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SANTI PIETRO E PAOLO:

Perché vengono festeggiati insieme?

di p. Alberto Rocca icms

Difficile pensare a due uomini più differenti tra loro, per storia e vocazione. Eppure, non solo sono ricordati entrambi come due baluardi della fede e simboli della Chiesa cattolica, ma condividono addirittura la stessa data per la loro festa: il 29 giugno.

San Pietro e San Paolo sarebbero stati martirizzati a Roma nel corso delle persecuzioni di Nerone: il primo crocifisso a testa in giù, il secondo decapitato, tra il 64 e il 67 d.C.

Il 29 giugno coincideva con la festa di Romolo e Remo, fondatori di Roma. Probabilmente i cristiani hanno voluto rendere omaggio ai due fondatori della Chiesa in quello stesso giorno, per celebrare la nascita di una nuova “Roma cristiana”.

Perché, allora, vengono festeggiati insieme?

Possiamo riconoscere i tratti che accomunano i Santi Pietro e Paolo - due uomini tanto diversi, dei quali ci sono note in larga parte le vicende personali - e che hanno indotto la Chiesa a festeggiarli insieme: vale a dire, la loro condivisa volontà di diffondere il messaggio evangelico e l’eredità lasciata dall’incontro con Gesù.

Se Pietro fu la “pietra” su cui è stata edificata la Chiesa (Mt 16,18), oltre che guida del gregge di Dio, Paolo fu il più fervente predicatore della Parola in tutto il mondo mediterraneo: il primo vero “missionario” della storia.

Indubbio anche il loro legame con Roma, dove entrambi morirono, ma soprattutto il loro apporto alla rinascita cristiana, della quale furono protagonisti. Nel 2012 il Papa Emerito Benedetto XVI li dichiarò “patroni principali della Chiesa di Roma”. Ancor oggi Roma li ricorda con una grande festa, nel corso della quale ha luogo un imponente spettacolo di fuochi d’artificio, mentre la Basilica di San Pietro viene decorata con una magnifica infiorata e il Papa consegna una fascia in lana bianca (il palio), ai Vescovi della città, prima di baciare il piede della statua di San Pietro, che per la ricorrenza viene rivestita di un manto rosso.

Sebbene differenti, sebbene lontani per storia ed esperienza - e nonostante si siano anche scontrati tra loro, proprio a causa di queste diversità - essi sono come fratelli “complementari”, legati dal Vangelo di cui furono messaggeri e depositari. Nei Discorsi di Sant’Agostino leggiamo: “Un solo giorno è consacrato alla festa dei due apostoli. Ma anch’essi erano una cosa sola. Benché siano stati martirizzati in giorni diversi, tuttavia, erano una cosa sola in Cristo.”

Molte raffigurazioni li rappresentano uniti e in gesti di amicizia e comunione, come l’abbraccio (cattedrale di Monreale, icona greca del V secolo).

Si tratta di un gesto simbolico, che testimonia il messaggio d’amore di Gesù: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.” (Gv 15,9-17)

Questo abbraccio ideale simboleggia anche l’unione tra due mondi: quello pagano, rappresentato dai “gentili”, a cui si rivolgeva prevalentemente San Paolo; e gli Ebrei, che Pietro continuava a considerare il popolo eletto. Questo, oltre alle grandi differenze di mentalità, cultura e impostazione, creò non poche tensioni, sempre però ricondotte nell’alveo della comunione fraterna, come riportano gli Atti degli Apostoli.

Paolo riconobbe sempre il primato di Pietro, la sua autorità come capo della Chiesa, voluto ed eletto da Gesù in persona. Pietro, da parte sua, nonostante i chiarimenti iniziali, riconobbe il valore della dottrina di Paolo; e anche in questo valore complementare di autorità e di dottrina possiamo rileggere il profondo significato dell’abbraccio dei due apostoli.

 

 

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