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SAN GIUSEPPE, terrore dei demòni

L’ “angolo” di Giuseppe: la lotta con il “Contemplatore”

di don Matteo De Meo

Non è il titolo di un film della saga di “Star Wars” (… in lingua patria: … di ‘Guerre Stellari’).  A dire il vero, sorprende anche me! Come mi è venuto in mente…? Semplicemente osservando in un angolo. Avete presente un angolo? Quella regione di piano compresa tra due semirette, uscenti da uno stesso punto, detto vertice?... Ecco, quell’angolo!  Di cosa? Di una “icona” … Non quella che serve per attivare un file! … Avete presente quelle immagini sacre, dipinte su legno, tipiche dell’arte bizantina e russa?  Ma non una qualunque: quella della Natività di Rubliev. … E non un angolo qualunque, ma quello di Giuseppe. …Tranquilli, lo so, non siamo a Natale! Ma, a volte, le cose non sono “solo” per come appaiono. L’apparenza è il primo impatto, e quasi mai coincide con ciò che una cosa è veramente. Oltre l’apparenza c’è di più! E per comprendere un’icona questa è la regola.

Beh … allora occhio alle due immagini che avete davanti!

La prima è l’icona della Natività. La seconda è - sempre la stessa - ma con il particolare di un “angolo”: quello, appunto, di Giuseppe.

Ok, seguitemi. Facciamo un tour, brevissimo, tra i suoi personaggi, simboli e colori.

Il paesaggio è a dir poco “lunare”. Predomina il giallo opaco, tutto è brullo, solo rocce, qualche cespuglio e qualche alberello. Un mondo arido, freddo… Ostile è il luogo che accoglie la nascita del Figlio di Dio!

Al centro domina un grande drappo rosso, simbolo del sangue, ma anche dell’amore e della regalità. Su di esso è distesa la Madre di Dio, la piena di grazia, la Sposa del Re. Ma, osservatene lo sguardo. Non si dirige sul suo Bambino. Ostenta tristezza, ed è rivolto verso un albero. Non un albero qualunque, ma quello del “bene e del male”, che ricorda ben altri “scenari” (Gn 3,1-13).

Osservate il Bambino: avvolto in bende, giace in una… “tomba”.  Fa da sfondo una grotta nera e buia: la bocca dell’inferno. Il Bimbo è lì dentro. Quel neonato è il Salvatore, discende negli inferi e sconfigge il diavolo, padre del peccato e della morte (Sap 2,24).

Ora, abbassate lo sguardo - bisogna discendere nel livello inferiore dell’icona, la sfera dell’umano - e osservate alla vostra sinistra… Scorgete una figura rannicchiata, lì nell’angolo. È Giuseppe. Benvenuti nell’ “angolo” di Giuseppe (…occhio alla figura n. 2). Ma il suo posto non dovrebbe essere nella sfera centrale, quella dell’Incarnazione, a fianco della Madre di Dio? Invece, è qui, messo in un angolo. Forse il pittore, seppur tra i più grandi iconografi, monaco e santo della Chiesa ortodossa, non gli ha dato il posto che gli spettava!? No, tutt’altro! La bellezza di questa figura è racchiusa tutta lì, in quell’angolo. A stento la si riesce a distinguere dallo sfondo. È grave il suo compito, unica la sua missione, e Giuseppe la compie così: “stando in un angolo”.  Sì, sto parlando di una esperienza, quella dello “stare in un angolo”, silenziosi, impauriti, confusi e pensare… lottare. Un angolo dove non sempre si sceglie di andare. A volte, imprevedibilmente, ci si ritrova, o ci si è messi e - come Giuseppe - ci si può stare stretti. Un “luogo” che forse, ora, ci è un po' più famigliare.

Qualcuno lo ha definito “l’angolo migliore” da cui partire per affrontare qualsiasi ostacolo. Per diventare più forti …! Sarà, ma non è propriamente un angolo da preferirsi… Meglio optare per un angolo… “cottura” - scusate la comparazione -. Giusto per dire che una “prova”, così come una “tentazione”, non la si va a cercare.  Anzi, un tizio, di nome Tommaso d’Aquino, è del parere che va evitata, e in ogni modo! Ben altra musica se, pur non cercata, ci si imbatte. Allora, per vincerla, va affrontata: e non date ascolto a chi - “simpaticamente” - vi dice: “…va assecondata”.

Ma, torniamo al nostro “angolo”. Cosa ci fa Giuseppe lì? Guardate bene! La sua figura è avvolta in un ampio mantello, il cui colore è il medesimo di quello scenario brullo e roccioso. Come roccioso, arido e brullo è il momento che sta vivendo, il percorso che è chiamato a compiere. Un momento, forse il più difficile della sua vita, “… fortemente angustiato davanti all’incomprensibile gravidanza di Maria” (Papa Francesco, Patris Corde, p.12). Il suo sguardo sembra perdersi nel vuoto, immerso nei suoi pensieri, lotta con essi, e non solo: tormento e lotta. Eppure, Giuseppe è l’uomo giusto, irreprensibile e veritiero. Ma per questo il suo tormento diventa ancora più forte. Non dubita delle parole di Maria. L’idea che possa avergli mentito non gli ha mai sfiorato la mente. Ma è davvero grande il mistero…! Pertanto, pensava di lasciarla in segreto. Lui è pronto a difenderla, a custodirla, a costo della sua stessa vita. Lui è il custode di Lei e del frutto del suo grembo. 

Ora, improvvisiamoci un po' “geometri”! Sapete, per visitare bene un’icona bisogna conoscerne l’impianto geometrico su cui è costruita. E non sto scherzando! Triangoli e cerchi, rette e diagonali, reggono tutta l’icona e sono la chiave per leggerne l’intero significato.  Bene: righello e matita, squadra e …scherzo…!  Basta seguirmi con l’immaginazione!

Pronti allora? Ok, riguardate la figura n. 1.

Provate a tracciare una linea immaginaria, una diagonale: l’angolo di Giuseppe si unisce al vertice opposto - non a caso - passando attraverso il grembo della Madre di Dio.  Ora individuate il punto mediano (centrale) della linea tracciata tra i due vertici…  Fatto?  Se ci avete preso, avete individuato il centro verso cui tutta l’opera converge: il grembo della Madre di Dio, il luogo fisico dell’Incarnazione.  Ora: dal centro seguite lo stesso tracciato di prima, verso il basso. La linea vi ricongiungerà di nuovo con l’angolo inferiore: Giuseppe dal suo angolo è il custode di quel “luogo” e di tutto ciò che in esso accade.

Bene, se non vi siete persi tra rette e diagonali, ritornate, ora, alla figura n. 2.

È in preda ad una grande angoscia. Pensa, vorrebbe capire, e non riesce…: “Giuseppe, perché hai dubbi? - si chiede in un’Omelia lo Pseudo Origene - Perché hai pensieri imprudenti? Perché mediti senza ragionare? È Dio che viene generato ed è la Ver­gine che lo genera. In questa generazione sei tu colui che aiuta e non colui dal quale essa dipende. Sei il servo e non il signore, il domestico e non il creatore". Ma, non può non pensare, deve pensare. Ma pensare a volte è molto rischioso…. È tra i tuoi pensieri che il Nemico insinua i suoi.  E, se osservate bene, Giuseppe nell’angolo non è solo. Una figura misteriosa gli sta di fronte, lo scruta, bisbiglia qualcosa. Ma lui non lo degna di uno sguardo: sente, ma non ascolta. Di chi si tratta? Un vecchio pastore, rivestito di una pelle nera, ricurvo verso di lui. Osserva ogni suo movimento, ogni sua espressione. È il “pastore-tentatore”, Satana. Nella tradizione bizantina è chiamato Tirso, che significa appunto colui che osserva, contempla. Osservare, spiare, è l’occupazione abituale dei demoni nella guerra contro i monaci… e non solo!  “…I demoni non conoscono i nostri cuori, come alcuni credono…”; soltanto con l’osservazione i demoni imparano a conoscerci; e in quest’arte, assicura Evagrio Pontico, sono abilissimi. Per cui, …  signore e signori, vi presento: il… “Contemplatore”!!! Appoggiato su di un “bastone”, scruta il momento giusto. Circuire, adescare è il suo metodo preferito. Non si mostra violento. Anzi, sembra discreto, rispettoso, si tiene a debita distanza… L’obbiettivo? Insinuare in Giuseppe il “dubbio”: “Come questo bastone non può produrre fronde - insinua il Contemplatore  -così un vecchio come te non può generare, e, d'altra parte una vergine non può partorire”. Il male cerca di aggrapparsi “all’essere, come un parassita”; cerca di “dissanguarlo e di divorarlo”. Lotta, Giuseppe, con tutte le sue forze. È sfinito. Il Contemplatore insinua “pensieri estranei”. Come “spiriti intrusi” cercano di infestare la sua volontà, di annebbiare la sua ragione (… strani termini vero? Sono propri della spiritualità ortodossa, per indicare il modo di agire degli spiriti maligni sull’anima dell’uomo). Ma Giuseppe resta lì, nel suo angolo come un monaco nella sua “cella”. Durante la tentazione, quando i demoni sferrano il loro attacco, bisogna perseverare nella cella, insegnano i padri del deserto: “Resta seduto nella tua cella: essa ti insegnerà ogni cosa…”, dicono. Ma cosa è la cella? È l’angolo della prova: il cuore. Ma è anche “la cavità della roccia dove Dio parla con Mosè” (Es. 33,22) - dice Isacco di Ninive -. E “…mentre però stava pensando a queste cose…” (Mt1,20), quell’arboscello ai suoi piedi, su quella roccia - osservatelo - fiorisce. È il “bastone fiorito”, in risposta alle parole del Contemplatore; il segno che “nulla è impossibile a Dio…” (Lc. 1,37). Dio lo assiste nella lotta, rivela la falsità di quei pensieri, ma non gli risparmia la fatica della prova, la fatica della tentazione. Il Satana “contemplatore” tenta Giuseppe. D’altronde, “il nostro progresso si compie attraverso la tentazione - direbbe Sant’Agostino - e nessuno può vincere senza combattere, ma il combattimento suppone un nemico…” (Commento al Salmo 60). E in quell’angolo, il Nemico scatena la sua guerra, e il cuore di Giuseppe ne è il campo. È come in quel primo “giardino”. … Notate, Giuseppe, sfinito, si appoggia ad un albero. Non vi fa ricordare qualcosa? Un altro albero in un altro giardino? Già, proprio quello: l’Eden! Ma qui gli eventi sono rovesciati. Sopra quell’albero, l’antico tentatore attacca la donna. Qui, invece, attacca l’uomo, appoggiato ad un legno. Lì, dall’albero parla alla donna. Qui - sotto i piedi della Madre di Dio - si rivolge a Giuseppe.

Riprendete il righello immaginario... Tracciate una linea verticale dal calcagno della Madre di Dio verso il basso. Se non vi ritrovate a guardare la tastiera del PC, la linea termina esattamente sulla testa del Contemplatore: “…Questa ti schiaccerà la testa…” (Gn.3,15). E intanto il Contemplatore, scruta... osserva…Il minimo moto di ribellione e la partita è vinta. Una nuova vittoria, e che vittoria!!!

Ma, “dal profondo…” (Ps 130), del suo angolo, Giuseppe grida al suo Signore: “… Chi mai sono io, per osare ribellarmi? - gli fa dire Dobraczynski - Poiché Tu esigi che io abbia una moglie che non sarà mia moglie, e un figlio per il quale dovrò essere padre, anche se padre non sono, che accada conformemente alla Tua volontà. Che sia come tu vuoi. Sostienimi, se la mia intelligenza e la mia volontà si indeboliranno. Accogli la mia decisione oggi, che mi hai donato la forza … “(Jan Dobraczynski, nel romanzo ‘L’ombra del padre’).

E un grande terrore assale il Contemplatore… Cercava un piccolo moto di ribellione, ma quell’animo gli riserva ben altri moti… insopportabili moti… che alimentano il suo odio, e ancor più, il suo dolore. Giuseppe, con la sua vita interiore e con la sua obbedienza, non lascia il più piccolo spazio all’azione del demonio, che, non riuscendo a vincere in nessun modo, si vede costretto a fuggire da lui.

Quante cose si scoprono, osservando in un angolo…  E non un angolo qualunque, ma quello di Giuseppe: …  impenetrabile al Contemplatore.

 

 

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