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SAN GIROLAMO: biblista, teologo, traduttore e monaco cristiano romano

di Teresa Ales

San Girolamo, sommo erudito ed esimio dottore della Chiesa, è una delle più imponenti figure della antichità e di tutta la letteratura cristiana.

Incerta è la sua data di nascita, che si colloca tra il 345 e il 347. Nasce a Stridone, un piccolo villaggio in Dalmazia – l’odierna Croazia – da una nobile, influente e benestante famiglia cristiana. I suoi si preoccuparono che ricevesse una solida formazione negli studi classici, che perfezionò a Roma grazie all’incontro con il grammatico Elio Donato, che inspirò in Girolamo una fervida passione per i grandi scrittori latini.

Roma rappresentò l’occasione per fare esperienza di vita mondana, dalla quale ben presto, però, si ravvide, iniziando a maturare il desiderio e l’interesse per la vita ascetica.

Il periodo degli studi gli diede anche l’opportunità di intraprendere numerosi viaggi, dall’Europa in Oriente: Roma, Treviri, Aquileia, Antiochia, Costantinopoli furono tra le principali località da lui toccate. Ad Antiochia, dove fu costretto a trattenersi a causa di una grave malattia, apprese e perfezionò la lingua greca.

Per diversi anni visse da monaco solitario nel deserto di Calcide, dove imparò anche l’ebraico e trascrisse i codici e gli scritti dei Padri della Chiesa: furono anni di profonda meditazione e di intensa lettura della Parola di Dio, che lo portarono anche a riflettere sul divario tra la mentalità pagana e la vita cristiana.

Per volontà di Papa Damaso (305-384), decise di tornare a Roma, dove ottenne la mansione di segretario e consigliere del Papa e responsabile della revisione delle versioni latine della Sacra Scrittura. Il latino biblico di Girolamo divenne un modello per l’intero Occidente. A Roma fondò un “biblico” femminile, avviando allo studio della Sacra Scrittura donne della nobiltà romana che, volendo intraprendere la via della perfezione cristiana e desiderose di approfondire la conoscenza della Parola di Dio, lo designarono come maestro e loro padre spirituale.

A causa del suo carattere scontroso e troppo rigoroso, però, fu costretto, alla morte di Papa Damaso, a lasciare Roma e a intraprendere un pellegrinaggio che lo vide dapprima in Terra Santa, poi in Egitto e infine a Betlemme, dove rimase fino alla morte: qui offrì il suo insegnamento gratuitamente, consacrando tutta la sua vita alla traduzione e al commento delle Sacre Scritture, con digiuni e assidua preghiera.

San Girolamo – per il suo carattere irruento, litigioso e spesso polemico – è stato detestato, ma anche molto amato, perché ha dato tanto alla cristianità, con la sua testimonianza di vita e con i suoi scritti. Pose al centro della sua vita la Sacra Bibbia, impegnandosi a viverla concretamente. È considerato il più grande erudito fra gli scrittori dell’antichità cristiana.

Da S. Girolamo impariamo l’Amore per la Parola di Dio e la familiarità con la Sacra Scrittura. Diceva, infatti, che: “Ignorare la Sacra Scrittura è ignorare Cristo”. E spiegava: “È importante che ogni cristiano viva in contatto e in dialogo personale con la Parola di Dio donataci dalla Sacra Scrittura. Questo nostro dialogo con Essa deve sempre avere due dimensioni: da una parte deve essere un dialogo realmente personale, perché Dio parla a ognuno di noi tramite la Sacra Scrittura. Dobbiamo leggere la Sacra Scrittura non come Parola del passato, ma come Parola di Dio, che si rivolge anche a noi e capire che cosa il Signore vuole dire a noi. La Parola di Dio ci è data per creare comunione, non individualismo, per unirci nella Verità del nostro cammino verso Dio. […] Non dobbiamo dimenticare che la Parola di Dio trascende i tempi. Le parole umane vanno e vengono, Ciò che è modernissimo adesso, sarà vecchissimo più avanti. La Parola di Dio è invece Parola di vita eterna, porta in sé l’eternità, ciò che vale per sempre…”.

Iconograficamente San Girolamo è sempre raffigurato anziano, con la barba e i capelli bianchi, inginocchiato davanti al crocifisso e con in mano un teschio (simbolo di penitenza), oltre che in compagnia di un leone, al quale – secondo il racconto popolare – il Santo avrebbe estratto una spina dalla zampa.

 

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