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PELLEGRINI DI SPERANZA PER IL MONDO

EDITORIALE MARIA DI FATIMA - NOVEMBRE 2024

di P. Mario Piatti icms

La santità è un Tesoro – anzi, “il Tesoro” – della Chiesa: un tesoro speciale, la sua vera e unica ricchezza, che nulla e nessuno possono né potranno mai compromettere, o “saccheggiare”, o impoverire.

I Santi e le Sante sono gli autentici interpreti di quella Vocazione “fontale”, originaria, che riguarda ogni uomo che viene sulla Terra: in particolare chi, attraverso il Battesimo, già appartiene a Cristo. Essi sono i custodi privilegiati del segreto della vera felicità, di quel “Talismano” nascosto, che rende bella la vita quaggiù – pur in mezzo a tante prove – e la spalanca poi alle prospettive del Cielo, all’abbraccio eterno con l’Amore di Dio. Veri modelli di Vita, in tutto, per tutte le età e le condizioni personali e sociali, hanno saputo cogliere il valore e la preziosità incomparabile del presente, il mistero racchiuso in ogni istante della Vita e il nesso profondo tra Storia ed Eternità.

Ogni giorno è attesa del Regno; ogni ora, ogni istante è come se fossero collocati ai confini del tempo, sul crinale posto tra il presente e l’eternità, tra il “quaggiù” e il “lassù”. Cristo ci invita a vivere in questa attesa, come accadesse oggi – ora – l’incontro con il destino, percepibile già, attraverso mille fessure, nella ordinarietà della vita e verso il quale siamo tutti protesi, pellegrini lungo le vie della nostra esistenza. Viviamo come “stretti” tra il Tempo – con i suoi ritmi e le sue esigenze – e l’Eterno, con il suo Mistero.

Nonostante la nativa fragilità umana, che fa parte della nostra stessa “struttura” personale, i veri “Servi di Dio” – come i Pastorelli di Fatima – si abbandonano pienamente alla Volontà e all’Amore del Padre, ricevendo luce e forza dallo Spirito e operando con santa “ostinazione” nel compiere il Bene, in un impegno stabile di carità, verso Dio e verso il prossimo.

Quali mezzi ci occorrono, perché non venga meno la “memoria” del nostro destino, della preziosità di ogni istante, del significato profondo del tempo che Dio ci dona?

Santa Caterina de’ Vigri (1413-1463), ha raccolto e ha indicato 7 preziosi strumenti, in una sua fortunata “operetta”: sette “armi”, che possono aiutare anche noi, oggi: la diligenza; la diffidenza verso le proprie forze; la confidenza in Dio; la memoria della Passione di Gesù Cristo; la memoria della propria morte; la memoria della gloria di Dio; l’autorità della Santa Scrittura.

La diligenza – cioè la “buona volontà” – è l’elemento fondamentale per operare in comunione con il Signore. Tutto è suo: la nostra persona, frutto della sua infinita Sapienza; il nostro corpo, la nostra anima, la nostra fisionomia, le nostre qualità; il tempo che abbiamo, la rete di affetti e di relazioni personali nella quale viviamo. Tutto ci è dato dalla sua Bontà, tutto è frutto del suo Amore e della sua onnipotenza. Tocca a noi accogliere quanto proviene da Lui; la Grazia richiede sempre la libera adesione del nostro spirito alla Volontà del Padre.

La “buona volontà” significa perseveranza, coraggio nell’affrontare le avversità, sincero desiderio di crescere nelle virtù; pazienza nella prova, determinazione nel Bene. La pigrizia, la stanchezza, lo scoraggiamento cercheranno sempre di rallentarci, di toglierci l’entusiasmo nel progredire sulle vie del Signore.

La “diligenza” va chiesta come grazia, come “habitus” interiore: cioè come attitudine santa, incessante, per affrontare le provocazioni quotidiane, interne ed esterne. La “buona volontà” è il marchio di un cuore sinceramente disposto alla Grazia, aperto alle ispirazioni del Signore, consapevole della responsabilità affidatagli dal Cielo e desideroso di assecondare la Volontà di Dio.

Scriveva un autore spirituale: «La nostra esistenza terrena è bella e ha senso, ma se è vissuta in rapporto all’eternità… Dio ci chiama a essere vera copia di Gesù in questo mondo, tanto che ognuno di noi può dire che ogni respiro che Dio gli dona porta con sé questa chiamata di Dio. È per questo che Dio continua ancora a darci la vita: per ricopiare Cristo e portarlo in questo mondo… E Gesù Cristo, in questo mondo, lo dobbiamo riportare noi e voi, ma non si riporta se noi per primi non arriviamo a ricopiarlo bene, a farlo vivere bene dentro di noi, tanto che, quando uno ci vede, deve vedere Gesù Cristo. È questa la chiamata di Dio. E a questo Dio ci chiama costantemente».

Solo così saremo veri “pellegrini di speranza”, passo dopo passo, ogni giorno, lungo i mesi di questo Nuovo Anno.

 

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