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SAN GIUSEPPE e la sua OBBEDIENZA

di Pietro Viero

Recitando le litanie di S. Giuseppe troviamo l’invocazione “S. Giuseppe obbedientissimo” e subito viene alla mente la difficoltà che abbiamo vissuto da piccoli quando si trattava di obbedire ai nostri genitori e agli educatori. Col tempo, poi, abbiamo compreso il beneficio nell’eseguire le indicazioni ed i consigli ricevuti per il nostro bene.
Giuseppe ha vissuto certamente la virtù della docilità che suo padre Giacobbe gli ha trasmesso. Senz’altro è stato preparato a vivere con fede la particolare missione rivelata dalle parole dell’ Angelo che lo esortava a prendere con sé Maria, sua sposa, perché quel che era generato in lei veniva dallo Spirito Santo.
Ascoltando e vivendo le parole del Messaggero Celeste, dopo il primo momento di smarrimento e di preoccupazione, ha imparato che una mano potente lo assisteva e lo guidava.
Confrontandosi e ascoltando la sua sposa Maria ha scoperto che anche a Lei un angelo aveva proposto qualcosa di straordinario e misterioso. Entrambi, esprimendo liberamente il loro “sì”, hanno compreso che c’era un progetto di Dio da vivere con umiltà, fiducia e abbandono.
Ecco la prima obbedienza di Giuseppe: ha accolto come sua sposa Maria e ben presto si è dovuto mettere in viaggio con la sua sposa incinta, perché l’imperatore Cesare Augusto aveva ordinato il censimento della popolazione. Durante il viaggio si compì per Maria il tempo del parto e S. Giuseppe visse, quindi, il disagio di far nascere il bambino Gesù lontano dal suo paese, in una stalla, perché non trovarono posto nell’albergo. Ha vissuto questa paternità nel silenzio, con attenzione e premura, chiedendosi quale sarebbe stato il progetto misterioso di Dio su quel Bambino cercato e atteso da tante persone.
Sperava di vivere poi un periodo di tranquillità, ma l’Angelo lo svegliò ancora di notte e dovette partire in fretta per mettere in salvo il Figlio di Dio dalla furia omicida di Erode. Giuseppe obbedì. Dovette lasciare tutto: la sua casa, il suo lavoro, le sue sicurezze. Immagino un viaggio molto lungo, di parecchi mesi, pieno di difficoltà, disagi e paure. Si sarà sentito clandestino, forestiero, intruso, con il bisogno di trovare una sistemazione sicura per Maria e Gesù, un lavoro per poter mantenere dignitosamente la sua famiglia. Come Abramo, fu invitato dal Signore a lasciare tutto e partire, senza una meta precisa, guidato solo dalla promessa di Dio. Più tardi, una volta ambientatosi, l’Angelo di nuovo si fece presente e lo invitò a tornare nella sua patria, dopo la morte di Erode. Dovette compiere nuovamente tutto il viaggio di ritorno e rientrare in Palestina. Il fanciullo Gesù gli dava motivo di gioia per affrontare il cammino assieme alla sua sposa Maria e vivere il frutto della sua silenziosa e cieca fedeltà.
Si può dire con certezza che Giuseppe con la sua obbedienza pronta e silenziosa è stata una figura importantissima e determinante nella storia della salvezza.

 

 

 

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