Pillole di SpiritualiTà
Maria edifica continuamente la Chiesa, la aduna, la mantiene unita. (San Josemaria Escrivà)
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"Dio è Amore. Chi rimane nell' amore dimora in Dio e Dio dimora in lui"
di Sr. Paola Lanzilotti icms
È il 10 Settembre 1946, siamo in India, una giovane suora si sta recando in treno da Calcutta a Darjeeling dove vivrà il suo ritiro annuale nel convento delle suore di Loreto; quella suora oggi è conosciuta come Madre Teresa di Calcutta. È un episodio degno di nota poiché fu proprio in quel giorno che questa donna, che ha segnato la storia della Chiesa e del mondo intero, alla vista della povertà che la circondava, ricevette la sua "chiamata nella chiamata", quella di mettere interamente la sua vita a servizio dei più poveri dei poveri.
Per parlarvi della virtù della carità avrei potuto prendere il Catechismo della Chiesa Cattolica e approfondirne le definizioni (che comunque vi invito a leggere ai numeri 1822-1829) ma credo che in questo senso la vita sia più eloquente e possa aiutare maggiormente a entrare nel mistero di quanto la Chiesa ci insegna con le parole e con l'esempio dei santi.
Cosa accadde nel cuore di Madre Teresa quel giorno? Cosa incise così tanto in lei fino a farle prendere la scelta tanto radicale di lasciare la Congregazione di cui faceva parte, e in cui era felice, per fondarne un'altra? Fu un'ispirazione divina, un soffio dello Spirito Santo che la raggiunse inaspettatamente; così è Dio, ama parlarci in modo concreto, in un momento preciso. Parafrasando il nostro Fondatore direi che quel giorno la carità cantò nel cuore di Madre Teresa, e come diceva sempre lui, quando questo accade non si può non sentire la spinta all'azione.
Molte volte facciamo confusione mescolando tra loro realtà che non sono la stessa cosa quanto piuttosto frutti di uno stesso albero, con sapori diversi.
Oggi assistiamo addirittura ad un uso improprio e sbagliato della parola -Amore- per definire emozioni passeggere e affetti: qualcosa che parte dalla "pancia" e non dal cuore. Pensiamo alla compassione che istintivamente proviamo al vedere una persona ammalata e poi dimentichiamo ben presto di pregare per lei, oppure alle tante relazioni che finiscono e che forse amore non erano perché l'amore è per sempre e non si trasforma mai nel suo contrario.
Per entrare nella profondità della Carità leggiamo la splendida pagina che Dio ha scritto attraverso colei che si era definita "una matita nelle mani di Dio".
Ci accorgiamo innanzitutto che l'iniziativa è dello Spirito Santo. Dal greco charis -grazia- questa virtù è un dono che viene dall'alto. M.Teresa ne aveva già sicuramente fatto esperienza all'inizio della sua vocazione, in tutti gli anni in cui si era dedicata all'insegnamento tra le suore di Loreto; adesso quella stessa voce in modo più forte la spinge in un'altra direzione.
La carità è semplicemente una risposta libera a un amore che ci precede. Chi si sente amato ama. Se questo vale a livello umano vale ancora di più nel nostro rapporto con Dio. Nessuno può con piena ragione giustificarsi di non saper amare dicendo di non essere stato amato, ad esempio dai propri genitori, perché tutti siamo stati amati e salvati dall'amore gratuito di Cristo. Ciò che fa la differenza è incontrarsi con questo amore di Dio, sentire nel proprio cuore che Lui ama te.
Abbiamo davanti agli occhi tanta gente che vuole fare il bene ma non come risposta a una chiamata di Dio. Chiamiamo questo genere di amore: altruismo, solidarietà, filantropia che diventa impegno nel sociale ma questo servizio non necessariamente è carità, può essere un semplice buonismo, un fare il bene perché è giusto, perché è bello, perché mi fa stare bene o come semplice dovere, addirittura come un obbligo; eppure, in un qualche modo, si nota quando l’aiutare un malato, un povero, il proprio figlio o il proprio padre anziano, è fatto più per un dovere morale che per amore.
Questa non è carità e te ne accorgi subito perché, prima o poi, finisce e perché non ha la delicatezza che è propria della vera carità.
All'amore che gli canta nel cuore M.Teresa affianca il Vangelo: “Quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli l'avete fatto a Me” (Mt 25,40 ).
Diceva: "Noi assistiamo i più poveri dei poveri perché crediamo alle parole Gesù. Il lavoro che facciamo non è altro che il nostro amore per Dio reso in azione quindi non è importante quanto facciamo ma quanto amore mettiamo in ciò che facciamo. Lo scopo è saziare la sete di Gesù morto sulla croce per amore delle anime". È tutta un'altra prospettiva.
Vedere Gesù nel fratello che mi sta accanto, non solo nei poveri ma a partire da chi vive con me, e amare, a motivo di Gesù, anche quando in quel fratello non riesco a vedere Gesù, muta il mio modo di relazionarmi con gli altri e mi aiuta ad essere caritatevole. La carità non si esercita solo nelle grandi circostanze della vita, nelle missioni... un'anima che possiede, seppur imperfettamente questa virtù, la esercita a partire dal suo quotidiano, prendendosi cura di coloro che ha vicino prima di tutto vigilando sui propri atteggiamenti per non offendere, non ferire l'altro, almeno volontariamente. Siate soavi e dolci nelle parole anche se forti nel difendere la verità. Non offendetevi mai di nulla e non offendete mai nessuno. Questa è la più bella carità, diceva il nostro Fondatore.
Se siamo obiettivi, è spontaneo ammettere che nessuno di noi ha la forza di amare così. Perché questo amore è al di sopra del piano umano. Siamo esseri umani e dall'amore umano si parte, da quelle bellissime e profonde relazioni umane che possiamo intessere. L'amore umano però ha un limite che è il mio limite umano e anche quello dell'altro. In quanto essere umano io posso amare solo fino a un certo punto e mi sarà difficile continuare quando l'altro mi tradisce, mi offende, mi lascia; vale lo stesso con Dio, mi sarà difficile amarlo quando resta in silenzio, quando permette nella mia vita il dolore, ancor più se appare ingiusto perché innocente. Qui vacilla la fede di tanti.
L'amore umano è un trampolino per un amore più grande, non è la vera carità. Come fare questo salto? Spesso, animati dalle più buone intenzioni, afferriamo l'inno alla carità di San Paolo e cominciamo a fare propositi: sarò paziente, benevolo, non invidioso, non irascibile... e poco dopo i propositi sono spazzati via come un castello di carte al vento.
Diceva M.Teresa: "L'Eucaristia è il primo cibo del nostro sostentamento ecco perché il cuore delle nostre case è la cappella. Il nostro non è amore per il lavoro ma amore per l'uomo in cui vediamo Cristo". A chi le chiedeva come riuscisse a fare tutto quello che faceva la Madre rispondeva: "È semplice: prego". È risaputo che la giornata della Madre e delle sue suore iniziava dall'adorazione eucaristica. Non pregava quando ne aveva il tempo, magari dopo aver servito i poveri; serviva i poveri ed era caritatevole con le sue suore perché prima aveva pregato, cioè si era incontrata con Dio. Dal silenzio, dalla cura del raccoglimento interiore, dall'unione con Dio, che continuava nel contatto diretto con Lui attraverso la cura dei poveri, nasceva la Carità, quella soprannaturale.
L'amore desidera cantare nel cuore di ognuno di noi, forse se la nostra vita ancora non è testimonianza viva di quest'amore è perché stiamo poco in silenzio a scoprire e assaporare quanto Gesù ci ami personalmente, o è perché siamo troppo distratti per riconoscere che Dio mi sta amando attraverso il cuore e le braccia aperte di qualcuno che mi aspetta.
"Il frutto del silenzio è la preghiera; il frutto della preghiera è la fede; il frutto della fede è l'amore e il frutto dell'amore è il servizio".
Non partiamo sempre dal servizio, spesso frutto di entusiasmo e buona volontà per amare; partiamo dal silenzio e dall'ascolto dello Spirito e Lui ci dirà come amare, anzi amerà Lui stesso dentro di noi portandoci a dare la vita per gli amici e a saper perdonare chi non ci ha amato.
"Dio è Amore. Chi rimane nell' amore dimora in Dio e Dio dimora in lui" (1 Gv 4,16).
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