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San Ranieri di Pisa

"Voglio darmi a Dio ed essere tutto suo"

di Nicola Sergi

Ranieri Scacceri nacque nel 1118 a Pisa, da Gandulfo Scacceri e Mingarda Buzzecherini, unico figlio maschio di una delle famiglie più facoltose ed in vista della città. La sua fanciullezza passò in mezzo alle agiatezze ed alle attenzioni di genitori che non volevano contristare in nulla il loro rampollo. Ranieri era un ragazzo bello, intelligente, arguto e molto dotato per la musica ed il canto. Queste sua capacità gli valsero ben presto una meritata, seppur frivola, fama che gli permise di presenziare a feste e banchetti. Trascorreva la sua vita fra continui svaghi con l’unico desiderio di passare da un divertimento all’altro. I genitori, che lo amavano teneramente, erano rattristati dalla sua condotta: la madre pregava molto per suo figlio tentando bonariamente di convincerlo a ravvedersi, suo padre lo minacciava energicamente, ma solo a parole, quindi il giovane non cambiava vita.

La conversione di Ranieri avvenne nella località di Cisanello, a qualche chilometro da Pisa, nel giardino di una sua parente. Ranieri, diciannovenne, stava suonando la lira in modo spensierato, quando, improvvisamente, la donna gli gridò: “Non vedi chi passa? È l’angelo del Signore!”. Ranieri non si scompose e chiese: “E chi sarebbe quest’angelo?”. La donna rispose risoluta: “È lui, Alberto, l’uomo di Dio!”. Nelle vicinanze del giardino stava passando affaticato, umile e raccolto, a piedi nudi e vestito di pelli di capra, il pellegrino Alberto, uomo che già godeva fama di santità. La donna riprese: “E tu invece di perder tempo in suoni e canti, perché non gli vai dietro come tanti giovani brillanti come te, che preferiscono incamminarsi nelle vie del Signore, piuttosto che attardarsi nelle vie della perdizione?”. Ranieri, come fulminato da quelle parole, ammirando in cuor suo il pellegrino Alberto, gettò via la lira e si mise a seguirlo. Non ebbe però il coraggio di parlargli, se non alcuni chilometri più in là, davanti al portone della chiesa di San Vito a Pisa. Il pellegrino gli disse: “Ma tu... non sei quello che cantava e suonava or ora laggiù a Cisanello? Ebbene, se tu ponessi la stessa premura nel servire Dio, quanto sarebbe meglio per te e quanto più vantaggioso!”.

Volendo metterlo alla prova, gli fissò un appuntamento due giorni dopo. Ranieri sulle prime si scordò della cosa, ma il giorno stabilito, se ne ricordò improvvisamente e, correndo, si recò da lui. I due entrarono in chiesa ed inginocchiati l’uno accanto all’altro, in grande raccoglimento, pregarono perché si manifestasse la Volontà di Dio. Al termine della preghiera, Ranieri disse con voce sommessa, ma ferma: “Voglio darmi a Dio ed essere tutto suo. Ditemi che cosa devo fare e lo farò. Voglio rinunciare alla vita dissipata che conduco ormai da troppo tempo!”. Alberto lo indirizzò da un sacerdote per la confessione. Egli mostrò una così viva contrizione delle sue colpe, che il confessore ne fu edificato e non gli assegnò alcuna penitenza. Quando Ranieri fece rispettosamente notare l’omissione, il sacerdote gli rispose: “Comportati come figlio, che Dio ti sarà padre”. All’udire queste parole, rimase turbato e si commosse fino alle lacrime pensando alla sua ingratitudine nei confronti di Dio.

Giunse a casa piangendo e, ritiratosi nella propria stanza, per alcuni giorni non prese cibo, non riposò e, battendosi il petto, continuava a piangere. I familiari cominciarono a temere che non fosse più in sé e per le strade di Pisa già si vociferava che il “re dei festini” fosse impazzito.

Passarono altre settimane, finché un giorno Ranieri confidò alla mamma di aver perso la vista per il troppo piangere. La cosa straziò a tal punto i genitori che egli pregò il Signore perché avesse pietà di lui. Mentre pregava, una voce arcana si fece udire e gli disse: “Consolati Ranieri, i tuoi peccati ti sono rimessi, ed il tuo desiderio è esaudito” e subito riebbe la vista.

Si diede a frequentare i sacramenti quanto più spesso poteva, pregava fervorosamente, digiunava, faceva penitenza, finché un giorno ebbe la visione di un’aquila che portava una fiaccola nel rostro e che gli disse: “Vengo da Gerusalemme, prendi questa fiaccola e fa’ luce a chi è nelle tenebre del peccato”. Da quel giorno Ranieri sentì un ardente desiderio di raggiungere i luoghi santi.

Coronò questo desiderio solo quattro anni dopo. Agli occhi del mondo intraprese questo viaggio per occuparsi dei commerci di famiglia, ma in realtà a Ranieri interessava molto di più la sua conversione che il commercio.

Si narra che un giorno sentì un misterioso ed insopportabile fetore uscire dal suo portamonete. In seguito, il divino Maestro gli apparve indirizzandolo alla chiesa del Santo Sepolcro. Una volta giunto là, vi entrò e si prostrò in preghiera, tanto da scivolare in un sonno innaturale. Gesù gli apparve dicendogli: “Ranieri, qui al Calvario, io venni spogliato; tu fai altrettanto; spogliati di tutto quanto possiedi; perfino delle vesti; contentati dell’umile e povera veste del pellegrino!”. Ranieri si svegliò e capì. Vendette le sue merci e donò tutto il ricavato ai poveri, mantenne soltanto le vesti. Ma il successivo Venerdì Santo, si spogliò anche di queste, indossando la veste del pellegrino e ricevendo il Salterio per la preghiera. Udì ancora una volta la voce arcana che gli disse: “Se qualcuno ti offre la carità, accettala pure, ma non domandarla più ad alcuno; sono Io che te la procuro!”. Da quel momento, visse esclusivamente di Divina Provvidenza per tutti i tredici anni nei quali si trattenne in Palestina.

Tornò in seguito a Pisa, città che lo aveva visto andare via come un giovane ricco e lo vedeva ora tornare consumato dalle penitenze e dai digiuni, con una misera veste addosso, così austero da incutere rispetto e venerazione. La notizia si sparse e le folle accorrevano cercando Ranieri ed egli si recava in mezzo a loro tracciando ampi segni di croce, grazie ai quali gli ammalati guarivano, gli ossessi venivano liberati, i paralitici camminavano.  A chi gli chiedeva consiglio non si stancava di ripetere: “Non sappiamo noi tutti che la vita presente è tempo di preparazione per l’eternità?”.

Un giorno ebbe una visione che gli rivelava che sarebbe partito per la patria celeste al compimento del settimo anno da quando era giunto a Pisa.

Era il 17 giugno dell’anno 1161, Ranieri ai suoi intimi amici e devoti ripeteva le parole di S. Agostino: “Ama e fa’ ciò che vuoi”. Alla sera, dopo aver ricevuto l’Unzione degli infermi ed il Santo Viatico, si addormentò nel Signore. Tutte le campane di Pisa suonarono a festa, benché nessuno si fosse preso il disturbo di tirarne le funi. L’arcivescovo di Pisa, da tempo constretto a letto da una grave malattia, improvvisamente guarì e si recò ad officiare i funerali di Ranieri secondo la S. Messa di “requiem presente cadavere”. Misteriosamente, però, tutti i presenti testimoniarono unanimi di aver sentito recitata la S. Messa solenne delle grandi occasioni con il Credo ed il Gloria.  

 

Bibliografia: Icilio Felici, San Ranieri patrono della città e Diocesi di Pisa, 1969

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