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“MASCHIO E FEMMINA LO CREÒ”

di Sr. M. Caterina Gatti icms

Che cosa ci rivela la Bibbia sulla creazione dell’essere umano come “maschio e femmina”

Dicendo che l’essere umano è stato creato “maschio e femmina”, la Bibbia ci svela la verità fondamentale sulla persona umana. Innanzi tutto - contrariamente a quanto rivendicato da teorie come quella del gender - la Bibbia rivela che la differenza sessuale è una dimensione fondamentale dell’essere umano, creato, appunto, “maschio e femmina”. Nella Scrittura, infatti, leggiamo che Dio creò l’essere umano “a sua immagine” e lo creò “maschio e femmina”. L’essere umano, dunque, è immagine di Dio in quanto maschio e femmina: l’essere maschio e femmina – cioè la differenza sessuale – è, pertanto, condizione fondamentale per essere “a immagine e somiglianza” di Dio. Come a dire: se non si accetta la differenza sessuale e l’essere sessuati come maschio e femmina, non si può nemmeno essere “a immagine di Dio”.

Ma facciamo un’ulteriore riflessione, sempre a partire da ciò che ci viene in qualche modo “svelato” dalla Sacra Scrittura. Se non esistesse la donna, l’uomo non sarebbe a immagine di Dio, e viceversa: l’essere “a immagine e somiglianza”, cioè, fa riferimento alla persona umana intesa come “maschio e femmina” e mai presa singolarmente. Tutto ciò rivela anche la pari dignità tra uomo e donna, perché entrambi sono stati creati a immagine di Dio. Ecco perché la vera promozione della donna non va mai separata dal tener conto della figura maschile: e ciò vale, naturalmente, anche in senso opposto.

Le correnti femministe che tendono ad esaltare esclusivamente la donna, con le sue peculiarità, mettendo quasi in ombra l’uomo, in realtà non stanno pensando secondo la logica di Dio, ma nascondono sempre un certo desiderio di “rivalsa” sull’uomo, di rivendicazione di diritti per tanto tempo non riconosciuti.

 

Solo Dio, Creatore, conosce alla perfezione l’uomo e la donna

Nel racconto di Genesi 2, Dio fa scendere un torpore sull’uomo, per creare la donna. Si addormenta “uomo” e si risveglia come “maschio e femmina”. Questo particolare, che sembra solo una semplice narrazione, in realtà svela sia all’uomo sia alla donna la loro vera natura: la donna è “un altro io” di fronte all’uomo, che la riconosce simile a sé, cioè un essere al suo pari, col quale potersi relazionare. È interessante che, prima della creazione della donna, l’uomo venga addormentato: questo indica che egli non può dominare la donna (che gode di pari dignità) e insegna che solo in Dio egli potrà conoscere la donna, poiché solo Dio Creatore ne conosce “i meccanismi” in quanto, mentre ella veniva creata, l’uomo dormiva.

L’essere creati maschio e femmina ha una conseguenza, però, anche nel rapporto con il Creatore: l’uomo può relazionarsi con Dio solo in quanto maschio e femmina. Questo determina che, per relazionarsi con Dio, è necessario che l’uomo sappia relazionarsi con la donna, e viceversa. Questo “dialogo” tra uomo e donna permette non solo il dialogo con Dio, ma anche il dominio sulla terra, che viene affidato all’umanità.

 

Non è bene che l’uomo sia solo

La Bibbia, inoltre, in Genesi 2 ci rivela che la solitudine è contraria al progetto di Dio: dopo aver creato l’uomo, Dio vede che non è cosa buona che egli sia solo. L’essere creati “maschio e femmina”, quindi, presuppone il dialogo, la relazione, la comunione. Nel matrimonio, dove l'uomo fa dono di sé alla donna e la donna fa dono di sé all'uomo, entrambi possono “ritrovarsi”, come vera “unità dei due”, secondo la dignità propria della persona. Tutto questo, forse, potrebbe far sorgere dubbi sul celibato e sulla verginità consacrata. Per comprenderli occorre far riferimento al Nuovo Testamento: è Gesù, infatti, che inaugura la via cristiana del celibato “per il Regno dei Cieli”. In essa si rinuncia liberamente al matrimonio, ma come risposta più totale all’amore infinito di Dio e alla sua donazione all’umanità; il celibato è un’altra modalità in cui vivere la propria condizione creaturale umana. Tale “possibilità” è la stessa che ha scelto Gesù: si tratta di una vera e propria chiamata, alla quale la persona può rispondere positivamente, compiendo così una libera scelta; non si tratta, dunque, di una limitazione fisica o psichica, che impedisca al soggetto il matrimonio. Si tratta piuttosto della rinuncia ad esso, per qualcosa di più grande: solamente un motivo più “elevato” può giustificare la rinuncia alla chiamata alla comunione sponsale e quindi al matrimonio: e infatti è una rinuncia offerta “per il Regno dei Cieli”.

 

La sessualità è al servizio dell’amore, sia nel matrimonio che nel celibato o verginità consacrata

Tale modalità in cui vivere la propria condizione umana – il celibato, appunto – può sembrare di primo acchito una contraddizione con la chiamata dell’uomo e della donna alla donazione reciproca, alla loro complementarietà e alla loro comunione sponsale. In realtà l’essere umano, a differenza degli animali, ha la facoltà di scegliere se assecondare o meno gli istinti del proprio corpo, così come è in grado di scegliersi la persona con cui condividere la propria vita. La sessualità, nell’essere umano, non è, quindi, ciò che guida e ciò che determina la persona nel suo agire; ma, piuttosto, è ciò che manifesta ed esprime l’amore. La sessualità, dunque, è al servizio dell’amore.

Grazie alla propria libertà, l’essere umano ha la capacità di realizzare la sua prima vocazione – quella all’amore – sia nel matrimonio come nel celibato; la scelta della verginità, fatta appunto “per il Regno dei Cieli” – dono di Dio dato ad alcuni (“non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso”) – non  implica l’annientamento o la rinuncia alla propria mascolinità o femminilità, alla propria sessualità o alla propria umanità. Il celibe per il Regno vive la sua donazione sponsale agli altri secondo le peculiarità del proprio sesso: svilupperà la propria femminilità nella maternità spirituale, o la propria mascolinità nella paternità spirituale. Il dono di sé viene attuato non nei confronti di un’altra persona, ma dell’intero Corpo di Cristo che è la Chiesa, sull’esempio di Cristo e di Maria Santissima.

 

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