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MASCHIO E FEMMINA LI CREÒ. La sessualità, dimensione pienamente personale

La sessualità non è solo legata al corpo, ma è anche un “modo di essere”.

Maschio e femmina li creò. La sessualità, dimensione pienamente personale

La sessualità non è solo legata al corpo, ma è anche un “modo di essere”.

 

di Suor Caterina Gatti icms

         

          La sessualità umana dipende solamente dal dato biologico? Quante volte abbiamo sentito parlare dell’ideologia di genere – meglio conosciuta come teoria del gender – che assolutizza la dimensione personale della sessualità, la “scelta” di essere maschio o femmina (o anche altro…). Tale ideologia, forse senza volerlo, ha detto qualcosa che, in realtà, è molto importante: la sessualità non dipende solamente dal dato biologico, ma soprattutto dalle prime esperienze personali, dal rapporto con gli altri – specie i genitori – , dall’educazione ricevuta, dalla cultura, dalla società, ecc.
Questa è una grande verità sulla sessualità umana: essa infatti, lungi dall’essere un semplice istinto al servizio della riproduzione della specie (com’è per gli animali), è invece una dimensione pienamente personale. Ci sono certamente degli elementi che accomunano la sessualità animale a quella dell’uomo, ma la cosa che nettamente differenzia la sessualità umana è il posto che essa occupa nell’esistenza della persona: è un modo di essere, nel senso che non esiste parte, ambito nella vita personale che non sia toccato dalla sessualità, o meglio dal modo di essere maschio o femmina. “La sessualità è una componente fondamentale della personalità, un suo modo di essere, di manifestarsi, di comunicare con gli altri, di sentire, di esprimere e di vivere l’amore umano. […] Ogni forma di amore sarà sempre connotata da questa caratterizzazione maschile e femminile” (Sessualità umana: verità e significato, n. 10). Ecco perché nella persona è più corretto parlare di condizione sessuata, che è strettamente radicata alla corporeità che la persona è: non si ha un corpo, ma si è un corpo. La differenza fra essere e avere ha qui enorme importanza: si è persona come maschio o come femmina.

         

          Il dato corporeo a fondamento della condizione sessuata. Questo, chiaramente, ha delle conseguenze: la persona non può rifiutare con le sue scelte o il suo agire la corporeità maschile o femminile, che di fatto è il fondamento della sua condizione sessuata. Bisogna anche riconoscere che il corpo maschile o femminile è sì a fondamento della condizione sessuata, ma tale fondamento presenta due limiti:
          1. il fatto che la condizione sessuata non si riduce al dato biologico, al sesso corporeo. Abbiamo già visto come la condizione sessuata impregna ogni sfera della persona, quindi non riguarda solo il corpo;
          2. inoltre, la condizione sessuata ha bisogno non solo dell’identità sessuale, ma anche dell’identità etica: la persona deve cioè diventare buona nel suo modo di essere uomo e donna.
In ogni caso, il dato corporeo è fondante la condizione sessuata perché è proprio attraverso il corpo che la persona, inizialmente, manifesta se stessa; in altre parole, la corporeità è “lo spazio in cui la persona entra in relazione potendo così integrare attivamente le differenze” (A. Malo).
La sessualità della persona è il mezzo in cui si manifesta l’irripetibilità personale: ogni essere umano è unico, irripetibile, e questa irripetibilità non riguarda quindi l’essere uomo o donna, ma riguarda l’essere persona, la quale può rendere irripetibile il suo modo di essere uomo o donna.
Dunque, la sessualità umana è strettamente legata con la corporeità, ma al contempo dipende strettamente dal vissuto personale che risente di tutti quei fattori accennati prima (educazione, cultura, società, ecc). Anche il gender, come dicevamo, forse senza volerlo, ha messo in risalto proprio questa dimensione personale, ma l’errore di questa teoria sta nel fatto che essa pretende che la persona si comporti concordemente con ciò che soggettivamente crede di essere, senza quindi badare al dato biologico. La condizione sessuata, invece, è indubbio che parta proprio dal dato biologico che, come già detto, ne è il fondamento. Da qui si capisce anche il grande valore del corpo, così come la stretta connessione ed inseparabilità che vi è fra corpo ed anima.

         

         Uomo e donna: uguali ma diversi. Sicuramente vi è una certa uguaglianza tra uomo e donna: entrambi sono persone, entrambi sono creati “a immagine di Dio”. Eppure vi sono delle differenze, all’interno di questa uguaglianza, e non solamente dal punto di vista fisico. Vi è quindi una differenza fra femminile e maschile che “convive” con l’unità specifica dell’essere umano. In altre parole, uomo e donna sono entrambi esseri umani, e in questo appunto sta l’uguaglianza, ma sono allo stesso tempo diversi, come spiega molto bene Edith Stein (ora Santa Teresa Benedetta della Croce): “non solo il corpo è strutturato in modo diverso, non sono differenti solo alcune funzioni fisiologiche particolari, ma tutta la vita del corpo è diversa, il rapporto dell’anima col corpo è differente, e nell’anima stessa è diverso il rapporto dello spirito alla sensibilità, come rapporto delle potenze spirituali tra loro” (dal libro La donna).
Riguardo il discorso della differenza tra uomo e donna, occorre ricordare che se il sottolinearla eccessivamente può condurre a due esiti opposti – o accettare la sottomissione della donna o assolutizzare un genere contrapponendolo ad un altro, come accade in alcune correnti femministe laiche – d’altra parte il parlare solo di “nuova umanità” comporta il non riconoscimento di una differenza fra i generi che di fatto esiste e che deve essere presa in considerazione. Ecco perché il modo giusto di accostarsi allo studio sulla persona umana è quello di un’antropologia duale, che tenga conto, appunto, dell’essere umano maschile e di quello femminile, con le relative peculiarità.

 

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