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SANTA GEMMA GALGANI

Una “Gemma” per Dio: dalle Sue piaghe sboccia il fiore più bello

di Eva Masini

Santa Gemma Galgani nasce a Camigliano, nei pressi di Lucca, il 12 marzo 1878 e il giorno seguente riceve il battesimo nella chiesa di S. Michele Arcangelo. Pilastro nella crescita spirituale di Gemma fu proprio la mamma Aurelia, che di frequente - prendendola in braccio - le parlava del Paradiso, tanto da far nascere nel cuore della bambina il desiderio del cielo. Gemma mostrò fin da subito la profondità della sua anima e una grande attitudine alla orazione, a cui dedicava quotidianamente molte ore, annotando sui propri quadernetti di scuola i pensieri e le preghiere di ogni giorno, con il proposito di una vita sempre più immacolata.

Il 25 maggio 1885 ricevette la Cresima e, proprio in questa occasione, avvenne la prima “locuzione celeste”, in cui le venne chiesto da Gesù il dono della sua mamma, ormai da tempo malata. La morte della mamma fu solo il primo di una lunga serie di “sì” che Gemma disse a Gesù crocifisso, il Quale, apparendole, le disse: “Guarda, figlia mia, e impara come si ama. Vedi fino a qual segno ti ho amata? Mi vuoi amare davvero? Impara prima a soffrire: il soffrire insegna ad amare.” Gemma, da allora, ebbe piena consapevolezza del cammino da percorrere: Gesù l’aspettava sul Calvario. Dopo la prematura scomparsa del fratello Gino, avviato al sacerdozio, nel 1897 morì anche il papà Enrico, dopo una lunga e dolorosa malattia: Gemma, rimasta “sola”, quasi abbandonata, subì una terribile lunga malattia, da cui guarì miracolosamente per intercessione di San Gabriele dell’Addolorata.

In pochi anni di vita, l’anima di Gemma, sospinta dallo Spirito di Dio, si impennò, raggiungendo i vertici della santità e della mistica; alla vigilia della Festa del Sacro Cuore di Gesù, Gemma ricevette il dono delle Sante stimmate, accompagnate da frequenti visioni ed estasi. Gemma, trafitta nell’anima e nel corpo dall’Amore, partecipò così a tutti i dolori della Passione, fino al supremo abbandono dell’agonia, coronato l’11 aprile 1903, giorno in cui incontrava finalmente il suo Signore “faccia a faccia”.

Se guardiamo con gli occhi umani la vita di questa Santa, leggiamo solo un grande fallimento; eppure il Signore, in mezzo a tante “macerie”, ha fatto sbocciare un bellissimo fiore di Santità.
Se ci concentriamo soltanto sulla grande trasformazione mistica, che si è operata in lei, probabilmente non riusciamo a sentirla vicina a noi, mentre invece ha tante cosa da insegnarci. Guardiamo piuttosto al rapporto intimo e profondo che Gemma aveva con il Signore; un dialogo d’Amore struggente, continuamente alimentato da un gioioso abbandono ad ogni richiesta divina. “Chi volentieri ama, volentieri soffre”: questo fu il vessillo che sempre la spinse ad accettare ogni sorta di afflizioni, sofferenze, tormenti di ogni genere, provenienti dalla mano di Dio. Con lo sguardo fisso al mistero della Passione, Gemma fu pervasa da un profondo zelo per la conversione dei peccatori e per riparare ai tanti oltraggi di cui era vittima il suo Amato; e, con ardore rivolgeva al suo Gesù tali parole: “Oh mio Gesù tanti sono i poveri peccatori che ti offendono. Loro ti offendono e Tu sfogati pure con me. Aspetta un altro po’ a castigarli: si potrebbero convertire. Son figli Tuoi, non li abbandonare!”.

Vediamo quanto ha di straordinario questa Santa, che seppe vivere pienamente, con così tanto anticipo, il messaggio di Fatima. Infatti, in questo cammino di Croce, Gemma mai cessò di contemplare il Cuore Addolorato di Maria Santissima, così come lo contemplarono i tre Pastorelli di Fatima. La Madonna fu il suo sostegno e il suo conforto; Gemma si lasciò istruire dalla Santissima Vergine ad essere sempre più arrendevole alla “spada del dolore”, partecipando - insieme al Suo Cuore Immacolato - alle sofferenze del Salvatore. Questa è la vocazione comune che condividiamo con S. Gemma. Teniamo ben presente che Dio non ci chiede probabilmente cose straordinarie, come le chiese a questa Santa; tuttavia, ci ha creati per Amore e ci vuole santi, per cui dobbiamo credere fortemente alla Santità e dobbiamo lottare per raggiungerla. Il fratello passionista di S. Gemma, S. Gabriele dell’Addolorata, ci suggerisce: “O Santi o falliti!” Perciò imitiamo l’ostinazione dei Santi e lottiamo per essere davvero dei cristiani autentici, nella via personale che il Signore ha tracciato per ciascuno. Fuggiamo lo scoraggiamento: tutti noi possiamo vivere come “gemme preziose” di Dio ed essere un riflesso del Suo immenso Amore. Buon cammino!

 

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