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Tempo propizio di conversione

Quaranta giorni da non sciupare

di Marco Lepore

Quaresima: tempo liturgico forte, denso di significato. Siamo tanto abituati a vivere nel tempo (persino al tempo liturgico) che quasi non ci sorprendiamo più che ci sia dato, e nemmeno ci chiediamo cosa sia. Ci accorgiamo, drammaticamente, che è una realtà, misteriosa e inafferrabile, solo quando viene improvvisamente a mancare.

A questo riguardo non possiamo non tornare con la mente al recente e terribile incendio di Capodanno, in cui hanno perso la vita tanti giovani e giovanissimi, proprio durante la festa organizzata per accogliere il passaggio del tempo, da un anno all’altro. Giovani che – si dice – avevano davanti a sé una vita intera, che volevano divertirsi e godere dell’esistenza, quasi non dovesse mai finire.

Una vita da salvare

Il tragico evento di Crans Montana, in questo senso, appare come un terribile segno, un forte e doloroso richiamo: il nostro cuore è fatto per la gioia, per la vita, per l’eternità, ma tutto questo non è nelle nostre mani. I fuochi di artificio di Capodanno, luci colorate che con boati si accendono e si innalzano nell’oscurità della notte/vita, sono il simbolo di questa recondita speranza. Chi ci salverà, chi potrà rispondere adeguatamente al desiderio del nostro cuore?

Il mondo vuole illuderci con le sue false risposte, sviarci dalla vera e fondamentale domanda del nostro cuore dirottandolo rabbiosamente sulla ricerca dei colpevoli, delle responsabilità, sulle soluzioni tecniche, perché non accadano mai più eventi che ci mettono dolorosamente di fronte alla fragilità della nostra condizione umana. La vita, però, non è bella e salva quando abbiamo tutte le rassicurazioni possibili per essere al riparo da ogni possibile tragedia, bensì è vera (ed è reale) solo quando ci accorgiamo che è in pericolo, da salvare in ogni istante, e non è in mano nostra: il tempo a nostra disposizione non è illimitato e può terminare in qualsiasi momento…

Prima e dopo il peccato

Secondo diverse riflessioni dei Padri della Chiesa, poiché Dio ha creato il mondo non da una materia qualsiasi, ma dal nulla, nel momento stesso in cui è iniziata la creazione (e dunque anche l’uomo) si è formato anche il tempo. Sant’Agostino, che ha approfondito in modo particolare questo tema, definisce il tempo “dimensione dell’anima” che si dilata sino ad abbracciare, col presente, il passato e l’avvenire. Prima del peccato originale, l’assenza di morte – spiega sempre sant’Agostino – implicava che il tempo non fosse lineare nel senso che conosciamo (ovvero con un inizio e una fine predeterminata per ogni individuo), ma piuttosto un’esistenza continua, che si sarebbe protratta senza interruzioni, in uno stato di beatitudine eterna. Con il peccato, tuttavia, sono entrate nella storia del mondo la corruzione e la morte, alterando radicalmente la natura del tempo percepito e vissuto dagli esseri umani, rendendolo finito e portatore di decadimento.

 “Immergiamoci” nelle Sante Piaghe

In sostanza, poiché l’anima è stata colpita mortalmente, anche il tempo – che ne è sua dimensione – è stato ferito dal male e ha perso la possibilità di sfociare “naturalmente” nell’eternità. Affinché questo fosse nuovamente possibile, l’Eterno è entrato nella dimensione temporale e mutabile della creazione per redimerla, pagando per noi il prezzo del nostro riscatto. Da quando Dio si è fatto uomo camminando sulle nostre strade, soffrendo una ingiusta Passione e morendo in Croce per noi, le ferite del tempo sono diventate le Sante Piaghe di Cristo, attraverso cui passa la Luce della Salvezza. La memoria delle Piaghe di Cristo, “immergersi” in esse attraverso le Scritture e la fede vissuta, è ciò che può permettere ad ogni uomo di vivere il proprio presente in funzione della salvezza futura, cioè della Eternità. È così che il tempo è nuovamente accolto nell’eternità e, viceversa, l’eternità accolta nel tempo.

 Si parte sempre dalla preghiera

Partendo dal grido che dalla nostra miseria e finitezza umana sale al Cielo – “Signore, Salvaci!” – inizia a meglio comprendersi la ragione per cui vale la pena approfittare di questa opportunità – nient’affatto scontata – che la Chiesa ci offre, e la Quaresima può più facilmente diventare per noi un “tempo” prezioso di ascolto, di meditazione, di penitenza, di autentica carità.

Cosa può aiutarci in questo cammino? La preghiera è sempre un buon punto di partenza, alla portata di tutti. La preghiera è sì invocazione, ma deve essere anche e soprattutto ascolto, sia della domanda di felicità e di eternità che nel rumore assordante della vita quotidiana viene facilmente oscurata, sia di Dio che parla al nostro cuore: “Come gli occhi del corpo vedendo la luce ne sono rischiarati, così anche l’anima che è tesa verso Dio viene illuminata dalla luce ineffabile della preghiera” (San Giovanni Crisostomo).

Diventa più semplice e desiderabile, allora, meditare le opere di Salvezza che Gesù ha compiuto per noi, leggendo e contemplando le Sacre Scritture, in particolare il Vangelo: dalla Incarnazione di Gesù nel seno della Vergine Maria, fino alla Sua vita in mezzo a noi, prima in famiglia e poi pubblica; le Sue parole e insegnamenti, i Suoi miracoli e infine, soprattutto, la Sua Passione e Morte in Croce, vera scuola di vita, di morte santa e di carità.

 “Di tutto quello che potete, offrite un sacrificio…”

La consapevolezza della nostra misera condizione umana e delle conseguenze del peccato alimenta anche il desiderio di penitenza, per le nostre colpe e per quelle del mondo intero: “Teniamo fissi gli occhi sul sangue di Cristo, per comprendere quanto sia prezioso davanti a Dio suo Padre: fu versato per la nostra salvezza e portò al mondo intero la grazia della penitenza” (San Clemente I). Il male che noi facciamo, infatti, è lo stesso male che flagella in tutto il mondo il Corpo di Cristo; possiamo unirci, anche con piccoli sacrifici quotidiani, alla grande opera di espiazione compiuta da Nostro Signore, così come suggerì l’Angelo ai Pastorelli di Fatima: “Di tutto quello che potete, offrite un sacrificio in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori”. È questa la vera sequela di Cristo.

Camminando al seguito di Cristo, possiamo imparare ad imitarlo, nella donazione totale e disinteressata di sé, che è il vero Amore, cioè la vera Carità. Il Signore ce ne ha donato la più alta testimonianza e la Quaresima può diventare occasione privilegiata per domandare allo Spirito Santo di conformarci a Lui, compiendo atti di gentilezza, aiuto e compassione verso chiunque, specialmente i bisognosi: “Se infatti Dio è amore, la carità non deve avere confini, perché la divinità non può essere rinchiusa entro alcun limite” (San Leone Magno).

 Quaresima: tempo propizio

Tempo di Quaresima, tempo di conversione, occasione propizia per distogliere lo sguardo dalla nostra insensata e superba pretesa di autosufficienza, volgendolo al nostro bisogno di salvezza e a Colui che, solo, può rispondervi. “Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”, diceva Sant’Agostino.

Ripartiamo, per vivere intensamente il tempo di Quaresima, dal riconoscere l’inquietudine del nostro cuore, che anela a Dio, poiché fatto da Lui e per Lui. Senza questo struggimento rischieremmo di trascorrere quasi meccanicamente i quaranta giorni che portano alla Settimana Santa e di non seguire realmente Gesù nel Suo doloroso cammino, che conduce infine alla Resurrezione, cioè alla vita vera e alla felicità eterna che ci sono state, da Lui, gratuitamente donate.

 

(tratto dalla Rivista “Maria di Fatima”, del Movimento Famiglia del Cuore Immacolato di Maria)

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