Pillole di SpiritualiTà
I Cuori di Gesù e di Maria stanno attenti alla voce della vostra supplica. (dalle Memorie di suor Lucia)
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Solo l’Amore gratuito ci trasforma in risorti
di Sr. M. Francesca Fera icms
Tutti conosciamo il celebre Discorso delle Beatitudini che il Signore Gesù fece quando “salì sulla Montagna, circondato dai suoi discepoli” (cf. Mt 5, 1-12).
Tuttavia, quelle narrate al cap. 5 del Vangelo di Matteo, non sono le uniche beatitudini proclamate da Gesù. Ce ne sono altre “disseminate” nei Vangeli e una di queste è quella che il Signore Risorto rivela all’Apostolo Tommaso, otto giorni dopo la Pasqua: “Perché mi hai veduto, tu mi hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” (Gv 20,29)
L’episodio evangelico dell’incredulità di Tommaso è divenuto, nel corso della storia e della tradizione, talmente popolare, da trasformarsi in un vero e proprio “detto”: “Io sono come S. Tommaso, se non vedo non credo!”. Detto che, con molta probabilità, ognuno di noi può attribuire a se stesso, immersi come siamo in una mentalità e in una cultura che fonda le proprie certezze solo su dati empirici, senza pensare che la Verità è contenuta, sì, nella realtà, ma la supera e la trascende.
“Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”: queste parole di Gesù suonano come un dolce rimprovero all’Apostolo il quale – di fronte alla testimonianza degli altri Discepoli, che gli avevano detto di aver visto il Signore – afferma con decisione: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». Egli pone tre condizioni sine qua non: se non si fossero verificate, non avrebbe creduto. E il Signore manifesta tutta la sua infinita Misericordia e Bontà nei confronti del suo discepolo perché, non solo appare di nuovo per farsi vedere anche da lui, ma nelle parole che gli rivolge riprende – uno per uno – i tre “se” di Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!».
“Mio Signore e mio Dio” fu la straordinaria confessione di fede dell’Apostolo nel momento in cui si rende conto – toccando con mano – che quelle che aveva davanti erano proprio le Piaghe ancora aperte del suo Signore, che era stato Crocifisso per Lui e che, per un eccesso di Amore nei suoi confronti, si era chinato sulla sua diffidenza e fragilità, trasformandole in un atto di fede colmo di gratitudine! Tommaso aveva bisogno di incontrarsi “a tu per Tu” con il Crocifisso, per credere nel Signore Risorto.
Il nostro cammino di fede si fonda sul rapporto intimo e personale con Dio, che quotidianamente va alimentato con una profonda vita di preghiera e un’assidua frequenza al Sacramento dell’Eucaristia. In fondo, nell’incontro tra Tommaso e Gesù, contempliamo la povertà della nostra natura che viene soccorsa ed elevata dalla Grazia di Dio, che sgorga dal costato trafitto di Cristo. E questa è l’esperienza che ogni cristiano fa, ogni volta che con fede e amore si nutre del SS.mo Sacramento.
L’amicizia personale con Dio è fondamentale, ma non basta. Il motivo per cui Tommaso, la prima volta, non si è incontrato con il Risorto è perché “non era con loro”, non era insieme gli altri Apostoli, si era allontanato dalla comunità. Infatti, Gesù gli è apparso, otto giorni dopo, perché era con gli altri. Si era allontanato talmente tanto dal gruppo dei discepoli, da diffidare della loro testimonianza quando gli dissero: “Abbiamo visto il Signore!”.
Questa sottolineatura del Vangelo ci aiuta a comprendere meglio un aspetto importante della vita cristiana, che è quello della fraternità, come via per entrare nello spessore della Croce e credere nella Resurrezione.
Lo stare accanto agli altri e con gli altri – i fratelli che Dio ci ha affidato – sporcando le nostre mani con il sangue che esce dalle piaghe della loro vita – anche quando queste possono suscitare ribrezzo, quando sono maleodoranti e contagiose – è l’unica esperienza vera che ci aiuta a rivivere in noi quel passaggio interiore avvenuto nel cuore di S. Tommaso: dalla diffidenza alla confessione della fede, dalla distanza alla comunione, dalla chiusura nel ripiegamento su di sé allo slancio della missione!
Esperienza che ha trasformato l’incredulo Tommaso in un Apostolo di Cristo e della sua Resurrezione. Nel momento in cui anche noi impariamo ad aprire le nostre piaghe, condividendole con gli altri, cercando di ricevere con gratitudine tutto quanto sono disposti a donarci nei limiti della loro umanità, saremo anche noi trasformati da quella Grazia, che ci giunge sempre mediante la Chiesa, la comunità, il prossimo.
La fede, che non si incarna nelle relazioni, rimarrà sempre una “chimera”, una pura illusione. Pensiamo di credere e invece siamo ancora lontani dalla conoscenza della Verità, da quel Logos che si è fatto Carne.
Come disse S. Giovanni “Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte” (1 Gv 3,14).
Solo l’Amore, gratuitamente dato e ricevuto, ci permette di vivere da veri credenti, ci trasforma in risorti e ci dona la grazia di poter annunciare e testimoniare la bellezza della vita nuova in Cristo Gesù, nostro Signore e nostro Dio!
“Metti qua il tuo dito, guarda le mie mani, stendi la tua mano”
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