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PENSAVO DI AVERE TUTTO…

Viaggio alla scoperta del vero amore

di Rosaria Falasca

Pensavo di avere tutto… un buon lavoro, come sognavo sin da piccola; un tetto, con sotto le persone che amo, la mia famiglia, un cane… insomma, cosa volere di più dalla vita? Sembrerebbe null’altro, eppure il meglio doveva ancora venire.

Diciamo che la mia vita doveva ancora prendere una “piega” diversa.

Ho conosciuto la Famiglia del Cuore Immacolato di Maria iscrivendo il mio primogenito al catechismo, per la Comunione. Un carisma affascinante e coinvolgente, ma la frenesia della vita di tutti i giorni e il “soggettivismo” – con cui spesso viviamo la fede – ancora prendeva il sopravvento. Non era ancora arrivato il momento giusto.

Poi il momento giusto si presenta, quel momento difficile in cui ti chiedi: ma perché proprio a me? E ora che faccio?

E proprio in quel momento, con la piena libertà che il Signore ti dà, puoi scegliere se farti travolgere dagli eventi e dall’effimero oppure “fare la differenza”, scegliere cioè la via d’uscita. E così, nel giorno dell’Immacolata, in un’emozione unica e indicibile, si è espressa la mia scelta, lasciandomi letteralmente trasportare nel Movimento della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria, con la semplicità di chi si affida totalmente a Dio, dando il via al vero cammino, nel quale rinneghi te stessa per far spazio a Lui.

Accompagnata e quasi “circondata” dai Padri, dalle Suore e da tutti i fratelli e le sorelle del Movimento, ho cominciato a imparare – e continuo a farlo – quanto è bello l’Amore, quello con la “A” maiuscola, che dona senza chiedere.

Quanti momenti di Grazia ci dona il Signore! Il sostegno che si prova stando in Adorazione davanti al Santissimo, in quel silenzio che ti parla e ti conforta, in cui ti affidi totalmente a Lui, che sa leggerti dentro e sa indicarti la giusta via; il piacere della recita quotidiana del Santo Rosario, che, con il nome che porto – che, tra l’altro, non mi era mai piaciuto! – mi ha reso più chiara l’importanza, nella mia vita, della preghiera e della devozione alla Mamma Celeste; la bellezza di pregare anche cantando, in un coro dove le diverse voci viaggiano all’unisono, in un’unica lode a Dio; il provare a mettere un po’ di quel lievito, che fermenta e che dà frutto, nel cuore dei piccoli che si avvicinano ai sacramenti; la partecipazione agli Esercizi Spirituali che, sotto l’azione dello Spirito Santo, ci permettono di fare ordine nella propria esistenza...

E poi: scoprire la meravigliosa storia di Fatima, dei tre Pastorelli, cioè di come Dio agisce attraverso i più piccoli e umili, i semplici; la pratica dei “primi cinque sabati del mese”; i tanti pellegrinaggi nei luoghi sacri… E, tra i tanti, certamente il più mistico dei pellegrinaggi, quello appunto in terra di Fatima: dove, nonostante i tanti visitatori, regna il silenzio, che avvolge la solenne maestà del Santuario; dove ho pianto, dal momento dell’arrivo fino alla partenza, lacrime di gioia per aver sentito, da subito, sulla pelle, tutto l’amore donatoci da Dio, che non si stanca mai di manifestarcelo e che ce lo fa respirare nell’aria stessa.

A Fatima ho imparato che, nonostante le diversità tra i vari popoli, siamo tutti uguali davanti a Dio, uniti nella preghiera, seppure recitata in lingue tanto differenti. Come non parlare, poi, della “via bianca”, percorsa in ginocchio, avvolti solo dalla preghiera, dalla sofferenza che ti accomuna in maniera indelebile con chi viaggia insieme a te, con il solo desiderio di arrivare dalla Mamma celeste, rifugio e via che conduce a Dio e che unisce ancor più i cuori, in un finale pianto liberatorio di grazia. E, naturalmente, la gioia di ricevere Gesù, perché più lo ricevi e sempre più la Grazia penetra in te: non ti fa più sentire sola, ti fa riscoprire la bellezza del creato, ti fa apprezzare e amare soprattutto le piccole cose, che formano le grandi cose..

Insomma, quell’affidamento al Cuore Immacolato diventa il primo passo di un lungo e pur faticoso cammino, che dona però una pienezza interiore, che riempie ogni giorno il cuore, in un continuo crescendo di vita vera.

Anche quando compare la “croce”, senza che la cerchi, ti rendi conto che in fondo è Cristo stesso che ti chiede di portarla, che ti chiama e ti dà la possibilità della salvezza. E, se capisci questo, la croce la abbracci più forte, la fai ancora più tua, perché è Dio che l’ha voluta per te, a tua dimensione, apposta per te e non potresti averne un’altra.

E così oggi mi sento spesso dire: “Ma cosa hai fatto? Emani una luce… sei diversa!”. E quando rispondo che ho lasciato agire il Signore nella mia vita, spero che anche altri riescano a percepire la vera origine di questa luce; e, come me, provino a buttarsi, nella maniera più semplice, in questo cammino di fede. Perché, in fondo, tutti siamo fatti per il Cielo.

 

 

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