Pillole di SpiritualiTà
Dio ha nascosto nella sua parola tutti i tesori, perché ciascuno di noi trovi una ricchezza in ciò che contempla. (Sant'Efrem)
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di P. Vincenzo Perrone icms
Tante volte ci sentiamo spinti verso qualcosa: prendere una decisione, effettuare una scelta o rimandarla, dire o non dire, fare o non fare una determinata cosa...
Spesso non sappiamo quale sia la cosa più conveniente: siamo combattuti, l’ago della bilancia delle nostre decisioni interiori pende un po’ di qua e un po’ di là e rimaniamo in una situazione di stallo: cosa vorrà il Signore da me in questa situazione? Mi sta parlando, mi sta offrendo un’occasione? O forse si tratta di una tentazione del demonio per togliermi la pace?
L’arte del discernimento è un dono molto importante; ma, ordinariamente, si acquista a prezzo di molte fatiche. “Vagliate ogni cosa, tenete ciò che è buono” scrive San Paolo. Per questo, soprattutto per le decisioni più importanti, come gli antichi monaci ci insegnano, è sempre opportuno lasciarsi guidare da un padre o una madre spirituale, persone esperte nella vita dello spirito. Ma essi non sono sempre a nostra disposizione, mentre la voce del Signore, quella del tentatore e quella della nostra psiche parlano continuamente al nostro cuore… e a volte bisogna decidere in fretta! Come fare? Con questo articolo vogliamo venire incontro al lettore, dando alcuni brevi – e certamente non esaustivi – suggerimenti, per “iniziarlo” alla sublime arte del discernimento degli spiriti.
Prima regola: gioia/tristezza.
Quando sant’Ignazio di Loyola si trovava infermo, dopo la battaglia di Pamplona, mentre trascorreva il tempo a letto, leggendo romanzi o fantasticando, faceva questa l’esperienza:
“Quando pensava alle cose del mondo, provava molto piacere, ma quando stanco le lasciava si trovava vuoto e scontento. Quando pensava di andare a Gerusalemme scalzo, di mangiare solo erbe e di fare tutte le altre cose dure che vedeva che avevano fatto i santi, non solo si consolava quando vi stava pensando, ma anche dopo aver lasciato questi pensieri restava contento e allegro” (Autobiografia)
Un primo criterio di discernimento delle ispirazioni buone e cattive riguarda il “retrogusto” che lasciano dentro di noi: un’ispirazione cattiva all’inizio può dare piacere, ma è una gioia effimera che poi lascerà l’amaro in bocca. Un’ispirazione buona, invece, tante volte può costare fatica: ma poi, quando è assecondata, lascia una gioia duratura, resistente all’usura.
Seconda regola: pace/turbamento
Lo Spirito Santo è sempre umile e non ha mai fretta. Le sue ispirazioni ci lasciano sempre la pace. Lo spirito malvagio, invece, ama intorbidire le acque, lasciare l’anima inquieta e turbata. Di fronte ad un pensiero che ci viene, questo può essere un buon criterio di discernimento: eseguirlo, mi dà pace? Allora lo faccio aspettare, perché lo Spirito è umile… se mi dà ancora pace dopo un po’ di tempo, allora è un segno buono. Se, invece, mi dà turbamento, inquietudine, fretta di doverlo realizzare a tutti i costi… allora la cosa incomincia a puzzare… di zolfo!
Queste non sono le uniche regole e sul discernimento ci sarebbe da dire molto, molto altro. Lo Spirito Santo, che è maestro del discernere, guiderà per questa strada chi si affida a Lui. È l’arte delle arti. Per chi fosse interessato ad approfondire, consigliamo un po’ di bibliografia:
- Occasione o tentazione? Scuola pratica per discernere e per decidere, di Silvano Fausti
- Alla scuola dello Spirito Santo, di Jacques Philippe
- L'arte della buona battaglia. La libertà interiore e gli otto pensieri maligni secondo Evagrio Pontico, di Don Fabio Rosini
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