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SAN TOMMASO D’AQUINO

di Fratel Andrea Gori icms

Nell’arduo compito di delineare un breve ritratto di un “gigante” come S. Tommaso d’ Aquino, vorrei iniziare da un episodio accaduto al termine della sua vita, nel dicembre del 1273. Egli si trovava nel convento domenicano di Napoli, immerso in preghiera davanti al crocifisso, quando si sente dire: “Tommaso, tu hai scritto bene di me. Che ricompensa vuoi?” Ed egli risponde da “furbo”, cioè da santo: “Nient’altro che te, Signore!”. Questa è stata tutta la vita di Tommaso, questa la meta dei suoi studi, delle sue opere, della sua incredibile riflessione filosofica e teologica: una continua ricerca dell’Amato. Ma facciamo un passo indietro.

Tommaso, di nobile famiglia, nacque nel 1225 nel castello di Roccasecca (Frosinone). I suoi famigliari si opposero quando egli, circa ventenne, decise di entrare nell’Ordine domenicano, arrivando a chiuderlo in una cella del castello paterno per quasi un anno. Non riuscendo a farlo “ragionare”, decisero di introdurre una sera una bellissima ragazza nella cella, per tentarlo nella castità e distoglierlo così dalla sua vocazione; ma Tommaso, di solito pacifico, prese un tizzone ardente in mano e la fece fuggire via. Dio ricompensò la fedeltà e la tenacia del giovane con una grazia singolarissima di purezza e di castità. “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”: anche per questo ha potuto indagare con tanta profondità e chiarezza i misteri di Dio, così da essere soprannominato Doctor Angelicus. Entrato nell’Ordine, fu allievo di S. Alberto Magno a Colonia. Per il suo carattere riservato e taciturno, era soprannominato dai suoi compagni il “bue muto”; ma il suo maestro, venuto in possesso dei suoi appunti, esclamò: “Noi lo chiamiamo bue muto, ma egli con la sua dottrina emetterà un muggito che risuonerà in tutto il mondo!”.

Appena ordinato sacerdote, a soli 27 anni, ottenne la cattedra all’Università di Parigi. Egli era uno spirito aperto e libero, fedele alla dottrina della Chiesa e innovatore allo stesso tempo. Seppe “battezzare” Aristotele in un periodo in cui il filosofo greco non era ancora ben visto, convinto com’era che “la luce della ragione e quella della fede provengono entrambe da Dio (…), perciò non possono contraddirsi tra loro”. Non dobbiamo, però, pensare che il genio di Tommaso fosse frutto solo del suo talento naturale: sappiamo dai suoi primi biografi che egli era solito accostare il capo al Tabernacolo, come per sentire palpitare il cuore di Gesù e per ricevere da Lui le luci necessarie alla sua missione di teologo. In lui risplendevano al massimo i doni dello Spirito Santo; insegnava e trasmetteva agli altri le verità divine, perché prima di tutto le sperimentava in sé.

Grande innamorato dell’Eucaristia, Tommaso fu incaricato dal Papa di scrivere la liturgia e gli inni della festa del Corpus Domini, in seguito al miracolo eucaristico di Bolsena. Nei suoi inni, tra cui il famoso “Pange Lingua”, possiamo apprezzare Tommaso come poeta e mistico, oltre che filosofo e teologo. Come tutti i santi, era devotissimo della Madonna, come testimonia la sigla AM, “Ave Maria”, riportata nell’intestazione di ogni pagina da lui scritta.

La mattina del 6 dicembre del 1273, poco dopo il colloquio con Gesù di cui parlavamo all’inizio, S. Tommaso ebbe una visione che dette una svolta imprevista alla sua vita. Da quel momento in poi, non volle più scrivere né dettare altro, lasciando incompiuta anche la sua grande opera, la “Summa Theologiae”, perché, come confessò a Fra Reginaldo “tutto quello che ho scritto è come paglia per me, in confronto a ciò che ora mi è stato rivelato”. Passò in silenzio gli ultimi mesi della vita, testimoniando così che Dio è sempre infinitamente più grande della nostra “testa” e dei nostri concetti.

Canonizzato nel 1323, fu proclamato dottore della Chiesa nel 1567. Pochi anni prima, al Concilio di Trento, la Summa era collocato al fianco della Sacra Scrittura nell’aula conciliare. Beh, non male per uno che pensava di aver scritto solo paglia!

Poiché si sapeva piccolissimo nei confronti di Dio, Tommaso è potuto diventare il più dotto di tutti i tempi. Il suo “muggito” è davvero riecheggiato e riecheggerà per sempre, in tutto il mondo!

 

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