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TRA LE MANI FRAGILE ARGILLA

Il “compito educativo”: libertà, comunicazione e realizzazione di sé

 di Sr. M. Lucia Cucci icms – prima parte

La passione educativa è una vocazione, che si manifesta come un’arte sapienziale, acquisita nel tempo. Educare è, infatti, una delle arti più appassionanti dell’esistenza e richiede permanentemente di allargare gli orizzonti, di saper cogliere con stupore “il bello” che c’è nell’altro, di saper riconoscere nella “fragile argilla”, posta nelle nostre mani, il dono affidatoci dall’Autore stesso della vita.

Per poter parlare delle qualità umane più importanti per un educatore mi sembra opportuno, anzitutto, provare a definire in che cosa consista l’educazione e quale sia il suo compito primario. Rileggiamo insieme questa illuminante pagina di Giovanni Paolo II: “… vanno ricordate due verità fondamentali: la prima è che l’uomo è chiamato a vivere nella verità e nell’amore; la seconda è che ogni uomo si realizza attraverso il dono sincero di sé. Questo vale sia per chi educa, sia per chi viene educato.

L’educazione costituisce, pertanto, un processo singolare nel quale la reciproca comunione delle persone è carica di grandi significati. L’educatore è una persona che «genera» in senso spirituale. In questa prospettiva, l’educazione può essere considerata un vero e proprio apostolato. È una comunicazione vitale, che non solo costruisce un rapporto profondo tra educatore ed educando, ma li fa partecipare entrambi alla verità e all’amore, traguardo finale a cui è chiamato ogni uomo da parte di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo” (Gratissimum sane, n.16).

Scopo dell’educazione non è tanto quello di trasmettere un insieme di nozioni, bensì quello di formare l’intelligenza, la volontà, la capacità di amare, ossia quelle facoltà che fanno dell’essere umano una persona: capace di scegliere, di esercitare, cioè, con retta coscienza, la sua libertà (non tanto perché “diventi qualcuno” o sia capace di fare qualcosa, ma perché possa essere pienamente e liberamente se stessa, pienamente e liberamente uomo o donna).

San Tommaso afferma che l’educazione è la “conduzione e promozione della prole allo stato perfetto di uomo in quanto uomo, che è lo stato di virtù”. Si comprende, quindi, che l’educazione non si può ridurre alla semplice istruzione: è qualcosa di più profondo e complesso, che mira a guidare l’educando al pieno compimento di sé e delle sue facoltà. Ogni uomo, infatti, è chiamato a realizzare la propria umanità secondo il suo proprio modo specifico di essere e il compito dell’educazione è proprio questo: sviluppare la personalità “di base” in modo integrale, dal punto di vista affettivo, cognitivo e morale. In sintesi si può affermare che l’educazione intende formare l’uomo nella sua globalità. “L’essere umano nasce con una specifica forma o modo di essere, come del resto tutti gli altri esseri viventi, ma non nasce già formato”[1]. L’uomo, infatti, attraverso le sue facoltà relazionali - che si riferiscono sempre ad altri oggetti distinti da esse - tende ad essere aperto al cambiamento e a un numero indeterminato di possibilità, ognuna delle quali costituisce uno specifico modo di crescere. Tale indeterminazione dell’essere umano, pertanto, rende possibile l’agire educativo, in quanto permette all’uomo di aprirsi a diverse possibilità; sperimentando, allo stesso tempo, la necessità di ricevere l’aiuto che gli occorre per rendere migliore la crescita e per giungere a un perfezionamento continuo.

L’educazione si presenta all’uomo, da un lato, quale rimedio alle sue povertà e alle sue mancanze; dall’altro, come aiuto e strumento per realizzare la sua dimensione trascendente. L’educazione, o agire educativo, è pertanto un’azione propria dell’uomo in quanto uomo; essa è, cioè, una via per l’umanizzazione della vita, vale a dire “un’attività in cui si forniscono i mezzi necessari per condurre una vita propriamente e interamente umana”[2]. L’uomo, inoltre, in quanto essere razionale, è capace di una crescita interiore illimitata: per lui il vivere è essenzialmente crescere. La crescita umana, infatti, si può definire come un continuo “apprendistato”, nel quale l’educazione mira al conseguimento della capacità di raggiungere liberamente il fine ultimo, vivendo la propria umanità in pienezza, nella capacità di agire rettamente e con libertà.

L’uomo, infatti, per realizzare se stesso, deve nascere e crescere nella razionalità e nella libertà, per poter poi vivere nell’amore. Da ciò si comprende come l’agire educativo non sia “un dovere”, dettato da una legge o da un’obbligazione, ma corrisponda piuttosto a un’esigenza profonda dell’uomo in quanto tale: educare e lasciarsi educare per essere veramente uomo, acquisendo le caratteristiche proprie di una personalità matura.

(continua)

 

[1] F.A. MASOTA E C.N. DURÀN, Filosofia dell’educazione, La Scuola, Brescia 2004, p.15.

[2] Ibidem p. 21.

 

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