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Santa CATERINA D’ALESSANDRIA

La Sapienza dell’Amore che dona la vita

di Suor M. Bernardetta Usai icms

Santa Caterina d’Alessandria fa parte di tutta quella schiera di fedeli che, nei primi secoli del cristianesimo, hanno testimoniato, a prezzo della loro stessa vita, la fede in Cristo.

I primi cristiani, infatti, venivano perseguitati perché accusati di “ateismo”, accusa rivolta a chi non considerava divinità suprema la maestà imperiale. La prima presa di posizione dello Stato Romano contro i Cristiani risale all’imperatore Claudio (41-54 d.C). E la fine definitiva delle persecuzioni arrivò dopo ben tre secoli dalla nascita di Cristo, precisamente nel 313, con l’editto di Milano, emesso da Costantino e Licinio. L’editto accordava ai cristiani la libertà di culto e la restituzione dei beni confiscati. Lo stesso Costantino fu il primo Imperatore convertito alla cristianità, tanto da presiedere il primo Concilio ecumenico nel 325 a Nicea per contrastare l’eresia degli Ariani.

Le notizie circa la vita di Santa Caterina e della sua famiglia sono molto poche. Secondo la tradizione Caterina era una giovane donna cristiana di stirpe reale, figlia unica del Re Costa, vissuta a cavallo tra il terzo e quarto secolo d.C. ad Alessandria di Egitto. Si suppone che la sua nascita risalga all’anno 287 d.C. Era stimata nella sua città per la sua bellezza e conosciuta come dotata di una grande intelligenza. Alessandria d’Egitto era, a quel tempo, un centro di cultura e capitale della tradizione sapienziale cristiana. Caterina venne istruita in tutte le scienze e, in particolare nella filosofia e questa fu la via attraverso cui conobbe il cristianesimo. I suoi studi infatti la portarono ad innalzare il suo intelletto alla ricerca della Verità e, appena sentì parlare della religione di Cristo, decise di seguirla perché comprese che essa era la vera religione. Sostenuta dalla grazia di Dio, comprese il grande amore che Dio nutriva per lei e decise di farsi battezzare, dedicandosi poi alla beneficenza e ad istruire i pagani alla nuova fede. La fama della sua carità e del suo sapere aumentò al punto che giunse alle orecchie dello stesso imperatore.

Nel 305, in seguito alle dimissioni di Diocleziano e Massimiano, due imperatori pagani noti per le persecuzioni contro i cristiani, fu nominato Galerio, che a sua volta nominò come governatore di Egitto e di Siria il nipote Massimino Daia. Costui si rese da subito celebre per la sua ferocia contro i cristiani, si auto-proclamò imperatore e, in seguito, morì suicida a Tarso nel 313.

In occasione della sua nomina a governatore, Massimino ordinò che si celebrassero grandi feste in suo onore e questo includeva anche il sacrificio di animali alle divinità pagane. Naturalmente non erano dispensati da questo tutti i sudditi, compresi i cristiani, ancora perseguitati.

Anche Caterina si recò al palazzo dell’imperatore durante i festeggiamenti per esortare i cristiani affinché resistessero alle minacce e, dichiarandosi anch’essa apertamente cristiana, si rifiutò di compiere sacrifici agli dèi. Con grande coraggio, addirittura invitò Massimino a riconoscere Gesù Cristo come Redentore dell’umanità. L’Imperatore rimase fortemente colpito da tanta determinazione e fermezza e decise di convocare retori e filosofi con l’intento di convincerla a rinunciare alla sua fede. Ma accadde che, colpiti da tanta sapienza, furono invece loro a convertirsi e ad abbracciare la fede cristiana. Massimino, saputo questo, fece uccidere i sapienti che furono arsi vivi, e fece imprigionare Caterina lasciandola senza cibo. Miracolosamente, dopo 12 giorni di digiuno, fu una colomba a portarle il nutrimento e fu Gesù stesso a visitarla, confermandola e rafforzandola nella sua fede.

Anche l’imperatrice e il capo della corte andarono a farle visita durante la prigionia, ma anche questi, dopo aver parlato con Caterina, si convertirono e con loro altri 200 soldati. L’imperatore, allora, la fece richiamare e non riuscendo ancora a convincerla a venerare gli dèi, le propose addirittura il matrimonio con uomini illustri e grandi ricchezze, ma da parte della giovane ricevette solo dei rifiuti, finché decretò la sua condanna ad una morte orribile: essere straziata da alcune ruote con degli uncini acuminati. Accadde, però, un altro fatto miracoloso, per cui le ruote non fecero alcun male a Caterina, ma si spezzarono e le punte andarono a colpire i suoi carnefici che ne rimasero uccisi.

A quel punto l’imperatrice stessa si dichiarò cristiana e fu sottoposta a tortura e decapitata.

L’imperatore, non ancora soddisfatto, ordinò che Caterina venisse condotta fuori della città e venisse decapitata. Giunta al luogo del martirio, fu bendata e appena il suo capo venne reciso, dalla ferita sgorgò del latte, ultima testimonianza della sua innocenza. La tradizione racconta che degli angeli presero subito il suo corpo e lo trasportarono da Alessandria fin sul Sinai, su un monte che da allora venne chiamato Gebel Katherin (la Montagna di Caterina), accanto a Gebel Musa (la Montagna di Mosè). Dal suo corpo e dal suo sepolcro continuarono a sgorgare latte e olio miracoloso. Nel IV secolo l’Imperatore Giustiniano fece erigere un monastero a lei dedicato, dove furono portate le spoglie della Santa. Questo monastero è ancora oggi esistente e meta di numerosi pellegrinaggi.

Nell’iconografia Santa Caterina viene rappresentata con la corona in testa e vestita di abiti regali per ricordare la sua origine principesca. La palma che tiene in mano è simbolo del suo martirio rappresentato con la spada che le tolse la vita e la ruota spezzata, strumento del suo supplizio. Il libro, infine, rappresenta la sua grande sapienza, caratteristica per cui è protettrice degli studi e di numerose università e che le meritò, per la sua vittoria nel confutare le eresie pagane, il titolo di Dottore della Chiesa. Il culto di Santa Caterina in occidente, molto probabilmente, è stato portato da alcuni monaci orientali e la devozione andò man mano diffondendosi tra i fedeli.

La sua festa annuale è ricordata principalmente come la festa dei giovani; particolarmente in Francia, Santa Caterina è patrona degli studenti di teologia, di molte confraternite femminili e protettrice delle apprendiste sarte che da lei prendono il nome di “Caterinette”.

 

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