Pillole di SpiritualiTà
Il tuo lavoro dev'essere orazione personale, deve trasformarsi in una splendida conversazione con il nostro Padre celeste. (San Josemaría Escrivà)
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I PARTE
Pubblichiamo un interessante approfondimento sulla figura di San Bartoo Longo proposto dal sito dell’Associazione Internazionale degli Esorcisti: “Aieinternational”
di padre Francesco Bamonte icms – I parte
In alcuni testi e articoli recenti, apparsi persino su testate autorevoli e presenti anche in rete, si afferma che Bartolo Longo, prima della sua conversione, fu un satanista. Si tratta di un’affermazione del tutto infondata. L’Autore di questo articolo, sintesi di un ampio studio pubblicato su Quaderni AIE (Quaderni dell’Associazione Internazionale Esorcisti, n. 40, giugno 2026, pp. 2-28), dopo accurate ricerche presso l’Archivio San Bartolo Longo del Santuario di Pompei, ha potuto accertare l’infondatezza di tali affermazioni. Durante gli anni degli studi universitari, Longo, animato da un’appassionata ricerca della verità, si imbatté in buona fede nell’esperienza dello spiritismo, che nel contesto storico a lui contemporaneo si diffuse come una vera e propria moda, tanto nei salotti dell’alta borghesia quanto nella società in generale. Bartolo si avvicinò allo spiritismo credendo di poter realmente entrare in contatto con i defunti, con i santi e con l’arcangelo san Michele, verso il quale nutriva una particolare devozione. Quando poi, come egli stesso racconta, per grazia della Vergine Maria comprese l’inganno nel quale era caduto, diede inizio a un cammino completamente nuovo, facendo ritorno alla pratica della fede cattolica che egli non aveva mai rinnegato, ma soltanto abbandonato, e combatté con fermezza lo spiritismo, impegnandosi ad allontanarne chiunque, soprattutto i giovani. Dunque, il santo benefattore, promotore del Rosario, non fu mai satanista, né tantomeno “sacerdote” satanista come per giunta qualcuno ha scritto, bensì, come gli stessi Sommi Pontefici hanno affermato, egli fu un ingannato dallo spiritismo. Con l’occasione l’Autore ringrazia i responsabili dell’Archivio del Pontificio Santuario di Pompei per la cordiale disponibilità e la preziosa collaborazione offerte nell’individuazione delle fonti relative alla vita del Santo.
San Bartolo Longo nacque a Latiano, in Puglia il 10 febbraio 1841, in una famiglia molto cristiana e benestante. Educato alla fede cattolica, si distinse per intelligenza vivace, sensibilità religiosa e grande passione per lo studio e la musica. Nella seconda metà del 1862 trasferitosi a Napoli per intraprendere gli studi di giurisprudenza, entrò ben presto in contatto con ambienti anticlericali e, trascinato da cattive compagnie, finì per frequentare un circolo spiritista. In lui vi era il desiderio ardente di sperimentare in modo tangibile e immediato le Verità della fede cattolica e la realtà del mondo soprannaturale. In tale ricerca, però, finì per lasciarsi ingannare dallo spiritismo, credendo erroneamente di poter entrare in contatto attraverso le sedute spiritiche con le anime dei defunti, con i santi e perfino con san Michele Arcangelo del quale era particolarmente devoto.
Si convinse che lo spiritismo fosse la nuova religione destinata a illuminare il mondo: una forma di rivelazione che pretendeva di fondarsi su basi scientifiche e che, proprio per questo, avrebbe presto soppiantato la presunta contrapposizione (in realtà inesistente) tra fede cristiana e ragione. Entrò così a far parte di una società spiritista, organizzata come un vero e proprio gruppo religioso, fino a diventare lui stesso un medium.
Nei suoi scritti egli narra che il culmine della sua adesione allo spiritismo si verificò quando gli fu ordinato di fare tre giorni di digiuno e fu sottoposto a un rito che lo costituiva “sacerdote dello spiritismo”. Durante tale cerimonia, i dirigenti del circolo spiritico gli posero una benda sugli occhi, gli legarono le mani con un fazzoletto bianco, gli unsero gli occhi con un olio, quindi lo condussero in una stanza dove, una volta rimossa la benda, si trovò davanti a un gruppo di persone che gli puntavano contro delle spade. Successivamente gli indussero quello che allora veniva chiamato “sonno magnetico”, ossia uno stato di trance, al termine del quale passarono davanti al suo sguardo dopo la visione di una donna procace scene spaventose di draghi, accompagnate da tuoni, suoni di trombe, rumori, sibili di serpenti e strida di donne, mentre gli oggetti presenti nella stanza presero a roteare nell’aria come foglie travolte dalla bufera. Fu allora che venne messo in contatto con un presunto “spirito guida”, che si presentò al suo sguardo come san Michele Arcangelo, e che per lungo tempo egli credette realmente tale [1].
Descrivendo questo sconvolgente episodio, al termine del quale cadde a terra privo di sensi era solito ripetere: «Il demonio non mi toccò l’animo, che non poteva, ma il corpo». Quando una mezz’ora dopo, uscì da quel grande tafferuglio spiritista, com’egli stesso ebbe a chiamarlo, si accorse, infatti, che la sua salute fisica aveva subito un grave danno: da allora in poi soffrì un’acuta malattia viscerale che lo afflisse per tutta la vita e che lui spiegava nei termini di un attacco demoniaco che lo colpiva nel corpo ma non gli sfiorava minimamente l’anima [2]. Merita di essere sottolineato che durante tutto il periodo in cui fu irretito dallo spiritismo, non vennero mai meno la sua devozione alla Madonna e la recita quotidiana del Rosario, appresa dalla madre. Esse costituirono, senza dubbio, un’ancora di salvezza spirituale [3].
Con il passare del tempo l’unione con il suo spirito guida che egli credeva fosse l’Arcangelo san Michele, divenne così profonda da non aver più bisogno di tavoli e di catene spiritiche. Gli bastava desiderarlo per entrare in comunicazione con lui.
Il recente e grave fraintendimento di alcuni autori circa la presunta appartenenza di Longo al satanismo nasce, con ogni probabilità, da un’errata interpretazione sia del rito di iniziazione allo spiritismo, nel quale egli afferma di essere divenuto non solo medium – e tra i più ricercati – ma anche «sacerdote dello spiritismo», sia di questo suo scritto autobiografico:
«Non è bisogno né uomo o donna che faccia da sonnambulo (con questo termine si riferisce allo stato di trance), né movimento di mani o altri apparati e futili bazzecole; anzi neppure è più bisogno del sonno. Basta che la persona voglia, dopo essere già stata iniziata, mettersi in comunicazione diretta con un essere spirituale. Le tavole rotanti o le catene magnetiche, i responsi e le divinazioni delle lucide e dei magnetizzati [4], i suoni per l’aria senza strumenti, i movimenti delle sedie, dei trespoli e dei tavolini senza alcun movente visibile, erano innocenti trastulli, onde il serpe infernale giuoca da maestro furbo con l’uomo, per tenerselo stretto tra le sue spire velenose sotto specie di progresso delle scienze fisiche o di onesto sollazzo delle famiglie socievoli. Tutto questo era un nulla a petto delle alterivelazioni degli Spiriti della nostra alta Società. Anzi cotesti giuochi venivano a noi proibiti dal nostro Tutelare o grande Angelo Assistente, come indegni di noi, giacché più che seguaci dello Spiritismo, ossia Satanismo, eravamo dal falso Michael, e poi dal sottentrato maggior Spirito Ariel, appellati Ministri, o Mediums dello Spiritualismo, per esser noi iniziati più addentro dei misteri Eleusini, ossia della più raffinata Demonolatria. E ne avevamo l’Unzione Sacerdotale, la Cifra negromantica e l’Amuleto prodigioso, che vergato di rosso su pergamena e portato addosso da ciascuno di noi, rendevaci invulnerabili…»[5].
Quando Bartolo scrive: «seguaci dello Spiritismo, ossia Satanismo», il termine «Satanismo» non va inteso, neppure lontanamente, come riferimento a un culto volontario del demonio, che egli non avrebbe mai potuto accettare. Con tale espressione egli intende piuttosto affermare che, entrando nella società spiritica nella convinzione di trovarvi la Verità tanto cercata e invocando quelli che riteneva spiriti benigni, finì in realtà per entrare in contatto con spiriti demoniaci presentatisi sotto le sembianze di spiriti buoni. Lo stesso vale quando parla di «raffinata Demonolatria»: non intende dire di aver reso ai demoni un culto volontario e consapevole, ma di averlo tributato indirettamente e inconsapevolmente, senza alcuna intenzione di farlo.
Proseguendo il suo percorso nel mondo dello spiritismo, Bartolo arrivò persino a prendere in considerazione la possibilità di abiurare la propria appartenenza alla Chiesa cattolica, senza tuttavia giungervi mai.
Nonostante, però, avesse abbracciato con grande entusiasmo quella che riteneva l’unica e vera religione, in lui cominciò a crescere un profondo senso di malessere interiore che lo tormentava sempre di più; anzi, fatto ancor più grave, iniziò talvolta ad avvertire anche inspiegabili impulsi suicidari.
Lo lasciava inoltre profondamente perplesso il comportamento contraddittorio di quello che credeva essere san Michele Arcangelo: non voleva sentir parlare della Madonna, e si sconcertava ogni qualvolta ne veniva fatto il nome. Per questo Bartolo cominciava a domandarsi com’era possibile che il Principe degli angeli di Dio reagisse così stranamente al nome di Maria. Da convertito dirà più volte con tono ironico: «Che bel san Michele era quello che mi parlava a Napoli!».
Altro comportamento che gli diede motivo di sospetto fu quando interpellato se la religione cattolica fosse quella vera, l’ “angelo” fece grandi strepiti, si turbò moltissimo e non volle rispondere. Quel rifiuto lasciò Bartolo molto pensoso. Un altro fatto che sconcertò Bartolo fu ciò che avvenne una mattina, quando spinto dal falso san Michele a fare la Comunione senza confessarsi, accostatosi alla balaustra di una chiesa per ricevere l’Eucarestia, si sentì respingere lontano da una forza invisibile e irresistibile.
[1] Archivio Bartolo longo: cfr. Proc. inf. T. VII e IX.
[2] Archivio Bartolo Longo: cfr. Mss. biografici; Proc. inf., T. III, V, VI, VIII, XIII, XXI, XXXIII.
[3] Archivio Bartolo Longo: cfr. Proc. inf. rog. Urit, T. IV.
[4] Nel lessico impiegato da Bartolo Longo, le «lucide» erano le veggenti o sonnambule magnetiche che formulavano responsi e predizioni, mentre i «magnetizzati» erano gli uomini ai quali si attribuivano analoghe capacità divinatorie.
[5] Archivio Bartolo Longo: Cart. Spiritismo; Proc. inf. T. VIII. – Cfr. Bartolo Longo: I Quindici Sabati, ecc. 4ª ed. (1883) vol. I. pag. 17.
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