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ROMA: reportage da San Pietro

La Basilica Vaticana: il luogo che ospita le reliquie del Principe degli Apostoli

di Paola Rinaldi Poli Ferrari

Roma non è una città come tutte le altre: è unica nella sua missione; pur segnata dal tempo e dalla mano dell’uomo, è sede di ciò che supera il tempo e va oltre l’uomo, ogni angolo è testimonianza della miseria dell’uomo e insieme della sua capacità di attingere l’eterno. Voluta da Dio come sede del Vicario di Cristo, capo della Chiesa Cattolica, il cui primato spetta a Pietro, primo apostolo investito della dignità di Papa da Gesù Cristo stesso: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. Pietro divenne, insieme a S. Paolo, fondatore della Roma cristiana, stabilizzando e coordinando la prima Comunità, confermandola nella Fede e testimoniando con il martirio la sua fedeltà a Cristo. Benché i testi biblici non dicano nulla sulla morte di Pietro, è certo il suo arrivo a Roma, dove, secondo una tradizione ben attestata, ha subito il martirio nel 64 d.C., durante la persecuzione ordinata dall’imperatore Nerone. Fu crocifisso con la testa in giù, per sua volontà, sul colle Vaticano, nel Circo Neroniano, poiché si riteneva indegno di morire allo stesso modo di Cristo.

Nel II secolo fu eretta un’edicola sulla tomba dell’Apostolo, in un ricco sepolcreto, vicino al luogo del suo martirio. Lo storico Eusebio di Cesarea (265-340) ne fa riferimento citando un passo del presbitero Gaio, vissuto al tempo di papa Zefirino (198-217), indicando il colle Vaticano come il luogo che ospita le reliquie del Principe degli Apostoli. Accurate esplorazioni archeologiche, condotte negli anni ‘40 del XX secolo per iniziativa di papa Pio XII, hanno pienamente confermato la tradizione plurisecolare che individuava la presenza del sepolcro di Pietro proprio sotto l’altare della Confessione, nella Basilica Vaticana fatta costruire all’inizio del IV secolo dall’imperatore Costantino, intorno alla tomba per accogliere i pellegrini sempre più numerosi che già allora venivano da tutta Europa per pregare e venerare le reliquie dell’Apostolo. Si trattava di una piccola edicola, addossata al muro stesso del recinto coperto da intonaco rosso, dove una nicchia decorativa saliva dal livello del terreno come per indicare un luogo particolarmente importante. La nicchia era affiancata da due colonnine che reggevano una lastra di travertino, come una piccola mensa. La scoperta sensazionale era che questa nicchia fosse rimasta al centro della basilica di Costantino e poi di quella attuale, senza che nessuno ricordasse che si trattava di un monumento del secondo secolo. La nicchia corrisponde a quella che si può vedere nella confessione aperta davanti all’altare, la cosiddetta Nicchia dei Palli, decorata da un mosaico forse del IX secolo. Nella nicchia si depongono tradizionalmente i “palli”, le strisce di lana che i Vescovi metropoliti portano sopra la casula come un simbolo del loro legame a Roma, a San Pietro e al Papa.

Purtroppo nel luogo indicato dal modesto monumento non fu trovato nulla, mentre furono rinvenute, al margine del sepolcro, resti di ossa umane, dei quali però non era stato possibile provare con certezza che appartenessero alle spoglie di Pietro. Bisognerà aspettare gli anni ’60 quando l’epigrafista e archeologa Margherita Guarducci annunciò di aver identificato le ossa dell’Apostolo: infatti, un operaio che aveva partecipato agli scavi le avrebbe indicato, nel magazzino degli scavi, un gruppo di ossa che sarebbero state prelevate all’insaputa degli archeologi ed erano poi rimaste dimenticate. Si tratterebbe di ossa appartenenti a un unico individuo di sesso maschile, trovate in sepoltura secondaria, avvolte in quella che era stata una stoffa preziosa. Le analisi confermano il sesso, l’età e l’epoca di un defunto compatibile con l’apostolo e sarebbero state prelevate da un foro irregolare aperto in un muro aggiunto in secondo momento a destra della nicchia, il cosiddetto muro “g”, detto “dei graffiti” per le numerose iscrizioni devozionali incise.

Edificato dopo la costruzione dell’edicola del secondo secolo – e prima della costruzione della basilica di Costantino poco dopo il 318 – si tratta di un muro di sostegno reso necessario da una grande crepa che si era formata nel muro di fondo, il cosiddetto “muro rosso”. I graffiti studiati dalla Guarducci si trovavano tutti sul lato esterno del muro “g”, quindi non verso la nicchia che risultava forse recintata per impedire l’accesso ai numerosi pellegrini; sullo stesso lato esterno è stato rinvenuto il piccolo loculo irregolare che gli archeologi incaricati dello scavo del 1940-1949, trovarono praticamente vuoto, ma che l’operaio interrogato dalla Guarducci affermava aver svuotato lui stesso, prelevandone le ossa prima dell’inizio dello scavo da parte degli addetti incaricati da mons. Ludwig Kaas, responsabile della Fabbrica di San Pietro. Secondo la Guarducci, le ossa che originariamente erano in una tomba nella nuda terra posta sotto la nicchia, sarebbero state prelevate da parte dei cristiani stessi per salvarle dalle persecuzioni e solamente durante la costruzione della basilica di Costantino sarebbero state posizionate nel loculo nel muro “g”, per far parte di un unico grande monumento, voluto dallo stesso imperatore. La Guarducci fonda la sua tesi sulla scoperta di un pezzo di intonaco rosso, trovato nel loculo, con incise poche lettere: “Petros eni”, espressione greca che secondo l’epigrafista significherebbe “Pietro è qui”. Ma archeologi ed epigrafisti si opposero da subito a questa identificazione. Carlo Carletti, sull’Osservatore Romano del 3 aprile 2013, legge la breve iscrizione in maniera diversa: “Petr[os] / en i[rene], cioè “Pietro in pace”: una acclamazione rivolta all’Apostolo con la più tipica delle formule ireniche di uso corrente fin dal III secolo nella prassi epigrafica dei cristiani. La stessa lettura era già stata proposta da Ferrua negli anni Cinquanta. Danilo Mazzoleni commenta inoltre, nel catalogo della mostra “Petros eni” (2006): “Parrebbe davvero strano che nel pieno IV secolo, per accreditare il contenuto di una cassetta-reliquiario così importante, Costantino facesse porre un misero frammento di intonaco di reimpiego, pertinente ad una fase precedente della memoria e non un’iscrizione molto più nobile e di altro materiale.”

Nonostante aspre controversie continuino a dividere Religiosi e studiosi riguardo i resti di San Pietro,  il 5 dicembre 2013 Papa Francesco le ha fatte rimettere al loro legittimo posto, dopo l’accurata revisione voluta da Papa Benedetto XVI, che confermò quanto scoperto da Margherita Guarducci: quella era davvero la tomba di San Pietro.

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