristo che si vuole bandire dal mondo e dalla vita di ogni uomo. Chiaramente questi persecutori non comprendono che “il sangue dei martiri è il seme di nuovi cristiani”, e lungi dall’eliminarne la presenza nel mondo, esso la moltiplica e fortifica.

Infine, “martire” significa “testimone”, e ogni martirio testimonia la superiorità della ricompensa che ci si aspetta da Dio rispetto alla presente sofferenza, e questa ricompensa è la vita eterna, alla quale Gesù Cristo continua a chiamare, attraverso i suoi discepoli e la loro testimonianza di vita.

 

 

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