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SAN VIGILIO Vescovo, Patrono di Trento

di Marilena Pilati

Noi Trentini conosciamo San Vigilio perché, oltre ad essere il patrono di Trento e della sua arcidiocesi, è molto rappresentato (sempre con gli abiti da vescovo e col pastorale) in affreschi e quadri nelle chiese della regione. Inoltre, ogni anno a Trento, in suo onore, si svolgono le Feste Vigiliane e per una settimana le vie del centro si trasformano in un borgo medioevale, attirando molto pubblico. Il tutto si conclude il 26 giugno, giorno della ricorrenza liturgica, con la processione per le vie cittadine ed il solenne Pontificale di San Vigilio. Non credo che nel resto d’Italia egli sia molto noto: è un martire dei primi secoli del cristianesimo e, per la verità, penso che anche qui ben pochi sappiano bene la sua storia!

Vigilio nasce a Roma nel 365 d.C. È il primogenito dei tre figli di Massenzia (non si conosce il nome del padre) che è una nobile matrona: rimasta vedova in giovane età, educa i suoi ragazzi all’amore di Dio e vuole formare in loro un carattere fermo, affinché diventino veri discepoli del Signore. Essi crescono buoni e generosi. Vigilio studia ad Atene, completa con diligenza il percorso di formazione e ritorna a Roma, ma vi rimane poco tempo perché, con la madre ed i fratelli, parte per le Alpi Tridentine: il suo desiderio è quello di diffondere il Vangelo nelle zone più lontane, dove l’idolatria e le eresie ostacolano ed inquinano la fede. Prima di giungere a destinazione fa visita ad Ambrogio, Vescovo di Milano, che gli offre preziosi conbsigli su come svolgere il suo apostolato. A Trento la famiglia conduce una vita virtuosa ed esemplare ed ottiene ben presto la stima di tutta la popolazione. La fama della santità di Vigilio si diffonde, i fedeli lo venerano e lo rispettano; quando il Vescovo in carica muore, il clero e la popolazione ritengono che egli sia la figura più influente ed idonea a succedergli, nonostante abbia solo 20 anni e manchi di esperienza. Vigilio diviene così il terzo Vescovo di Trento.

Egli sente il peso dell’episcopato, ma ama profondamente la sua Chiesa e, illuminato da Dio, proclama assiduamente la Parola, amministra i sacramenti e ben presto converte tutta la città. Compie anche molti prodigi guarendo le persone da ogni sorta di infermità e scacciando i demoni.

In seguito si spinge nelle valli limitrofe, ancora in parte pagane, opera continue conversioni e fa costruire numerose chiese.  Per aiutarlo in quest’impresa, Ambrogio gli invia tre validi collaboratori: Martirio, Sisinio ed Alessandro. Essi provengono dalla Cappadocia ed intendono consacrarsi interamente al Signore. Vigilio li accoglie con gioia ed affetto, li istruisce, li plasma e quando li ritiene pronti li invia ad evangelizzare la Val di Non. In quei luoghi si adorano ancora molte divinità pagane e durante le cerimonie sacre si commettono crudeltà ignominiose, fino a sacrifici umani. I tre chierici rimangono nella valle alcuni anni vivendo santamente, predicando il Vangelo, compiendo opere di carità e convertendo molta gente. Tuttavia, nel 397, alcuni pagani li aggrediscono a bastonate e li gettano sul rogo preparato per l’idolo di Saturno.

Vigilio accorre e raccoglie i poveri resti; le spoglie dei tre martiri vengono collocate in una chiesa innalzata in loro onore e diverse reliquie vengono inviate ad altrettante Chiese, in particolare a Milano al Vescovo Simpliciano, successore di Ambrogio. Vigilio si dimostra molto clemente con gli abitanti del luogo e perdona gli assassini: questo atto di carità fa sì che ben presto la popolazione si converta.

L’opera del Vescovo continua. Quando ormai quasi tutta la diocesi di Trento si è convertita al Vangelo, egli si spinge ad evangelizzare la provincia di Brescia e quella di Verona.  Solo la Val Rendena resiste, ma egli non si dà per vinto; raggiunge quei luoghi inospitali con i suoi fratelli Claudiano e Magoriano e, giunto nella valle, celebra la Messa e poi getta nel fiume Sarca una statua di Saturno. Vigilio sale poi sul piedestallo dell’idolo ed inizia a predicare il Vangelo. Questo scatena l’ira dei pagani che lo uccidono usando bastoni, sassi e zoccoli di legno. Prima di spirare, il Vescovo invoca il perdono per i suoi lapidatori. È il 26 giugno del 405.

I suoi fratelli si prostrano in preghiera davanti al corpo: il loro dolore è grande, ma sono sereni perché confortati dalla certezza che egli è salito al Cielo. I carnefici sono confusi ed atterriti di fronte alla scena: molti si pentono e si convertono.

Per merito di Vigilio ogni idolatria scomparirà per sempre dalla diocesi.

Il corpo del Vescovo viene portato a Trento e seppellito nella chiesa che lui stesso aveva fatto costruire. La sua fama si diffonde rapidamente e nello stesso anno viene canonizzato e inserito nel registro dei martiri da papa Innocenzo I.

In seguito, anche la madre Massenzia e i fratelli Claudiano e Magoriano verranno proclamati santi.

La chiesa dove San Vigilio è sepolto verrà poi ampliata diventando il Duomo a lui dedicato, che nel 1545 ospiterà il Concilio di Trento.

 

 

 

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