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“UN PICCOLO, GRANDE GIGANTE DELLO SPIRITO”

“Io sono la stoffa, lei il sarto: faccia di me un bell’abito per il Signore”

di Valerio Nunno

Domenico Savio nacque il 2 aprile 1842 a San Giovanni, frazione di Riva di Chieri (Torino). Fu il secondo di dieci fratelli, figli di Carlo Savio, che svolgeva l’attività di fabbro, e di Brigida Gaiano, sarta. Il piccolo Domenico viene battezzato nella chiesa dell’Assunta di Riva il giorno stesso della sua nascita; entrambi i genitori di Domenico erano animati da una fede autentica e profonda, e saranno (insieme a Don Bosco), gli artefici della crescita spirituale e umana di Domenico che, nonostante la tenerissima età, è diventato un modello di santità per i giovani. Alla fine del 1843, la famiglia si trasferì a Murialdo, frazione di Castelnuovo d’Asti. Qui, nel 1848, Domenico iniziò le scuole e nella chiesa parrocchiale del paese, ricevette la prima Comunione l’8 aprile 1849. Questo giorno Domenico lo chiamò “il giorno più bello”: sul suo volto risplendeva una gioia viva e uno dei ricordi che scrisse, che conservava gelosamente e che rileggeva sempre era: “I miei amici saranno sempre Gesù e Maria”. Se qualche bambino dovesse ancora ricevere la prima Comunione, prenda come modello Domenico Savio, che fece dell’Eucaristia il “principale pilastro” sul quale ha basato tutta la sua vita spirituale.

Alcuni anni dopo, i Savio si trasferirono di nuovo, questa volta a Mondonio, dove Domenico, ormai adolescente, incontrò Don Bosco ai Becchi. Il santo educatore rimase sbalordito da questo ragazzo e più tardi disse: “Conobbi in quel giovane un animo tutto secondo lo spirito del Signore e rimasi non poco stupito, considerando i lavori che la grazia di Dio aveva operato in lui”. Un giorno Domenico disse a Don Bosco di aiutarlo a salvarsi l’anima e a diventare santo con queste parole: “Io sono la stoffa, lei il sarto: faccia di me un bell’abito per il Signore” e Don Bosco gli regalò la formula della santità: allegria, impegno nella preghiera e nello studio, fare del bene agli altri, devozione a Maria SS.ma. Domenico fece suoi i consigli di Don Bosco e imparò presto a dimenticare se stesso e a diventare sempre più attento alle necessità del prossimo, sempre mite, sereno e gioioso. Metteva grande impegno nei suoi doveri di studio e nel servire i compagni insegnando loro il catechismo, assistendo i malati, pacificando i litigi. Non smetteva mai di alimentare e curare la sua amicizia con Gesù e Maria. L’8 dicembre del 1854 il beato papa Pio IX proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, e Domenico alla fine della Santa Messa, si recò davanti all’altare dedicato alla Madonna per recitargli questa preghiera da lui composta: “Maria, ti dono il mio cuore, fa’ che sia sempre tuo. Gesù e Maria siate sempre voi i miei amici”. L’amore che aveva verso Gesù Eucarestia e la Vergine Immacolata, la sua purezza di cuore, la santificazione delle azioni quotidiane e la conquista di tante anime, furono per Domenico, da quel momento, il principale scopo della sua vita. La mamma di Don Bosco, un giorno, mentre aiutava e assisteva il figlio nella cura dei ragazzi, rimase meravigliata di Domenico e confidò a Don Bosco: “Tu hai molti giovani buoni, ma nessuno supera il cuore e la bella anima di Domenico. Egli è sempre a pregare, sacrifica la ricreazione per far visita al SS. Sacramento, è come un angelo che dimora in paradiso”.

Nel 1856 Domenico sì ammalò, perché era in prima fila, con altri ragazzi radunati da Don Bosco, per aiutare i più bisognosi quando scoppiò il colera, allora incurabile. Domenico morì il 9 Marzo 1857, tra le braccia della mamma, ma prima di donare la propria anima a quegli Amici ai quali si è sempre affidato, ha consolato la mamma con queste parole: “Mamma non piangere, io vado in paradiso”. Domenico Savio è stato beatificato da Pio XII il 9 Marzo 1950 e canonizzato il 12 Giugno 1954! Ancora oggi, tanti giovani si affidano all’intercessione di San Domenico Savio, che sebbene fosse un adolescente, ha praticato in breve tempo la via della santità, ed è un esempio per tutti noi affinché, coltivando questa profonda amicizia con il Signore, possiamo essere certi di sperimentare in ogni giorno della nostra vita, l’amore divino di Gesù e quello materno di Maria.

 

 

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