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SANTA MARIA GORETTI

“Lo voglio con me in Paradiso”

di Padre Alberto Rocca icms

Santa Maria Goretti, vergine e Martire, ha offerto la sua vita a Dio per non cedere alla violenza sessuale di un giovane, Alessandro Serenelli. Ancora viva e cosciente, perdonò al suo assassino, dicendo all’affranta madre che l’assisteva: “Per amore di Gesù gli perdono; voglio che venga con me in Paradiso”

Maria era definita dalla gente dei dintorni “un angelo di figliola”; recitava il rosario, era molto religiosa come d’altronde tutta la famiglia. Aveva insistito di fare la Prima Comunione a meno di undici anni, invece dei dodici come si usava allora; con grandi sacrifici riuscì a frequentare il catechismo e così -nel maggio del 1902- poté ricevere l'Eucarestia.

Il giovane Alessandro aveva raggiunto i 18 anni e, cosa rara in quei tempi fra i contadini, sapeva leggere e scrivere; quando si recava in paese, ritornava sempre con qualche rivista poco raccomandabile, che portata in casa, suscitava le proteste di mamma Goretti; ma il padre lo giustificava, dicendo che doveva esercitarsi nella lettura.

Il racconto, fatto al Tribunale Ecclesiastico, è dello stesso Alessandro Serenelli. Maria Goretti capì le sue intenzioni e prese a dirgli: “No, no, Dio non vuole, se fai questo vai all’inferno”. Sentendosi ancora una volta respinto, il giovane andò su tutte le furie e, preso un punteruolo che aveva con sé, cominciò a colpirla. Maria lo rimproverava e si divincolava ma lui, ormai cieco nel suo furore, prese a colpirla con violenza. Lei ancora diceva: “Che fai Alessandro? Tu così vai all’inferno…” quando il giovane vide le chiazze di sangue sulle sue vesti: la lasciò, ma capì di averla ferita mortalmente. Le grida della ragazza fecero accorrere la madre, che la trovò in una pozza di sangue; fu trasportata nell’ospedale di Orsenico di Nettuno, dove i medici non riuscirono a salvarla.
Durante il periodo del ricovero Maria, ancora viva e cosciente, perdonò al suo assassino, dicendo all’affranta madre che l’assisteva: “Per amore di Gesù gli perdono; voglio che venga con me in Paradiso”; ricevette gli ultimi Sacramenti e spirò il giorno dopo, il 6 luglio 1902.

Alessandro, arrestato e condannato al carcere, già nel 1910 si era pentito e aveva sognato “Marietta”, come veniva chiamata, in Paradiso che raccoglieva fiori e glieli donava con il suo inconfondibile sorriso. Quando uscì dal carcere, nel 1928, andò da mamma Assunta a chiederle perdono e in segno di riconciliazione si accostarono entrambi alla Comunione, nella notte di Natale di quell’anno. Visse poi, fino alla morte, avvenuta nel 1970, in preghiera e penitenza in un convento francescano. Dal suo testamento spirituale: “Maria Goretti, ora santa, fu l’angelo buono che la Provvidenza aveva messo avanti ai miei passi. Ho impresse ancora nel cuore le sue parole di rimprovero e di perdono. Pregò per me, intercedette per me, suo uccisore.”

Insieme alle parole di santa Maria Goretti, sono queste espressioni di Alessandro a darci la chiave di quello che possiamo definire un “capolavoro di misericordia e perdono”.

Di fronte a tale eroismo di Maria, dopo la prima ammirazione, potremmo essere indotti a una commozione “distante” e sterile, che ci porta quasi a dire: “Non fa per me questo eroismo! Va bene la custodia dell’integrità, ma, addirittura, il perdono di un delitto orribile, questo no!”

Oggi sembra evaporata la visione evangelica dell’autentica giustizia: si rivendica sempre, in un orizzonte puramente terreno, la punizione esemplare dell’offensore, senza scampo e senza futuro. Il cristianesimo non nega la giustizia terrena ed anche soprannaturale; lo dimostrano le parole di Maria ad Alessandro: “Non farlo, Dio non vuole, vai all’inferno!”, ed anche la vita di espiazione - civile e religiosa- del Serenelli. Egli si aprì alla misericordia autentica: autentica, perché ha un costo: quello della Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo, che, dopo aver patito ed offerto la sua vita, la riprende con la Risurrezione e riapre a noi la porta del Paradiso. Tale misericordia continua nel mondo, fino alla fine dei tempi, attraverso la testimonianza dei cristiani che, come santa Maria Goretti, di fronte al male subito, anche tragicamente, trovano luce e forza per farsene testimoni. Era lo stesso Gesù, che, attraverso Maria, soffriva, offriva e perdonava. In uno slancio mistico, davanti al quale solo lo sguardo della contemplazione scorge alcuni raggi di quel bagliore infinito che sprigionava, Maria dice: “Lo voglio con me in Paradiso”. Quel paradiso che aveva cominciato a gustare nella sua vita intima, ogni giorno.

Non possiamo, poi, non interrogarci su cosa abbia portato la giovane a quel perdono eroico. I brevi tratti della sua vita, esposti sopra, ci indicano in Maria e Alessandro due cammini opposti, quasi metafora del cammino dell’umanità, che da sempre si divide in “due stirpi”: “AI demonio, che
aveva tentato i primi esseri umani e li aveva portati a disubbidire all'ordine divino ricevuto, il Signore disse: «Io porrò inimicizia tra te e la don­na, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gn 3,15). La nuova generazione che nasce­rà, da questa donna annunciata da Dio, trionferà nella lotta contro la generazione di Satana, fino a schiacciargli la testa.” (Suor Lucia Dos Santos, Gli Appelli del Messaggio di Fatima). La vita di fede, preghiera e comportamento cristiano di Maria Goretti - lungi dall’essere una stanca e banale “routine”, senza slancio né
prospettive: una vita mediocre, paragonata alla “modernità” del Serenelli, che proprio nella ricerca di qualcos’altro, ha trovato non la vera vita, ma il baratro – sono la manifestazione di questa vittoria di Cristo. Ma questi due cammini, così distanti, a un certo punto, si incontrano.

La Santa, nel momento del passaggio drammatico di cui è stata protagonista, raccoglie i frutti più belli che ha seminato nel suo cammino terreno. Il frutto più bello e prezioso è quello che redime, è quello che si innesta nelle parole di Gesù sulla Croce: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». La morte di Maria, come la morte di Cristo, costituisce la più alta rivelazione della sua persona e cambia la storia dal di dentro, ne capovolge i valori, divenendo, mediante l’amore - di cui il perdono è la suprema espressione -, fonte e principio di vita. Dio ha infuso in Maria il suo stesso amore che, subendo personalmente l’urto dell’odio e della morte, offre all’uomo possibilità, di cui l’uomo non dispone: spezzare questo “circuito di morte!”, ristabilendo la comunione, attraverso il perdono donato (Maria) ed accolto (Alessandro).  Santa Maria Goretti ha attinto a questa vita nuova e ne ha fatto partecipe, attraverso il suo amore a Cristo ed all’uomo nella sua concretezza di peccatore, il Serenelli. Il perdono è, dunque, la porta della Vita eterna: perdono di Dio e perdono tra le persone. Il frutto: la santità gloriosa di Maria, la conversione di Alessandro.

Il messaggio per noi: la capacità di perdonare supera le nostre possibilità umane, ma è a disposizione come un dono, per chi vive di fede; non arriva all’improvviso ma, ordinariamente, attraverso un cammino cristiano. Un detto latino afferma: talis vita, finis ita: quale è la vita, così sarà anche la morte, ovvero la morte rispecchia la vita, si pone in continuità con essa. Sia santa Maria Goretti che Alessandro Serenelli, nei loro percorsi opposti ma convergenti, sono lì a testimoniarlo.

 

 

 

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