Pillole di SpiritualiTà
Maria, Madre di Misericordia, fa' che manteniamo sempre viva la fiducia nel tuo Figlio, nostro Redentore. (San Giovanni Paolo II)
NEWS
L’apostolo dei lebbrosi
di Sr. M. Rita Colombo icms
Quella di San Damiano è una vita spesa al servizio degli ultimi e lo dimostra il fatto che la sua canonizzazione fu fortemente desiderata da Madre Teresa di Calcutta (che raccolse un milione di firme).
Giuseppe de Veuster nasce il 3 gennaio 1840 a Ninde (Tremelo), nel Belgio fiammingo. La sua è una famiglia contadina e profondamente cristiana. Settimo di otto figli (due Suore e due Sacerdoti), Giuseppe è educato alla fede fin da piccolo, specialmente dalla madre, che, leggendo ai figli le vite dei santi, sapeva metterne in luce le virtù e li poneva come esempi da ammirare e imitare.
Segue il fratello Augusto che si trovava a Lovanio, nel Noviziato della Congregazione dei Sacri Cuori (Picpus). Il 7 ottobre 1860, a Parigi, emette i Voti, assumendo il nome di Damiano.
Desideroso di diventare missionario, non era stato però destinato dai Superiori alla Missione, non essendo portato per le lingue. È il Signore a creare l’occasione. Il fratello doveva partire nel 1863 per le Hawaii con un gruppo di Religiosi, ma si ammala. Damiano si propone di sostituirlo, ma non è ancora Sacerdote. Lo stato di necessità della Congregazione, tuttavia, porta ad accogliere la sua offerta. La partenza è fissata per il 1° novembre 1863.
Il 19 marzo 1864 sbarca nel porto di Honolulu, dove inizialmente svolge la sua missione. Viene ordinato sacerdote il 24 maggio 1864 nella Cattedrale di Nostra Signora della Pace a Honolulu e inizia il suo servizio pastorale in diverse parrocchie sull’isola di Oahu, distinguendosi già per il forte zelo. Aveva un grande amore per i deboli, gli ultimi, i malati; la sua attività è instancabile: percorre enormi distanze per raggiungere chi ha bisogno, celebra i sacramenti, forma catechisti, costruisce chiese e cappelle.
Dopo quasi 10 anni di attività, nel 1873, Mons. Maigret, Vescovo del luogo, parla ai missionari dell’isola di Molokai, dove i lebbrosi erano stati confinati e vivevano in uno stato – umano e spirituale – davvero preoccupante. Il primo a partire volontario è padre Damiano: sapeva che non sarebbe più tornato.
“La colonia dei lebbrosi era un inferno, non solo per quello che accadeva ai corpi, soggetti a un orribile disfacimento, ma ancor più per quello che accadeva alle loro anime.” Rovina fisica e psicologica, dunque: “(...) un'incredibile sporcizia (mancava perfino l'acqua), una violenza pronta ad esplodere ad ogni provocazione, la schiavizzazione dei bambini e delle donne, alcolismo e droghe, il latrocinio generalizzato, il risorgere di pratiche superstiziose. Il tutto peggiorato da un disinteresse generalizzato. (...) La colonia si reggeva sulla massima suprema "A'ole kanawai ma keia wahi: qui non c'è nessuna legge”.
Era passato in fretta qualche medico, che visitava i malati da lontano, sollevando le vesti con un bastone, senza alcun interesse o solidarietà.
Padre Damino si immerge immediatamente in quel mondo di putrefazione: il fetore persistente gli causa anche svenimenti: allora, per non far capire la fatica, comincia ad aiutarsi fumando la pipa. Sta attento, come manifestazione di vera carità, a non creare alcuna distanza, a non mostrare ripugnanza o timore del contagio. Non poteva evitare di toccare: nel dare la comunione, nel somministrare l’olio degli infermi… Il contatto era per gli indigeni una questione di cultura, per padre Damiano, di fede. Mangiava con i malati da un piatto comune, beveva dalle tazze che gli porgevano, condivideva la sua pipa se gliela chiedevano, giocava con i bambini….
In un tempo in cui la lebbra era un male sconosciuto, in cui non si sapevano nemmeno i canali di contagio, bisognava insegnare a morire bene, ridare senso al tempo che rimaneva di vita e restituire dignità alle persone. Costruisce un cimitero e fonda una confraternita per dare degna sepoltura, preparando bare e accompagnando con preghiere e musica.
Un Sacerdote, un padre, un medico: era pronto per tutto e, nei tempi in cui non era occupato dal ministero, cercava di rendere vivibile l’ambiente, dedicandosi alla costruzione delle opere necessarie per dare qualità alla vita: la prima fu una chiesa (la parrocchia di Santa Filomena), poi un porticciolo, una strada di collegamento, due acquedotti, magazzini, dispensari, un centro di formazione per le ragazze, un ospedale…
Non mancavano gli aiuti economici. Il nuovo re nomina P. Damiano Commendatore dell’ordine reale e la principessa, Lydia, facendo visita alla colonia, rimane profondamente turbata dallo stato dei malati e colpita dall’opera del Religioso. Fu lei a diffondere la fama dei suoi meriti, fama che giunge fino in Europa e negli Stati Uniti, paesi che raccolgono ingenti somme di denaro per Molokai.
La sofferenza e l’incomprensione venivano dai Superiori, che non gradivano il clamore che era nato dalla sua impresa e lo accusavano di fare troppo parlare di sé. A questo si univano le calunnie. Padre Damiano non poté che constatare: “Dagli stranieri oro e incenso, dai Superiori la mirra”.
Altra sofferenza veniva dall’essere l’unico Sacerdote: non potersi confessare ed essere aiutato spiritualmente.
Nel dicembre 1884, mettendo i suoi piedi a bagno nell’acqua calda, non ne percepisce il calore e capisce di aver contratto la malattia. Scrive ai superiori: “...Sono diventato lebbroso. Penso che non tarderò ad essere sfigurato. Non avendo alcun dubbio sul vero carattere della mia malattia, io resto calmo, rassegnato e felicissimo in mezzo al mio popolo. Il Buon Dio sa bene ciò che vi è di meglio per la mia santificazione, e ogni volta ripeto con tutto il cuore: Sia fatta la tua volontà!”.
La risposta fu la proibizione di lasciare l’isola.
Continua il suo lavoro, e viene raggiunto da 4 collaboratori, tra cui un sacerdote, Luigi Lambert Cornardy e Madre Marianne Cope, Superiora delle Suore Francescane di Syracuse, beatificata nel 2005.
Al termine della Quaresima del 1889, padre Damiano capì che stava per morire: aveva imparato a riconoscere bene quei segni infallibili di una fine prossima. Era contento di andare a celebrare la Pasqua in cielo. Quando morì, il lunedì santo (15 aprile), aveva quarantanove anni e ne aveva passati sedici tra i suoi lebbrosi. Fu seppellito a Molokai e poi traslato in Belgio, a Lovanio, nel 1936.
Fu beatificato a Bruxelles da Giovanni Paolo II il 4 giugno 1995 e canonizzato da Benedetto XVI l’11 ottobre 2009.
Tante sono le riflessioni che nascono da questa figura luminosa di santità:
“…tutti gli uomini hanno il diritto di ricevere, da parte dei loro fratelli, una mano tesa, una parola, uno sguardo, una presenza paziente e amorevole anche quando non c’è speranza di guarigione. […] Essi mostrano che ogni vita, anche la più fragile e la più sofferente, ha un peso e un valore agli occhi di Dio. Con gli occhi della fede, al di là delle apparenze, si può vedere come qualsiasi essere sia portatore del ricco tesoro della sua umanità e della presenza di Dio, che ne ha tessuto la trama fin dalle origini” (Giovanni Paolo II. Omelia per la beatificazione di Padre Damiano)
Impariamo ad assumere tutti quegli atteggiamenti che rendono più splendida e luminosa la carità.
“La sua testimonianza è per voi un appello, affinché possiate tutti conoscerlo, e, attraverso il suo sacrificio, crescano in voi il desiderio di amare Dio, fonte del vero amore e di una vita felice e il desiderio di fare della vostra vita un’autentica offerta.” (Giovanni Paolo II. Omelia per la beatificazione di Padre Damiano)
San Damiano De Veuster
L’apostolo dei lebbrosi
Dio ha cambiato la mia vita
Storia di risurrezione
II DOMENICA DI PASQUA – 12 APRILE 2026 – ANNO A
Otto giorni dopo venne Gesù
Gesù: l’incarnazione della Misericordia di Dio
"Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso"
Con una piccola donazione puoi riaccendere la speranza di uomini, donne e bambini in Brasile e, anche in Italia...
La Rivista ufficiale della
Famiglia del Cuore Immacolato di Maria
Maria, Madre di Misericordia, fa' che manteniamo sempre viva la fiducia nel tuo Figlio, nostro Redentore. (San Giovanni Paolo II)