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MATER DOLOROSA

di P. Luis Oliveira Dias icms

Il 15 settembre celebriamo la memoria liturgica della Beata Vergine Maria Addolorata e ricordiamo in modo particolare i momenti di sofferenza e di dolore che sono presenti nella vita della Vergine Maria, in modo particolare ai piedi della croce di Gesù.

Ma perché fare memoria di questo? Di solito non facciamo esattamente il contrario con i nostri familiari o amici quando si soffermano nei ricordi delle sofferenze passate? Gli ripetiamo “Lascia perdere” o “Non ci pensare più”, affinché non abbiano a riaprirsi vecchie ferite e per evitare loro un’ulteriore sofferenza.

Invece con la nostra Mamma celeste facciamo esattamente l'opposto: è viva nella tradizione cristiana la devozione alla Vergine Addolorata, ci sono preghiere molto diffuse come la coroncina ai Sette Dolori in cui continuamente ci immedesimiamo nella sofferenza della Madre di Dio. Perché ricordiamo il dolore? Non siamo sadici né masochisti, cioè non cerchiamo il dolore per il dolore come forma di “piacere” o di alienazione, bensì dietro a questo dolore scorgiamo una realtà infinitamente più bella: quella dell'amore.

L'amore che è nascosto dietro al dolore è l'amore vero, non quel misto di sentimenti dolciastri che oggi ci propinano con la parola “amore”. Nei dolori della Vergine Maria noi contempliamo l'amore vero nel quale lei è vissuta e del quale noi siamo così assetati.

Cosa c’è all'origine di questi dolori? Ho riformulato la domanda in base a ciò che abbiamo appena detto: cosa ha amato la Vergine Maria? Il suo Cuore Immacolato è il rifugio di Dio e di ogni uomo. La Vergine di Nazareth ha speso ogni secondo della sua vita amando: amando Dio con la sua preghiera, con il suo ascolto, con la sua generosità nell’accogliere la divina volontà e poi servendolo in Gesù Cristo, seconda persona della Santissima Trinità, condividendo con Lui la missione di Redentore fino alla croce. Ha amato l'umanità sia nei suoi bisogni concreti, così come vediamo nel mistero della Visitazione, quando lei corre ad assistere la sua cugina Santa Elisabetta noncurante della propria gravidanza o quando intercede a favore della coppia di Cana. Soprattutto l’amore della Vergine viene manifestato ai piedi della croce quando accetta di essere madre di ogni uomo, anche se tutti peccatori e perciò crocifissori di suo Figlio Gesù.

Nel dolore di Maria noi conosciamo l'amore di Maria e impariamo da lei a non aver paura di amare anche se costa.

A ridosso della memoria della Beata Vergine Maria Addolorata, celebriamo una delle apparizioni di Fatima: il 13 settembre.  In questo giorno la Vergine Maria chiede di continuare a pregare il rosario per ottenere la fine della guerra, annuncia il miracolo e le apparizioni che dovevano avvenire il 13 seguente, ma chiede ai veggenti una cosa speciale: che non portino la corda di notte, ma soltanto di giorno. Di che corda si tratta? È una corda grossa e ruvida che i Pastorelli avevano trovato per strada. Dopo averla divisa in tre parti, la portavano alla cintura sotto gli indumenti a contatto con la pelle, provocando grandi sofferenze. La Vergine vieta loro di portare la corda di notte, ma non vieta loro di portarla di giorno. Anzi dice loro: “Dio è contento dei vostri sacrifici”. Questo atteggiamento ci è enormemente di scandalo in una mentalità che vede il dolore come il male assoluto da cancellare anche a costo della propria vita, esempio evidente è l’eutanasia. Invece a Fatima la Madonna ci apre lo sguardo e ci invita non solo a contemplare i suoi dolori, ma a prenderne parte per mezzo dei nostri, affinché prendiamo parte, poi, al suo amore verso Dio e verso gli uomini.

 

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