(Editoriale della rivista "Maria di Fatima" del mese di dicembre)
di padre Mario Piatti icms
Dopo la pausa forzata, dovuta alla pandemia, dopo quei giorni di assurdo isolamento, il mondo ha ripreso a correre, i ritmi sono ormai ritornati frenetici, la quotidianità ci incalza e ci costringe a seguire i suoi tempi e la sua logica. Si riprende a vivere, perciò, ma spesso nella totale dimenticanza del proprio destino, della meta ultima verso la quale i nostri giorni ineluttabilmente convergono.
Il presente – con i suoi problemi e con le preoccupazioni che lo accompagnano – è più che sufficiente per catturare la nostra piena attenzione, imprigionando però le nostre energie migliori e sottraendoci a una indagine meno frettolosa della realtà.
È vero: perdere tempo a fantasticare su mondi futuri, su Paradisi ultraterreni, sui “cieli nuovi e terra nuova” a cui accennano le Scritture, sembra una fatica inutile, uno strano diversivo, dettato forse dal vano tentativo di dimenticare i veri drammi, che segnano il nostro cammino quotidiano.
Eppure, a ben pensarci, viviamo ogni momento della giornata come sospesi, a un passo dalla eternità, sulla soglia del mistero che avvolge la nostra breve esistenza terrena e che incombe su ciascuno di noi. Ogni istante è gravido di una attesa che non sappiamo neppure definire, se non attraverso la luce della Rivelazione e la grazia della Incarnazione di Cristo. Lui solo possiede la chiave giusta, che rende possibile l’accesso ai “piani alti” della nostra esistenza, indagando, senza smarrirci, circa l’impenetrabile enigma che circonda la nostra avventura umana.
Gli eventi legati a Fatima, la storia tanto semplice e straordinaria di tre fanciulli, che – pur involontariamente – hanno attratto su di sé l’attenzione del mondo e della Chiesa, confermano questa evidenza: il Cielo e la terra non sono così distanti, come forse immaginiamo.
Camminiamo sulle vie della storia, è vero, ma il Signore è vicino a noi, ci accompagna, come quel giorno, duemila anni fa, si mise accanto a quei due discepoli che, volte le spalle a Gerusalemme – quasi a voler rimuovere dal cuore e della memoria la sofferenza e la delusione subite – tornavano tristi verso Emmaus. “Sarò con voi sempre”, aveva promesso il Signore: e Sua Madre, apparendo ai Pastorelli, ha rinnovato questa certezza, che ridona fiducia al nostro spirito e ci conforta nella prova.
Nostra Signora, ancora una volta, indica a noi, suoi figli, il sentiero della Vita, che ha un volto e un Cuore: il volto e il Cuore stesso di Cristo Gesù. Non vi è altro nome nel quale salvarci: Lui solo possiede il vero “talismano” della felicità. Ma non si tratta di un amuleto, di un oggetto scaramantico, di una “pietra filosofale” capace di sciogliere i nodi della nostra esistenza, di assicurarci l’elisir di lunga vita e di garantirci la perfetta conoscenza della realtà.
Il segno certo della nostra salvezza è la Sua Persona, sono le Sue parole, che ascoltiamo
e meditiamo ogni giorno; è il Battesimo, che ci ha introdotti nella “famiglia di Dio”, è l’Eucaristia, fonte e culmine della nostra esperienza di Chiesa, miracolo per manente della Sua presenza viva nella Storia. È la comunità dei suoi discepoli, a cui siamo orgogliosi di appartenere.
La Vergine Maria, i Pastorelli, i Santi non hanno che un nome da ripeterci: quello di Gesù, nato a Betlemme, vissuto nel nascondimento di Nazaret, manifestatosi al Giordano, nelle acque del Battesimo, instancabile predicatore e guaritore di ogni male e infermità. Morto sulla Croce, come un malfattore, maledetto dal Suo popolo, per raccogliere sul Calvario l’infinito fardello delle nostre miserie e consegnarle per sempre al Padre, per ottenerci perdono e misericordia. Risorto infine e ritornato nella Gloria, con i segni della Sua Passione eternamente impressi nel Suo Corpo, quali stigmate di una carità che non conosce limiti, né avrà mai fine.
Al termine di un Anno Giubilare, si ricomincia da capo: a contare i giorni e le ore che la Provvidenza ancora ci dona. Sia, allora, il nostro tempo colmo di speranza e di attesa, illuminato dalla Grazia, benedetto dal Cielo e confortato dall’amore materno di Colei che ci ha donato – e continua a donarci, con il suo “sì” – Gesù, l’unico Salvatore del mondo.