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Ricomporre il “puzzle” della vita

Editoriale del Maria di Fatima – Gennaio/Febbraio 2021

di padre Mario Piatti, icms

MARIA DI FATIMA - n°1, Gennaio/Febbraio

EDITORIALE

 

Giovanni, il precursore di Cristo, come sappiamo, è una delle figure centrali nel tempo di Avvento. Posto sul crinale tra l’Antico e il Nuovo Testamento, annuncia la venuta del Salvatore, prepara Israele ad accoglierlo, disponendo i cuori alla penitenza e indicando il Messia a due suoi discepoli, che poi seguiranno il Maestro. La missione del Battista ci accompagna anche nei successivi passi che la Liturgia ci propone, nel cammino che ci conduce verso la Quaresima: egli precederà il Signore, predicando la conversione a un popolo disorientato e peccatore e denunciando coraggiosamente la corruzione dei “potenti”. La sua eroica testimonianza alla Verità troverà il suo compimento nella prigionia e nell’effusione del sangue, anticipo del Mistero Pasquale del Cristo stesso.

 

Giovanni non pretende di essere ciò che non è: non è Lui il Messia. Lo proclama chiaramente, di fronte alle domande dei farisei e degli scribi e alle attese della sua gente. Avrebbe potuto “barare”, raccogliere una gloria non sua e ottenere fama e prestigio “a buon mercato”, magari evitando pure di scontrarsi con le autorità costituite. Sceglie invece - e lo farà sempre, fino al martirio - di essere se stesso. Semplicemente se stesso.

La vera grandezza parte dal riconoscimento di quello che siamo realmente, dinanzi a Dio e alla nostra coscienza. Ritorna, nella mente e nel cuore, la struggente invocazione che segnò i passi di Sant’Agostino, nel suo sofferto percorso interiore verso la luce della fede: noverim me, noverim te. Che io conosca me stesso, che io conosca Te, Signore. E, se la consapevolezza del nostro nulla e della nostra radicale povertà ci spaventa, la certezza dell’amore e della misericordia di Dio ci conforta e infonde nell’anima la fecondità di una soprannaturale speranza.   

 

Come per Giovanni, anche per noi l’esistenza ha senso solo nel nostro riferimento vitale a Cristo, al Maestro, alla Verità. Al di fuori di questo rapporto, la vita perde il suo significato: si impoverisce, si confonde e si frantuma, in una indistinta galassia di sentimenti, emozioni, desideri - quasi meteore impazzite, che ci distolgono dal nostro autentico Bene-.

Il peccato dell’uomo, fin dalle origini, è proprio la pretesa della “auto-referenzialità”, il diabolico inganno di relazionarsi con se stessi, illudendosi, ogni volta, di trovare risposta piena alle esigenze e alle inquietudini del nostro spirito. La nostra vera grandezza consiste, invece, nella dipendenza da chi ci ha amati e creati, scoprendo con stupore e gratitudine di essere compresi in un disegno di amore universale ed eterno, nel quale siamo collocati come frammenti vitali, preziosi, costantemente illuminati e vivificati dalla Grazia.

Solo Dio possiede il “manuale”, che spieghi fino in fondo il mistero che attraversa ogni cosa, che ricomponga i “pezzi” di un puzzle spesso indecifrabile e che dia ragione degli oscuri recessi del nostro spirito; solo riferendoci a Cristo Signore, meditandone la vita, introducendoci nell’abisso infinito del suo Cuore ci è concessa la grazia di capirci, di mettere a fuoco il nostro vissuto, di percepire l’autentico valore del nostro cammino. Solo il Volto di Cristo - sofferente e glorioso - aiuta a comprendere il nostro volto e quello dei nostri “compagni di strada”. 

 

“In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”, dice Giovanni. Nel cuore del mondo vive Colui che ha creato ogni cosa: eppure Egli è sconosciuto agli occhi degli uomini, spesso indifferenti e distratti. “È venuto tra i suoi, ma i suoi non lo hanno accolto”, dice il Prologo del IV Vangelo. Tocca anche a noi, attraverso la nostra vita, farlo conoscere e amare, oggi.

Proprio per questo venne la Vergine Maria, nel 1917 a Fatima: per ricordare, a un mondo superficiale e smemorato, attraversato dalle correnti dell’odio e della violenza, che Dio esiste, che Dio ci ama, che il suo Amore è giunto fino alla follia della Croce.

E che Egli attende i suoi figli: li accoglie, li perdona e li invita a guardare in alto. Sempre.         

 

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