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Padre, ma adesso che succede?

Il ringraziamento alla Comunione

 di P. Davide Gilioli icms

(estratto dal MARIA DI FATIMA - n°1, Gennaio/Febbraio 2021)

 

Ci sono gesti semplici capaci di rivelare una fede profonda, di manifestare un amore sincero e, in alcuni casi, anche di indicare l’appartenenza al Movimento.
Come la preghiera del Conserverò e il silenzio che la precede, per esempio…

 

 

Sarà capitato anche a te, forse.

La Messa è finita, andate in pace”. Ma non va via nessuno.

Embè? Che fanno? Forse erano distratti e non hanno sentito… Ah, no no, certo: vogliono aspettare che termini il canto finale.

Però quello finisce, passano i secondi e la gente resta ancora lì. C’è chi si mette in ginocchio, testa fra le mani, chi seduto sulle panche, con lo sguardo chino: tutti sono raccolti. In silenzio.

Fino a che, passati un bel po’ di minuti, attacca una voce (che col tempo diventa così famigliare): “Conserverò in pace con Dio…

E allora: Padre, ma adesso che succede? - Quante volte me lo hanno chiesto ragazzi che per la prima volta venivano ad un campeggio o partecipavano a un ritiro/pellegrinaggio della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria. Usciva spontanea da loro questa domanda, perché spiazzati dal fatto che tutti gli altri, proprio come se fosse la cosa più normale e ovvia del mondo (e, in effetti, a pensarci bene è la cosa più normale e ovvia del mondo, o almeno, dovrebbe esserlo) si fermassero, terminata la s. Messa, tutti ancora in chiesa, in silenzio e preghiera. Come se fossero in attesa di qualcosa. E quindi, appunto, che succede? 

Succede che -spieghi per l’ennesima volta- quando l’Artista è all’opera, bisogna aspettare che finisca, lasciarlo lavorare, dargli il giusto tempo perché possa realizzare il Suo capolavoro.

 

UNA TELA E IL SUO PITTORE

Va bene, magari detto così non è che sia proprio chiarissima come spiegazione, ma, almeno ai ragazzi, io l’ho sempre spiegato in questo modo, rubando l’esempio alla Maestra del Noviziato di s. Margherita Maria Alacoque (meno male che in Paradiso non esiste il Copyright…).

Ricevere la comunione è appoggiare la tela della propria anima, bianca e rinnovata dalla Grazia Divina, dinnanzi all’Artista più creativo e abile che esista, Dio. Il tempo che segue quell’Amen detto quando riceviamo il Corpo di Cristo, è tempo prezioso, dove Lui si mette all’opera. Tocca l’anima, plasma il cuore, infonde amore. Fermarsi a vivere il ringraziamento alla comunione è, in poche parole, lasciare lavorare Dio nel cuore e gustare ogni istante di questa Sua attività. Finché il lavoro non è finito, finché è viva la sua Presenza in noi.

Dal momento della Consacrazione, Cristo trasforma l’Ostia consacrata in Sé stesso, si rende presente in Corpo, Sangue, Anima e Divinità, e dall’istante in cui riceviamo la Comunione la Sua presenza permane realmente in noi finché perdurano le specie eucaristiche, ovvero per circa un quarto d’ora di tempo. Un quarto d’ora d’oro, dove noi diamo tempo a Dio e in cambio riceviamo eternità, la Sua eternità. Un’occasione unica, da non farsi scappare.

 

Sosta con Gesù, come una tela innanzi al suo pittore: silenziosa e immobile, pronta ad essere trasformata

 

ACCHIAPPARELLA

Ma a volte, invece, partecipando alla Messa, si ha quasi l’impressione che tanti siano lì per giocare con Nostro Signore, sfidandolo a quel gioco così in voga fra i bambini di tutti i tempi: corrono da Lui, lo toccano, e poi scappano via, veloci, per paura che Lui li tocchi a sua volta. Si fugge dalla chiesa: non mi tocchi più Signore, prova a prendermi….

Eppure, il tocco di Cristo è prodigioso. Leggi i Vangeli e ogni volta che Gesù tocca una persona la cambia: guarisce, sana, trasforma. Era efficace quel tocco nelle strade della Palestina, e lo è altrettanto ora, fra le panche delle nostre chiese. Perché scappare? Paura di perdere cosa? Dovremmo avere paura solo di perdere l’occasione di sostare con il nostro Dio, sciupando l’opportunità di essere plasmati ancora una volta, trasformati ancora una volta, dalla potenza del Suo amore e della Sua presenza.

 

UN CIBO PRODIGIOSO

Io sono il cibo dei forti. Cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me” (Confessioni, VII, 10, 18), così riporta s. Agostino nelle sue Confessioni. Un cibo unico, quello eucaristico. Unico, perché noi di solito assimiliamo ciò che mangiano, lo scomponiamo e lo assumiamo, facendolo diventare parte di noi. Con l’Ostia Consacrata, invece, avviene il contrario: è Cristo che ci assimila a sé, che ci trasforma in Lui. L'effetto proprio di questo Sacramento è la trasformazione dell'uomo in Cristo: davvero gran bel capolavoro ha in mente il Divino Artista, roba di qualità!

Dal nostro canto, dobbiamo solo da lasciargli il tempo necessario perché possa realizzare la Sua opera, approfittando del privilegio concessoci, restando lì, parlando con Lui, confidandosi, pregando, affidandosi, o anche “solo” stando uniti a Lui in silenzio, in un grande abbraccio d’amore dove non servono parole e la presenza è tutto ciò che basta.

 

CONSERVERÒ

Sicuramente è un momento personale e intimo, ma -al tempo stesso- anche comunitario, da vivere insieme con tutte quelle persone che sono lì con noi, radunate dallo stesso Amore, legate da questo stupendo cammino nella Chiesa (e nel Movimento). Per questo la FCIM ama viverlo insieme, stringendoci, in silenzio e raccoglimento, tutti accanto a quel Cristo ricevuto in dono nell’ Eucarestia.

In attesa che finisca il Suo capolavoro, con la recita di quella preghiera che la prima volta ci ha spiazzati, ma senza la quale ora non possiamo più uscire di chiesa. Perché, ora sì, sappiamo bene ciò che succede in noi: Conserverò in pace con Dio l'anima mia…

 

***

Preghiera per il ringraziamento alla comunione della FCIM

«Conserverò in pace con Dio l'anima mia e pregherò per la pace nel mondo. Nelle mie afflizioni non cercherò mai conforto dal mondo, ma davanti a Gesù Sacramento, nel silenzio e nella preghiera. Voglio abbandonarmi nel Cuore di Gesù, come un bambino che riposa sul cuore della mamma. Domanderò la grazia di morire amando Dio con tutte le mie forze e ripetendo spesso nella vita la protesta di amore con cui vorrei morire: Mio Dio ti amo!»

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