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Le qualità umane più importanti per un educatore

di Sr. M. Lucia Cucci icms (seconda parte)

Chi educa “è sollecito verso una persona concreta, se ne fa carico con premura e amore costante, perché sboccino, nella libertà, tutte le sue potenzialità. Educare comporta la preoccupazione che siano formate in ciascuno l’intelligenza, la volontà e la capacità di amare, perché ogni individuo abbia il coraggio di decisioni definitive” (Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al IV Convegno nazionale della Chiesa Italiana).

Anche etimologicamente i termini, educare ed educĕre, dai quali deriva il termine “educazione”, sottolineano come l’educare consista tanto in un crescere quanto in un ricevere aiuti per il processo di crescita.

Il primo termine, infatti, vuol dire allevare, nutrire, condurre da un luogo all’altro, ponendo maggiormente l’accento sull’aiuto ricevuto dall'esterno; mentre il secondo significa estrarre, tirar fuori, condurre fuori, prendere con sé, sottolineando che i risultati vengono ottenuti attraverso lo sviluppo di virtualità già esistenti. L’educazione, pertanto, si può definire come un’azione - ossia l’agire di due esseri liberi - di reciproco aiuto, finalizzata al perfezionamento umano.

Il compito dell’educazione, infatti, è quello di far crescere, per mezzo di aiuti esterni che vengono offerti alla persona, le qualità umane della persona stessa. Il contenuto, dunque, dell’educazione è l’insieme ordinato delle qualità umane, che consentono di perfezionare tanto l’essere quanto il fare e che sono, perciò, in rapporto sia alle persone sia alle cose. L’educazione aiuta a sviluppare tutti quegli “abiti” operativi buoni, naturali, che sono appunto le qualità umane, le quali segnano la radicale differenza dell'uomo rispetto all'animale. L’educazione, avendo come compito tale sviluppo delle qualità umane, deve avvenire anzitutto in famiglia, prima e insostituibile scuola di laboriosità, di responsabilità, di rispetto degli altri, di senso della giustizia: “la famiglia, infatti, è la prima scuola dei valori umani, dove si impara il buon uso della libertà” (Francesco, Amoris Laetitia, n. 274).

Quanto finora considerato ci fa meglio comprendere che l’educatore è principalmente un “compagno di strada”, una persona che si prende cura di un’altra persona, con il proposito di aiutarla a crescere, favorendo la maturazione del suo “essere uomo”. Ma l’educatore non potrà realizzare efficacemente tale progetto se egli per primo non ha raggiunto una adeguata maturità umana: se non ha fatto sue, cioè, le qualità che intende coltivare nel prossimo.

 

Le qualità umane più importanti per un educatore

- Amore e gratuità

L’amore vero e disinteressato rende capaci di donarsi, affinché l’altro raggiunga la sua pienezza. “Ogni vero educatore sa che per educare deve donare qualcosa di se stesso e che soltanto così può aiutare i suoi allievi a superare gli egoismi e a diventare a loro volta capaci di autentico amore” (Lettera del Santo Padre Benedetto XVI alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 2008).

Nell’amore disinteressato e gratuito il processo educativo trova il suo sostegno; perché ogni uomo è fatto per amare ed essere amato. Solo quando l’educando comprende che ciò che spinge il suo educatore a “condurlo per mano”, affinché “impari a camminare da solo”, è il desiderio di bene per lui; solo quando si sente accolto incondizionatamente, allora impara a sua volta ad amare ed è motivato a migliorarsi e a crescere; solo allora impara ad aprirsi all’altro. Ecco perché è soprattutto all’interno di una famiglia che si attua il migliore processo educativo.

Lo stesso educatore ama perché egli per primo ha fatto esperienza dell’amore gratuito di qualcuno, ma soprattutto di Dio; e desidera, amando, che altri possano fare la sua stessa esperienza. L’educazione, dunque, si colloca pienamente nell’orizzonte della “civiltà dell’amore”: si educa per amore, per il bene dell’altro, e all’amore. Essa può essere definita una “missione d’amore”.

- Autorevolezza e credibilità

“L’educatore compie il suo mandato anzitutto attraverso l’autorevolezza della sua persona. Essa rende efficace l’esercizio dell’autorità; è frutto di esperienza e di competenza, ma si acquista soprattutto con la coerenza della vita e con il coinvolgimento personale” (CEI, Educare alla vita buona del Vangelo, n.29). L’educatore, appunto perché è educatore, deve incarnare dei valori, deve essere espressione viva di valori, ai quali lui stesso - pur con i limiti della sua umanità - costantemente tende; deve vivere con convinzione ciò che propone e chiede, facendolo vedere al di là delle parole che pronuncia.

L’educatore deve, dunque, essere una persona coerente e credibile per poter avere autorevolezza: più sarà un efficace mediatore di valori, più l’esperienza dell’educando sarà significativa.

- Libertà ed equilibrio

L’educatore è chiamato a far camminare verso la libertà, nella libertà: per far ciò occorre che sia dotato di una profonda maturità umana, indice di equilibrio interiore ed esteriore, che lo renda in grado di pensare e agire secondo verità, assumendosi la responsabilità delle sue azioni. L’educatore deve saper guidare l’altro con tenerezza, ma allo stesso tempo con fermezza; deve saper insegnare al prossimo a osservare le regole di comportamento e di vita anche nelle piccole cose, perché egli possa essere forte nel carattere, retto nella coscienza e pronto ad affrontare ogni tipo di prova che la vita possa riservare.

Inoltre, l’educatore, affettivamente maturo, sarà capace di “empatia”, di donazione incondizionata per il bene dell’altro, di amore autentico; e saprà fuggire ogni tipo di autoritarismo (che soffoca la libertà) e di permissivismo (che rende insignificante la relazione). La sua autorità, infatti, tenderà a “dissolversi”, man mano che la persona educabile cresce e diventa autonoma.

- Gioia e affabilità

L’educatore è colui che indica la ricerca della verità e della piena realizzazione della propria umanità come bella e attraente. Chi ha scoperto la verità, la bontà e la bellezza della vita, la sa incarnare con incrollabile gioia interiore e la sa anche trasmettere, guardando con occhio positivo e pieno di speranza alla realtà che lo circonda. Questo renderà il suo accompagnamento paziente e premuroso, adattato all’originalità di ogni singola persona, permeato d’intelligenza e di verità, e motivato dall’amore [1].

L’educazione, costruita essenzialmente sul rapporto educatore-educando, non è priva di rischi e può sperimentare crisi e fallimenti: richiede quindi il coraggio della perseveranza.

Il compito dell’educatore è importantissimo: nessuno nasce, cresce e matura solo e da solo. Non si aiuta l’altro a vivere nella ragionevolezza e nella libertà (a decidere, cioè, responsabilmente; a operare secondo i valori della giustizia e della carità; a donarsi generosamente al prossimo; a ricercare la propria realizzazione di uomo in quanto uomo, vivendo secondo le virtù) solo attraverso semplici consigli o lezioni accademiche, ma primariamente ed essenzialmente tracciando un solco, indicando una strada.

 

[1] Cfr. P. BRAIDO, Appunti di teoria generale dell’educazione, Roma, 1983, p. 282.

 

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